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Pordenone, Taranto…l’epidemia dei maschi boia

La foto di di Lucio Fero

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ROMA – Pordenone, Spilimbergo per l’esattezza, nord d’Italia che più nord non si può. Manuel Venier, guardia giurata (purtroppo la stessa coincidenza “armata” di mestiere con Vincenzo Paduano) con la sua pistola spara quattro colpi a Michela Baldo, la ammazza e poi di colpi se ne spara altri due e si ammazza. Aveva addirittura annunciato il tutto su whatsapp, gli sembrava doveroso e conseguente trasformarsi in boia di una ragazza di 29 anni e quindi di se stesso. Doveroso e conseguente al fatto, niente meno, che la ragazza lo aveva lasciato tre giorni prima. Un nella mente di Manuel Venier che si paga con la vita.

A Taranto Luigi Alfarano e Federica De Luca erano marito e moglie ma stavano per separarsi. A Trapani, sud d’Italia che più sud non si può, il maschio si è fatto boia della moglie, di se stesso e perfino del figlioletto di quattro anni. Anche qui non proprio un delitto d’impeto: la moglie l’ha ammazzata in una casa, il bambino in un’altra. Di mezzo tutto il tempo del mondo se avesse voluto fermarsi, se fosse stato “raptus”, quell’alibi per i maschi boia quasi sempre infondato nei fatti eppure quasi sempre presente nei Tribunali, nei processi e nelle sentenze. Uno si porta l’alcool per dare fuoco (forse la benzina) e pedina la vittima, un altro annuncia su whatsapp, un altro ancora si sposta da una casa all’altra, da un omicidio all’altro. Ci hanno pensato, lo hanno covato e voluto il sangue e la morte.

Pordenone, Taranto e appena ieri Roma e ogni giorno ovunque in Italia. E’ epidemia di maschi boia. Che non reggono, tollerano, puniscono, cancellano dalla faccia della terra la donna che li lascia o addirittura cancellano dalla faccia della terra perfino i propri figli. Qualcuno di questi maschi boia uccide, elimina anche se stesso. Non per questo il loro essersi trasformai in boia perde di orrore e gravità. Qualche altro invece prova a sfangarla dopo aver ucciso, è urticante vederli fingersi perfino “vittime” del “momento di follia”. Questi ultimi sono portatori e ospiti di una variante del virus boia più insidiosa e maligna, l’altra almeno sopprime chi ha contagiato.

Ma è la stessa epidemia: i maschi boia. Non massacrano per malinteso e distorto “onore” come i loro nonni e bisnonni. Tano meno impazziscono d’amore, l’amore non sanno cosa sia. Uccidono come chi vede sottrarsi la “roba”, la cosa di proprietà. Femmina, famiglia, figli sono “cose” che se non sono nella loro proprietà esclusiva non meritano di esistere. Maschi boia, una pestilenza, una peste. E il contagio è possibile in ogni famiglia, scuola, luogo di lavoro, social network, chiacchiera tv…Il virus ha cominciato a diffondersi più e peggio che mai quando è diventato dogma e abitudine l’idea che ogni “bisogno” sia di per se stesso un diritto. Qui il maschio socialmente ignorante del nesso diritti-doveri, qui il maschio cui è stato estirpata la nozione di cittadino come membro di una comunità, qui comincia ad essere un maschio potenzialmente boia della donna che ha la sfortuna di incontrarlo.