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Raggi e i suoi ministri: uomini per tutte le stagioni…e bandiere

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ROMA – Raggi e i suoi ministri (i componenti della Giunta, il suo governo della città di Roma). Ne sono arrivati freschi di nomina gli ultimi due. Incarichi non di poco conto, l’uno dovrà occuparsi del Bilancio della città (debito sui 15 miliardi, deficit annuo sopra il miliardo, maggior tassazione locale della penisola). L’altro delle società partecipate, cioè Atac trasporti, Ama rifiuti (campioni nazionali di deficit, rosso stabile in bilancio, assenteismo, bassa produttività e altre cosucce…) e decine se non centinaia di società pubbliche che da sempre avvolgono e stendono sulla città una rete di stipendi e consulenze. Insomma i due sono i ministri dei soldi.

Entrambi uomini i due nuovi ministri della Raggi. Ed entrambi uomini…per tutte le stagioni. L’ultima malignità (?) del web riguarda Andrea Mazzillo, neo ministro capitolino al Bilancio. Curriculum dice “commercialista” e docente universitario oltre che dipendente in aspettativa di Equitalia. La terza è qualifica incontestata. Il web dice invece che a ricerca su Albo commercialista Mazzillo Andrea non risulta e che cattedra a Tor Vergara Università non c’è. Ma in fondo sono minuzie, inezie, malignità…

Assodato invece è il percorso politico/ideale di Mazzillo: prima in una lista civica pro Veltroni ai tempi di Veltroni, poi a sostegno di Zingaretti oggi Presidente Pd Regione Lazio, non negandosi un momento di vicinanza con Marchini Alfio tramite Alessio Onorato che di Marchini è il braccio destro. Quindi, finalmente, Virginia Raggi. Virginia, prima ancora che M5S.

Ha detto Beppe Grillo in persona: “Essere stati iscritti al Pd non è mica reato, lo sono stato anch’io”. Difendeva Mazzillo (e la Raggi) dalle solite accuse. E ha ragione, essere stati nel e del Pd non è reato (se lo appuntino però i vigilantes volontari di M5S). Ma il percorso politico/ideale di Mazzillo lascia in bocca un gusto amarognolo non per le “stazioni” toccate, quanto, diciamo così, per la sua tempestiva ecletticità. Mazzillo sembra negli anni, ma sarà certamente una coincidenza, seguire con una certa attenzione la regola aurea del correre in soccorso del vincitore. Emerge dunque una indubbia competenza a far carriera, dove e come e con chi si può.

L’altro ministro della Raggi, Massimo Colomban, viene da fuori Roma. E si vede. In una delle sue prime interviste: “Sono sorpreso da quanto Roma sia pulita e di quanto il traffico scorra bene”. Viene da fuori Roma e a Roma non deve essere evidentemente arrivato. Dice di non sapere quante metro ha Roma, cosa sia il bus 64, loda la scorrevolezza del traffico. E’ forestiero, imparerà, ne ha di strada da fare.

Di strada politica Colomban ne ha fatta non poca. Ha fatto parte di una mini formazione di centro destra, ha fatto parte più grande in un movimento di autonomia veneta ai confini e un passo oltre il secessionismo veneto appunto. Agli esordi del governo Renzi in televisioni ebbe ad esprimere il suo sostegno ad entrambi. E anche l’attività nell’organizzazione delle piccole imprese e soprattutto l’amicizia con Gianroberto Casaleggio. E quindi la spedizione in missione a Roma.

A margine, solo a margine, la circostanza che Colomban è un imprenditore delle costruzioni, del suo lavoro vi è traccia negli impianti olimpici in due/tre parti del mondo e ora va a fare il ministro della sindaca che è orgogliosa di aver fermato “le Olimpiadi del mattone”. Astuzie della storia, anche minima, che qua e là ogni tanto se la ride.

Due nuovi ministri per la Raggi, uomini per tutte le stagioni del nostro paese, compresa l’ultima sotto il segno M5S. E per tutte le bandiere: il Pd, una sotto marca dell’Udc, una variante accesa della Lega, il centrismo alla romana di Marchini, l’imprenditoria delle costruzioni, il No al mattone…

Poi di ministro della Raggi ce n’è una che resta: Paola Muraro all’Ambiente. Che giustamente protesta contro chi mette in piazza il suo privato. Ma se il suo privato è una privata relazione con il capo dell’Ama società della quale era consulente per anni e anni e se questo suo capo le assegnava incarichi e responsabilità e se questo suo capo faceva capo a un altro grande capo delle partecipate romane che ora ha grossi guai con la magistratura, il privato della Muraro è davvero solo privato?

Provate a immaginare una “ministra” Pd al Campidoglio che per anni ha una relazione privata con il capo, che so, dell’Atac e che per l’Atac ha fatto la consulente e che oggi è ministra ai trasporti cittadini. M5S e non solo chiederebbero…Provate a immaginare.