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Radio Maria network Medjugorje: la culla dei don Cavalcoli

La foto di di Lucio Fero

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ROMA – Radio Maria non è una radio qualsiasi, Radio Maria è un network. Radio Maria è 76 emittenti nei cinque continenti: 27 radio in Europa, 22 in America, 20 in Africa, 5 in Asia e una in Oceania. Un network radiofonico e anche un network culturale e ideologico, un network che si innesta, si intreccia, si alimenta e si fonde con l’altro polo culturale e ideologico del cattolicesimo anti moderno: Medjugorie.

Radio Maria e Medjugorje sono, per dirla alla loro, consustanziali. Condividono e si nutrono dell’idea del dio ammonitore e punitivo. Il dio che atterrisce e atterra. Soprattutto atterra e dovrebbe atterrire coloro che si macchiano di peccati morali, cioè sostanzialmente disobbediscono alle norme prescritte da secoli in materia di sess0 e  procreazione tra umani. Primi tra tutti, ovviamente, i gay dichiarati (di gay nascosti ve n’è abbondanza nelle istituzione del clero). Ma in generale tutti i “lussuriosi”, in omaggio e coerenza con la sessu0fobia dell’ala sedicente tradizionalista sia del cristianesimo che dell’islam che dell’ebraismo.

Radio Maria è ogni giorno non solo preghiere e funzioni religiose. E’ pulpito da cui piove la nostalgia per il tempo e i tempi in cui i fedeli erano anche devoti…sudditi. Pulpito da cui viene sparsa la preoccupazione per le tendenze e derive “moderniste” del Vaticano e del Papa. Pulpito da cui si rende gloria alla formula polacca del cattolicesimo, quello dove religione e Stato ricominciano finalmente a coincidere.

Per questo si può star certi che la secca comunicazione con cui Radio Maria ha liquidato la collaborazione ai microfoni di don Giovanni Cavalcoli è stata tanto obbligata quanto sofferta. Quelle righe dure le hanno scritte sotto dettatura del Vaticano e non potevano fare altrimenti, non potevano incorrere nel manifesto peccato di ribellione. Però hanno accolto la dettatura a denti stretti e sotto l’obbedienza cova l’attesa di un Avvento che restituisca Santa Romana Chiesa alla sua vera via.

Giovanni Cavalcoli, quello del “terremoto castigo divino per le Unioni Civili”, ha commentato: “Vaticano ripassi il catechismo, i terremoti sono provocati dai peccati dell’uomo”. Poi si è chiuso nel silenzio, momentaneo, dell’obbedienza. Proprio come ha fatto Radio Maria, la pensano allo stesso modo e non a caso. Bisogna ascoltarla per verificare che dei don Cavalcoli Radio Maria è la culla.

Da qui, da quella emittente e da Medjugorje guardano con diffidenza a Papa Francesco, lo considerano di fatto una minaccia per l’integrità della liturgia e della fede. Convergono in questo network culturale e ideologico l’ostilità ai dialoghi inter religiosi (non solo con l’Islam ma anche con il cristianesimo protestante o ortodosso), l’intolleranza per la tolleranza in materia sessualE e civile, la fobia per un papa “rosso”, la voglia di un dio sterminatore.

Diffidenza ricambiata: su Medjugorje luogo di miracoli e apparizioni il Vaticano sospende ancora il giudizio, insomma non proprio ci crede. Soprattutto da quando la madonna lì apparirebbe a orari fissi, come le esibizioni dei delfini all’Acqua Park. E su Radio Maria non è la prima preghiera perché cambino almeno qualche tono. Preghiere in tal senso ne sono venute, questa volta è venuto un ordine.

Alle preghiere Radio Maria ha sempre replicato con la rivendicazione della propria autonomia, anche finanziaria. Offerte dei fedeli. E anche lasciti. Sì, lasciti di anziani fedeli che alla morte lasciano al network i propri beni. In molti casi un atto di devozione pensato e ragionato. In altri un vizietto antico, quello di spiegare agli anziani che la via del paradiso passa anche per un lascito. Vizietto antico quanto la Chiesa, mica l’hanno messo in onda in radio.