Lucio Fero

Pd 2 miracoli: i 2 milioni che nessuno aveva visto, l’altro che nessuno (quasi) vede

Pd 2 miracoli: i 2 milioni che nessuno aveva visto, l'altro che nessuno (quasi) vede

Pd 2 miracoli: i 2 milioni che nessuno aveva visto, l’altro che nessuno (quasi) vede

Pd, due miracoli. Il termine “miracolo” l’ha usato nel suo commento alle Primarie Federico Geremicca su La Stampa. E, se non proprio un miracolo, di certo un’apparizione. Nessuno aveva visto i due milioni di votanti. Nessuno, né gli amici né i nemici del Pd. Non gli amici e neanche i nemici di Matteo Renzi. Non i giornalisti e nemmeno i politologi. E neanche l’opinione corrente, la gente che a naso annusava il “chi vuoi che mai ci vada a votare a questo stanco giro”?

Due milioni di italiani che vanno a votare in una domenica 30 aprile dopo un sabato e prima di un lunedì Primo Maggio, combinazione perfetta di calendario per fare tutt’altro che andare a votare. E invece due milioni che si sono fatti la fila (già, si faceva la fila e pure lunga) e si sono negati o amputati il week-end festivo per andare a votare.

Ormai capiamo tutti poco o nulla di noi stessi. Eravamo tutti sicuri che stanchezza, disinteresse, rassegnazione, sospetto avrebbero fatto di queste primarie un appuntamento a bassa intensità di partecipazione. E invece due milioni sono andati, contro ogni previsione, ogni aspettativa, analisi, sensazione.

Cosa significhi che due milioni si mettano in fila per votare alle Primarie di un partito che si tutti ci narriamo come stanco, estenuato e inviso non sappiamo. E neanche se significhi qualcosa. Sappiamo però che la lettura e le mappe della società che adottiamo per orientarci ormai quasi sempre sono…mappe sbagliate.

Due milioni qui e oggi ai seggi e gazebo e di questi un milione e mezzo che vota Renzi sono non solo l’ultima (piccola) sconfitta dei sondaggi. Sono soprattutto qualcosa, qualunque cosa sia, che non c’è nel racconto quotidiano di un’Italia furente, vittima e vittimista, ansiosa solo nel demolire, sazia solo del suo disgusto e “cittadina” solo nel rivendicare. Nel racconto quotidiano più o meno da tutti condiviso questo pezzo d’Italia non c’è, sparito. E invece c’è. C’era e non si vedeva. C’era e c’è nella realtà.

L’altro miracolo che nessuno (quasi) vede è la nascita, l’esistenza in vita, l’essersi formato di un partito che in Italia questo sì non c’era o, se c’era, era di modesta minoranza. Lo vede, ed è tra i pochissimi, Michele Salvati. Spiega in un’intervista ciò che è palese eppur incredibile o quasi. Privato dei Bersani e dei D’Alema, osteggiato anche dall’interno del Pd, combattuto come nemico principale da ogni gauche italiana e osteggiato dalla Cgil, dall’Anpi…oggi c’è ed ha niente meno che la sua robusta investitura popolare un partito liberale di sinistra.

Questo è ormai/finalmente il Pd. Non il PdR, il partito di Renzi come spregiativamente lo bollano soprattutto a sinistra. Votare per un Renzi sconfitto al referendum, sommerso da una reazione di rigetto lunga almeno un anno, non proprio un campione di simpatia e bersaglio consolidato di ogni malumore, significa volere e scegliere un partito di sinistra liberale “di governo europeo, liberal democratico” per dirla con le parole di Salvati. E il miracolo, qual è il miracolo? Che questo partito liberale di sinistra di governo sia maggioranza in quello che era il Pd. Eccolo il miracolo: una sinistra liberal democratica maggioranza a sinistra.

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