Lucio Fero

Pd scissione: separarsi, per decenza. Elezioni: meglio abolirle?

Pd scissione: separarsi, per decenza. Elezioni: meglio abolirle?

ROMA – Pd, per chi voleva e sapeva guardare era ovvio e inevitabile che sarebbe stata scissione, nel nostro piccolo lo scrivemmo mesi e mesi fa. Era ovvio e inevitabile perché gli anti Renzi non consideravano Renzi appunto un avversario politico ma un nemico, un usurpatore, un “destro” che profanava la casa dei padri e delle idee. Si sono sempre sentiti i vari Bersani, D’Alema e compagni come quelli che “dovevano” accoltellare il tiranno imperatore (Cesare) perché il partito (la Repubblica) sopravvivesse. Attendevano solo le loro Idi di Marzo in miniatura. Sono arrivate il 4 dicembre con il referendum stravinto dai No.

Da quel giorno l’accoltellamento è palese, continuo, praticato e rivendicato alla luce del sole. E si aggiungono accoltellatori: Michele Emiliano che reclama il Congresso altrimenti non è democrazia ha una strana concezione dei Congressi e della democrazia. Lui il Congresso l’ha già fatto, infatti annuncia l’esito del Congresso Pd: “Renzi non è più il leader”. Le Idi di Marzo senza neanche la fatica di mettersi i calzari e portarsi al Foro…Emiliano, governatore della Puglia, va ricordato essere un possibile leader della “nuova forza ulivista”.

Nuova forza ulivista, così l’ha battezzata Bersani. Lo stesso Bersani che quando vinse le primarie interne al Pd al momento di formare le liste elettorali riservò dieci posti dieci alla minoranza di Renzi e che ora denuncia come dittatura se Renzi segretario non dà alla minoranza almeno…quanti posti in lista? Non importa in realtà quanti, forse Bersani e compagni ci starebbero se fossero la metà più uno. Forse in quel caso accetterebbero anche quello che oggi considerano niente meno che “rischio per il paese”, cioè le elezioni quest’anno invece che nel prossimo.

Forse perché in realtà il gran partito anti Renzi, anti “destri”, anti usurpatori e anti liberal democratici infiltrati a sinistra è in gran fregola. Ha deciso, scelto, ponderato, assaporato il sapore intenso, a suo modo epico, della scissione. Quanti ricordi evoca, richiama quella parola, scissione.

D’Alema non solo ha fatto i conti dei voti futuri del nuovo partito (10 e passa per cento dice), non solo ha invitato tutti a tenersi pronti, più che pronti, anzi a prepararsi sul serio. D’Alema sventola con orgoglio la scissione, ne fa un dovere. E Bersani si è convinto. A Renzi che dice: se volete la conta facciamo le primarie per vedere chi sarà votato candidato premier alle politiche, Bersani replica disgustato: “Vogliamo Congresso e non gazebate”. Congresso, Congresso, è lì che si fanno le scissioni. Con le primarie c’è pure caso che Renzi le rivince.

Ogni cosa, ogni sospiro, ogni passo passato e futuro di Renzi per i suoi nemici interni è errore e profanazione. Apertamente e francamente sono agli antipodi su tutto: fisco, lavoro, riforme, sindacati, scuola…Sono distanti, diversi politicamente e si disistimano umanamente. Quindi che scissione sia, non fosse altro che per decenza. Peggiorerà le prospettive politiche del paese la scissione ma non è che ci sia molto da peggiorare quanto a prospettive politiche.

Dunque, le elezioni. Al netto della terrificante diatriba sul quando farle, pare proprio che farle sarà inutile se non dannoso. Se si vota con la regola proporzionale più o meno corretta esce fuori un Parlamento in cui una maggioranza di governo si trova solo a fare inciuci e per di più tenuti insieme con la saliva. Nessuno avrà i voti e i seggi per governare da solo e nessuno avrà alleati possibili per governare insieme.

Se si vota con il proporzionale…si può votare con altro sistema? No, il maggioritario che lo sapessero o no gli elettori l’hanno sepolto a grande maggioranza nel referendum di dicembre.

Allora elezioni più o meno subito da cui esce un Parlamento che avrebbe bisogno di sciogliersi per manifesta non funzionalità, allora elezioni che rimandano con tutta probabilità a elezioni in una catena di consunzione dei governi, istituzioni, democrazia.

Oppure un altro anno a far finta di pensare e pesare l’interesse del paese. Con Berlusconi che mente dicendo di attendere una legge elettorale che funziona mentre vuole solo un proporzionale che gli consenta di contare senza stare attaccato a Salvini. Con Salvini che mente dicendo di volere un governo mentre vuole solo sguazzare nel casino. Con Grillo che mente promettendo ai cittadini il grande cambio ma nessun grande o piccolo cambio M5S può realizzare se non si allea con nessuno. Però se si allea con qualcuno, non è più M5S acchiappa voti di tutti.

Con Sinistra Italiana e la “Forza Ulivista” che vanno a nascere che mentono perfino a se stessi auto ingannandosi su un futuribile governo di sinistra-centro per cui non ci sono gli elettori, i seggi in Parlamento e dopo di governi di sinistra-centro o centro sinistra uccisi di propria mano i due di Prodi e quello di Renzi. Con Renzi che mentirà dicendo che il paese voleva le sue riforme e mentirà a se stesso non prendendo atto anche personalmente della reazione di rigetto che il paese ha riservato al suo riformismo pur nano.

Ecco, se volete potete fare il tifo. Per elezioni subito: scontro, teatro, apocalisse e poi per diretta e proporzionale volontà di popolo niente governi o governi di latta. O per elezioni il prossimo anno in modo da dare a tutti dodici mesi di finte, trucchi, minuetti, sceneggiate (nel cosiddetto Palazzo) e dodici mesi di rancore in più, illusioni in più, veleni in più, balle in crescendo e sempre più condivise (nella cosiddetta gente).

Se le cose stanno così e così stanno, se nessuno sembra avere la volontà e la capacità di cambiarle, allora le elezioni meglio abolirle? (Paradosso, forma espressiva che va a indicare lo stato di estrema gravità e nocività di situazione che appare immodificabile, paradosso quello del meglio abolire le elezioni. Meglio specificare data la incombente carestia di ironia in qualche cortese e meno cortese commentatore di articoli. Di recente è capitato che una franca presa in giro di Berlusconi, le ragazze ce l’avevano d’oro, sia stata letta come orazione pro Silvio. Meglio abolirla l’ironia, come le elezioni?).

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