Lucio Fero

Pensioni, tutti i conti fan 67 (anni). Ma cuore (e pancia) ri-vogliono 65. E anche meno

Pensioni, tutti i conti fan 67 (anni). Ma cuore (e pancia) ri-vogliono 65. E anche meno

Pensioni, tutti i conti fan 67 (anni). Ma cuore (e pancia) ri-vogliono 65. E anche meno

ROMA – Pensioni, tutti i conti fan 67 anni per andarci. Dal 2018 o comunque anche a tirarla in lungo dal 2021. Tutti i conti, proprio tutti, chiunque li faccia (ultima la Ragioneria di Stato) dicono che l’età anagrafica per andare in pensione deve salire nell’immediato futuro a 67 anni.

Tutti, proprio tutti. Perché la matematica non è un’opinione. A esser onesti la matematica in Italia è un’opinione e ognuno ha la sua quando si tratta di tasse, pensioni, spesa pubblica, occupazione, sussidi…Ma testarda di suo la matematica si ostina a non essere opinabile.

E la matematica dice che se mediamente in pensione ci si sta per un a quarto di secolo abbondante, se per un quarto di secolo abbondante si percepisce assegno pensionistico dopo aver versato contributi per 35/40 anni il banco salta e il conto sballa. Non c’è sistema previdenziale o governo al mondo che possa pagare la pensione per 25 anni a chi ha versato contributi per 35/40 di anni.

Il periodo di vita in cui si sta in pensione deve essere inferiore, almeno secondo la matematica. E se la vita media varca gli ottanta di anni e si allunga verso gli 85, allora bisogna allungare anche la data in cui si va in pensione. Oggi, appunto i 67 anni. Si chiama adeguamento dell’età pensionistica all’aspettativa di vita.

Ma il cuore e la pancia del paese non ci sta. E anche la testa del paese non sente numeri. Forse anche perché il paese non ci sta da tempo con la testa, ma tant’è: i numeri, esatti, ci appaiono sopruso, oltraggio, ingiustizia, sciagura.  La pensione ha ragioni che la ragione non conosce…(era il cuore nella versione originaria e si parlava dell’amore ma l’amore degli italiani per la pensione è pura passione). E chiunque si metta di mezzo tra noi e la pensione è un Don Rodrigo meritevole di eterna damnatio memoriae (vedi Fornero).

Quindi in Parlamento e nei partiti tutti si lavora alacremente contro la matematica. In una sorta di miracolo politico lavorano insieme e a quattro sodali mani Cesare Damiano della sinistra Pd e Maurizio Sacconi pilasro della destra economica (con la benedizione di Renato Brunetta watch dog di Forza Italia contro ogni sinistra e la neutralità silente ma attenta e protettiva di M5S). I due lavorano a una “minima fase di transizione” per l’adeguamento dell’età pensionistica all’aspettativa di vita. Insomma chiedono di aspettare almeno un po’ ad applicare la matematica ai conti delle pensioni.

Un po’, quanto un po’? Non ci vuol molto a capire: Damiano, Sacconi, M5S, Lega, Forza Italia, Pd e sindacati tutti studiano come data per l’adeguamento, come data per i 67 anni per andare in pensione esattamente…l’anno del mai e il giorno del poi. Una “minima fase di transizione” a sette anni dalla legge che ha istituito in Italia il legame tra aspettativa di vita e età pensionabile altro non vuol dire che si transita appunto l’anno del mai e il giorno del poi.

E’ questo il programma più ambizioso, l’anno del mai e il giorno del poi. Esiste poi una versione minimalista del programma: scavallare la prima metà del 2.018. In primavera si vota ed è saggio per tutti evitare che la matematica faccia il suo corso. La gente si incazza se sente di pensione a 67 anni.

Comunque la “fase di transizione” si iscrive a pieno titolo e a buon diritto in visione e strategie più vaste. Da quando la riforma Fornero (2.011) ha portato l’età pensionabile a 65 anni di età (prima l’età effettiva media era 59 anni) sono stati esentati dalla regola: esodati in sette gruppi crescenti, e poi lavoratori precoci, e poi lavoratori “gravosi” così orrendamente definiti in base al lavoro svolto, bancari, giornalisti e opzione donna e vedrai Alitalia e altri e altri e altri…

Lo dicono i fatti, i conti e stavolta pure i Damiano, i Sacconi, i partiti e i sindacati che di queste eccezioni alla Fornero se ne fanno vanto e merito. Dicono Damiano e Sacconi e probabilmente troveranno ascolto: per le eccezioni finora si è speso venti miliardi, fatto venti, facciamo trentuno rinviando alle calende greche i 67 anni. Più strategico l’obiettivo dei sindacati: fatte venti eccezioni perché fermarsi a trentuno? Si vada di eccezione in eccezione fino al traguardo finale della legge Fornero applicata solo in via eccezionale.

D’altra parte basta ascoltare un po’ in giro: la gente non ha certo neanche lontanamente digerito di non poter più andare in pensione a 60 anni. Lo considera uno scippo di vita. Considera una molestia e tortura sociale la pensione a 65 anni, figurarsi a 67 di anni. E quindi è più che disponibile alla guerra contro la matematica.

Matematica che perderà probabilmente questa battaglia dei 67 anni. E poi si vendicherà vincendo la guerra: è matematico che con circa 23 milioni di assegni pensionistici pagati ogni mese di cui circa otto milioni praticamente senza contributi e pagati per un quarto di secolo a pensionati che per fortuna vivono a lungo alla lunga, anzi alla media, non ci saranno più…pensioni.

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