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Pd, dagli alle primarie sport nazionale. Con qualche fallo..

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ROMA – Pd, è tutto un “dagli alle primarie”, picchia sulle primarie. E’ lo sport nazionale giocato sia sulla stampa che in televisione che in Parlamento che nella pubblica opinione che di politica si interessa o comunque la politica orecchia. Si gioca ovunque al “dagli, picchia sulle primarie”. Con qualche buon motivo, molto per sport (come direbbero i telecronisti del calcio, per “l’inerzia del gioco”) e non senza qualche fallo di gioco. Falli di gioco e nel gioco che però nessun arbitro se la sente di fischiare.

Accade così che Il Messaggero di Roma, spinto anche dall’emulazione con le testate di Napoli che hanno filmato il brutto delle primarie laggiù, forse scopra il bruttino delle primarie a Roma. O forse riscaldi l’acqua calda. Ci sono infatti tra duemila e tremila schede bianche nelle urne delle primarie Pd a Roma. Per Huffington Italia non c’è dubbio, il titolo è infatti assertorio: “Doping schede bianche”. Con le due/tremila schede bianche sarebbe stata dopata l’affluenza portata artificialmente a grattare i cinquantamila mentre quella vera appena superava i quarantacinquemila. Un complottino insomma. Ordito e realizzato ovviamente nella notte dello spoglio…

Il Messaggero e Huffington e gli altri quotidiani che riportano la circostanza non si attardano a spiegare quale mai sarebbe stata la differenza politica e di immagine tra 46 e 49 mila votanti. In entrambi i casi il titolo il giorno dopo con tutta certezza sarebbe stato quel che è stato “Un flop”. Calare da centomila a 49 mila o 46mila è ai fini dell’immagine e della comunicazione indifferente. Manca il “movente”, ma non importa, c’è “l’ipotesi di reato” e questo basta e avanza per giocare al “dagli alle primarie”. Potrebbe essere un fallo da simulazione, ma quale arbitro se la sente di fischiare oggi un fallo a favore dei partiti, per di più quello di governo?

Tanto meno ci si attarda a spiegare bene dove sono state trovate quelle schede bianche. Accadeva infatti che l’ineffabile Pd in due Municipi accoppiava alla scheda per le primarie sindaco la scheda per votare per…Per e chi lo sa! Una scheda dove due illustri sconosciuti ai più dovevano essere dai più votati come presidenti, coordinatori, vattelappesca di Municipio. La gran parte degli elettori in quei due Municipi non sapendo letteralmente chi erano i contendenti e cosa fosse quella elezione ha depositato scheda bianca. Non senza aver chiesto se la scheda, quella scheda, si poteva rifiutare. Al che qualcuno ha detto: “Occorre fare il verbale”. Comprensibilmente all’insegna del “no, il verbale no”, si ritirava la scheda e la si consegnava bianca. Lo sapevano questo al Messaggero e ad Huffington? Certamente sì, certamente non è stato un fallo di fuori gioco ai danni delle primarie, o no?

Ma veniamo al brutto-brutto delle primarie Pd a Napoli. Voti in cambio di soldi, con tanto di video. Non è proprio così quel che si vede ma così si racconta si possa vedere. Si vede gente che mette in mano ai votanti un euro, la quota che il Pd chiedeva di partecipazione alle spese (a Roma due euro). In nessun luogo, neanche a Napoli, i voti, neanche quelli delle primarie, hanno un prezzo così basso: un euro. Quel che si vede non è “Voti in cambio di soldi”, anche se questo è il titolo, l’immagine, il racconto, la percezione, la persuasione. Ai danni delle primarie Pd viene fischiato a Napoli (tanto per restare in metafora calcistica) un fallo da rigore.

Ma il fallo è fuori area: quello che si vede sono i votanti “cammellati”, portati, sospinti. E non è un bel vedere. Ma comprati un euro a voto è ridicolo anche solo pensarlo, eppure è la vulgata. Perché? Perché giocare al “dagli alle primarie” è solo una delle partite tra le più classiche (e le più facili) del “dagli alla politica”.

Gonfiando più che sorvegliando, cercando quel che si vuol trovare fin dall’inizio, l’informazione e la pubblica opinione quando si tratta di iniziative politiche vive ormai in un perenne talk-show che ha la sua sceneggiatura, le sue parti in commedia. Ci vogliono, assolutamente ci vogliono i “cattivi” e “u malamente”. Continuando a giocare al gioco del “dagli alle primarie” il gioco sta evolvendo in “dagli alle elezioni”. Ogni manifestazione di partecipazione civica e civile è “broglio” e “pasticcio”. Questa è la musica dello storytelling e tutti gli addetti ne son suonatori, poù o meno consapevoli di quel che fanno.

Si gioca ormai al “voto non conta nulla, tanto tutto è truccato”. Le primarie del Pd, i gazebo di Salvini, le “confirmarie” pro Bertolaso di Berlusconi, le nomination mignon via web di M5S…e, perché no, anche le elezioni. E’ un gioco, uno sport nazionale quello della demolizione delle credibilità di ogni forma di politica in cui si vince facile…E chi se ne frega se il campo di gioco (sarebbe la democrazia) dagli e dagli diventa impraticabile. Il campo di gioco è pubblico, quindi di nessuno, si giochi quindi in modo fino a sfondarlo, spiantarlo.

Si giochi quindi praticando ogni fallo: la simulazione, il fuori gioco, i cori di schifo e i lanci di uova dalle tribune. I partiti poi, assurdo negarlo, aiutano il gioco. Esitano, si contraddicono, si impappinano, sparano balle, collezionano brutte figure e anche peggio. E poi c’è un partito che è perfetto per giocarci sopra. Ovviamente il Pd dove qualunque cosa fa la mano destra alla mano sinistra fa schifo. E non è che una mano non sappia cosa l’altra fa. Lo sanno, proprio per questo si detestano, si denunciano. Giocare sopra un partito così è una tentazione irresistibile, sì, va bene, è sparare alla Croce Rossa. Ma è la Croce Rossa in questo caso a portare i proiettili a domicilio di chi poi le sparerà.