Blitz quotidiano
powered by aruba

Muraro, l’assessora M5S ritoccata…nel curriculum

La foto di di Lucio Fero

Leggi tutti gli articoli di Lucio Fero

ROMA – Paola Muraro, asre/a all’ambiente della sindaca Virginia Raggi “non ha fatto una piega per essere stata infilzata sul curriculum presentato all’Ama e dunque al Campidoglio dove spiegava di aver fornito letteralmente supporto tecnico professionale alla Procura di Napoli per la formulazione dell’impianto accusatorio del processo instaurato in conseguenza dell’emergenza rifiuti…”. Lo scrive e lo documenta Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, un giornalista della cui affidabilità su queste materie non è lecito dubitare.

D’altra parte è tutto palese, verificabile da tutti. Il curriculum della Muraro vanta una collaborazione in qualità di esperta con i “buoni”, con i magistrati nel mettere in piedi il processo contro i “cattivi”del malaffare campano sui rifiuti. Però nei fatti, nei documenti e nella vicenda questa collaborazione non c’è stata, la consulenza meritoria è nel curriculum e solo lì.

Pignolo e preciso Stella puntualizza che “i periti chiamati dai magistrati Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo erano Mauro Sanna, Massimo Falleni e Paolo Rabitti”. Nessuna traccia della Muraro, anzi una traccia sì, nei ricordi di Paolo Rabitti consegnati al Fatto Quotidiano dove dice che la Muraro era “consulente sì, ma della Fibe, una controllata di Impregilo che gestiva il ciclo rifiuti in Campania e che “coi giudici parlò, ma da interrogata, prima dai giudici e poi in aula”.

Dunque Paola Muraro ha abbellito la sua esperienza/condizione di persona ascoltata perché informata dei fatti in consulenza pro magistrati e contro i cattivi. Ha ritoccato il suo curriculum facendo maquillage alla realtà. Stella qui diventa impietoso, ricorda la deputata tedesca che ha lasciato il Parlamento per ritocchino al curriculum, l’amministratore delegato di Yahoo anche lui dimessosi per analogo crollo di credibilità…

Ma quella è la Germania, quelli sono i paesi anglosassoni. Qui siamo in Italia dove l’abbellimento del curriculum è considerata un’abilità, esistono perfino rubriche e consigli e consulenti sul come fare. Un’abbellita al curriculum da noi è un po’ come mettere la polvere sotto il divano se stanno arrivando ospiti, in fondo un atto di buona creanza. Sì, va bene, buona creanza verso se stessi e non verso il prossimo. Ma chi è da noi, nella nostra cultura, il più prossimo a noi se non noi stessi?

E poi basta con il moralismo, un’abbellita al curriculum la danno tutti, lo sanno bene quelli che li leggono i curriculum. Lo si fa anche perché chi pensa mai che un giorno si diventerà una persona pubblica e si dovrà, in realtà si dovrebbe, rendere conto di quanto scritto per aggiustare la propria immagine? Quindi non facciamola lunga con un curriculum ritoccato, da noi venialissimo peccato anzi diffusissima abitudine e comunque, come dicono i politici e dintorni, “nulla di penalmente rilevante”.

Nulla, proprio nulla di rilevante, neanche dal punto di vista del costume e neanche da quello sociologico e neanche nella fenomenologia delle carriere. Tutto assolutamente normale e usuale. L’unica cosa fuori misura è la sicumera, talvolta l’arroganza, con cui alcuni, la Muraro è tra questi, attestano di essere diversi, migliori, puri, integerrimi, superiori…No, sono esseri italiani contemporanei, come tutti, come gli altri. Che siano tali e per nulla speciali, a saper e voler leggere, c’è scritto nel curriculum, scritto di loro pugno.