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Pd guerra civile ultimo atto. Bersani, D’Alema: No per decapitare Renzi

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ROMA – Pd, la guerra civile nel partito (ma da tempo sono due i partiti che malamente coabitano) è all’ultimo atto. Bersani, D’Alema, Cuperlo…, insomma la “Ditta”, la minoranza all’ultimo Congresso e alle ultime primarie, più o meno il 25% del partito appunto e difficile dire quale percentuale nell’elettorato ha deciso di dare battaglia in campo aperto. Oggi, nella riunione di Direzione del partito, renderanno ufficiale e formale la scelta, l’indicazione di votare No al referendum del 4 dicembre.

E’ non solo una dichiarazione, è un atto di guerra contro il nemico Renzi. Diranno infatti agli elettori di votare No gli stessi parlamentari, Bersani per primo e tutti gli altri della minoranza Pd, che in Parlamento per tre volte hanno votato Sì alla riforma. Quella stessa che oggi invitano a bocciare. E l’argomento che Bersani, D’Alema e compagni usano per sostenere questa evidente, palmare, solare incoerenza è che…”il combinato disposto”. Il “combinato disposto” sarebbe la riforma sottoposta a referendum più la legge elettorale detta Italicum. La somma farebbe dittatura o quasi e quindi la riforma che andava tanto bene da votarla ora merita un No a difesa della democrazia niente meno.

Ma questa è scena, sceneggiata, dissimulazione. Il “combinato disposto” avversato e combattuto, il “combinato disposto” da abbattere e decapitare è per Bersani, D’Alema, Cuperlo e la minoranza Pd non una legge o due, ma un uomo: Matteo Renzi. Nella riforma del Senato e dell’articolo V della Costituzione sottoposto a referendum c’è ciò che tutto il Pd ha votato in Parlamento e sostenuto da decenni. E anche nell’Italicum secondo turno e ballottaggio sono da decenni bandiere del Pds, dei Ds, del Pd. Ciò che non va, ciò che va fermato, ad ogni costo, è non la legge o le leggi ma la legge o le leggi con Renzi ancora politicamente in vita.

Per decapitare Renzi Bersani e D’Alema e Cuperlo e gli altri sono disposti a pagare il prezzo di una legge elettorale su impianto proporzionale. Cioè ritrovarsi domani nell’obbligo di fatto di un “inciucio” governo di coalizione con centristi e fino a Forza Italia. Un governo di coalizione obbligato da legge elettorale proporzionale, sottoposto al bombardamento continuo di M5S fortissimo ed esonerato dalla prova del governare, un governo di coalizione costituzionalmente abilitato alla non scelta, non decisione e quindi alla debolezza e logoramento.

Dicono sia l’abolizione del ballottaggio e la proporzionale l’unica per sbarrare la strada alla vittoria M5S. A parte che non si vede perché M5S non debba governare se elettorato vuole (ne verrebbero danni? Elettorato imparerebbe!), non è vero che l’obiettivo è sbarrare strada a M5S. Obiettivo primario e fondamentale è cacciare Renzi fuori da Palazzo Chigi. Anche al prezzo di un governicchio di coalizione che prepari elezioni da cui verrà governo inciucio di coalizione.

E non è questo l’unico prezzo che D’Alema, Bersani, Cuperlo e compagni dichiarano giusto e nobile pagare per di far fuori l’usurpatore di casa Pd. Ci vada di mezzo anche il paese, si apra pure crisi politica, si avverino e s’inverino pure gli avvertimenti arrivati da Unione Europea, Partito socialista Europeo, Bce, Fmi, Ocse, Usa…Insomma questo mondo e quell’altro hanno avvertito che la vittoria del No al referendum sarà letta e interpretata fuori dai confini non come trionfo CLR, Comitato Liberazione da Renzi, ma come chiara testimonianza della poca disponibilità del sistema Italia ad accettare riforme. Ma a D’Alema, Bersani, Cuperlo e minoranza Pd anche questo pare prezzo pagabile, anche se il paese ci rimette, il guadagno di far fuori Renzi e riprendersi il Pd è senza pari.

E per la minoranza Pd l’occasione è oggi. Anche un Renzi che arrivasse in Direzione con in tasca modifiche dell’Italicum non solo non basterebbe, intralcerebbe la missione ormai lanciata. Per Bersani, D’Alema, Cuperlo e altri nel Pd non si tratta davvero di eliminare i capilista e neanche di premio di maggioranza alla coalizione per allearsi a sinistra, e neanche di ballottaggio o collegio. Si tratta di sconfiggere Renzi in campo aperto, mandarlo a casa il 5 dicembre, toglierli prima il governo e poi il partito.

Anche in politica le guerre civili sono le più feroci e crudeli, senza pace possibile prima che una delle due parti non sia stata annientata o quasi. E quella dentro il Pd è una guerra civile. Se vincono Bersani e D’Alema, allora Renzi è morto. Se vince Renzi, allora per Bersani e D’Alema vi sarà l’esilio, la migrazione, l’approdo verso una grande, vera sinistra insieme con tutte le sinistre o quasi, una grande e vera sinistra dell…otto per cento o giù di lì.