Blitz quotidiano
powered by aruba

Onestà. Giudice: “Lei ha imbrogliato?”. Onorevole M5S : “Non rispondo”

La foto di di Lucio Fero

Leggi tutti gli articoli di Lucio Fero

ROMA – Onestà, onestà e trasparenza. Massima onestà in ogni luogo e persona e la più piena trasparenza sempre e comunque e ad ogni costo. Sono i comandamenti etico-politici di M5S, i valori, non negoziabili direbbe Grillo, del movimento. La mattina del 28 novembre a Palermo nella sfilata di eletti, cittadini e militanti M5S davanti al magistrato che indaga di onestà e trasparenza se ne son viste quelle che seguono. Non ottime e abbondanti ma scarse fino all’assenza.

E’ accaduto che il magistrato che indaga abbia chiesto conto e memoria dell’accaduto a Claudia Mannino che di M5S è parlamentare. Claudia Mannino si è avvalsa della facoltà di non rispondere e si è rifiutata di eseguire il “saggio grafico”, insomma la prova di calligrafia per vedere se eventuali firme fossero state truccate di suo pugno. Non una parola da parte della Mannino, non un chiarimento e neanche l’acquisizione di un elemento di prova. La linea di difesa che sempre adottano coloro che temono gli elementi di prova finiscano per essere a loro carico e che valutano meglio il silenzio di qualsiasi ricostruzione dei fatti.

Comunque l’avvalersi della facoltà di non rispondere e il rifiutarsi alla perizia, scelte legittime certo, non sono altrettanto certamente intonate alla liturgia della onestà e trasparenza sempre e comunque. Tutt’altro, sono scelte di auto protezione al ritmo della reticenza. Stesse scelte davanti allo stesso magistrato da parte di Pietro Salvini che della Mannino è marito. Nessuna risposta e no alla prova grafica. Gli indagati sono saliti a tredici e altri sfileranno davanti al magistrato nel pomeriggio-sera tra cui anche l’altro parlamentare M5S Riccardo Nuti.

Da notare poi quanto Claudia Mannino ha chiesto in nome del suo status di parlamentare ai Carabinieri. Ha chiesto ai Carabinieri di impedire che venissero fatte foto all’uscita dell’incontro con il magistrato e addirittura che venissero sequestrate e cancellate quelle già fatte. Ora non è che il colloquio con il magistrato dovesse essere fatto in streaming come pure è nella favolistica M5S, ma chiedere ai Carabinieri di impedire, sequestrare e cancellare le foto è l’atteggiamento, neanche tipico ma decisamente esasperato, degli uomini e donne della vituperata Casta.

In quel chiedere ai Carabinieri vi è l’arroganza atavica del “lei non sa chi sono io”, il panico che induce alla mossa prepotente, il cercare protezione sotto lo status di “onorevole”, il battezzare omertà l’omertà altrui e diritto la propria di omertà. In quell’avvalersi della facoltà di non rispondere e nel chiedere ai Carabinieri di proteggere “l’onorevole” vi è molto di più e di peggio della possibile falsificazione delle firme a sostegno di liste elettorali. C’è l’abbandono sul ciglio della strada di onestà e trasparenza come fossero cuccioli belli da piccoli ma poi ingombranti e fastidiosi da grandi.