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Pontina in fiamme, la storia nascosta degli incendi

La foto di di Lucio Fero

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ROMA – Pontina in fiamme, è durata una settimana. Ma come e perché è cominciata la storia di una strada tra le più trafficate d’Italia e chiusa per fuoco per giorni e giorni? C’è un principio e un perché in questa storia e nessuno lo racconta volentieri, o perché non sa o perché non vuole.

Chi scrive al mattino di martedì 19 luglio imbocca la Pontina partendo da Roma. Destinazione Terracina, un centinaio di chilometri. La Pontina si imbocca venendo da Roma subito dopo il quartiere Eur, uno stradone in discesa, due grandi incroci con relativi semafori ed è Pontina. I particolari non sono marginali. Nessun cartello, segnalazione, umano, auto della stradale avverte di nulla. All’insegna e sotto la bandiera del “non mi compete”, “non ho avuto istruzioni” e comunque chi se ne frega, nessuna autorità sente la responsabilità, il dovere, di avvisare migliaia e migliaia di auto e automobilisti che stanno imboccando una strada chiusa. Chiusa, senza uscita. Chiusa per incendio.

Risultato due ore di fila per fare tre chilometri a meno che passo d’uomo e dopo i tre chilometri finalmente un presidio di vigili urbani che ti dice in sostanza che è la tua giornata sfortunata e ce puoi proseguire per la più piccola litoranea (previsione tre ore per trenta chilometri oppure puoi rientrare in città e tentare la sorte su altro itinerario).

Cosa ha impedito a Polizia Stradale, Vigili Urbani, società che gestisce la Pontina, Comune di Roma e via elencando autorità e istituzioni di avvisare della trappola in cui si ficcava la gente in auto? Una fetida miscela di irresponsabilità, inefficienza, menefreghismo, disorganizzazione, inciviltà. La stessa che è alla base della storia nascosta degli incendi sulla Pontina.

Infatti ci scrive il giorno prima, il lunedì 18 luglio, aveva percorso la Pontina in direzione inversa, da Terracina verso Roma. Lunedì nel primo pomeriggio sulla Pontina per due volte rallentare e accendere le frecce di segnalazione per improvviso banco di fumo sulla strada. Sterpaglie in fiamme ai lati, due volte sul percorso. Lingue di fuoco, le hanno viste centinaia, migliaia di auto in transito. E devono averle viste, dovrebbero averle viste anche quelli che gestiscono la strada. O no? O dormivano? O non esistono?

Erano le due/tre del pomeriggio, l’incendio si svilupperà con forza dieci/dodici ore dopo. Per 10/12 ore nessuno interviene, nessuno fa nulla, forse nessuno c’è. Non compete, non risponde, non è in grado, se ne frega. In questo rosario di opzioni c’è il comportamento dei vari irresponsabili pubblici e privati. Ecco la storia nascosta degli incendi: nessuno ha fatto un cavolo per spegnerli per ore e ore, per ore e ore tutti più o meno hanno passato la mano o se ne sono fregati.

Chi scrive, visti i focolai piccoli e il fumo relativo alle 15 di un lunedì ha erroneamente supposto che 20 ore dopo la strada fosse stata messa in controllo e sicurezza, mai possibile che il fuoco lo lasciano lì? Proprio perché ieri era una fiammella, oggi sarà certamente spenta. Errore, questo succede nei luoghi civili dove non ci sono lo scaricabarile, l’incompetenza, il rimpallo di responsabilità, il che me frega e non mi spetta e non ho i mezzi come principi fondanti della convivenza incivile.

Errore grave aver dimenticato di vivere in un paese dove la pubblica responsabilità si esaurisce, incarna ed esalta nel distribuire bottigliette d’acqua per mano di artigianale Protezione Civile. Il resto, l’incuria, l’abbandono di una strada prima e poi ciechi, muti e sordi di fronte a un incendio e poi nessun avviso e peggio a chi tocca sono la norma. Errore grave averlo dimenticato, resta la battuta, iperbolica ma non tanto, “se Isis marcia su Roma da sud resta bloccata sulla Pontina”.