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Virginia Raggi sospetta complotto dei frigo. Taverna va di pass…

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ROMA – Virginia Raggi sindaca di Roma concede intervista a La Repubblica. E non nasconde il suo sospetto: quello di un complotto dei frigo. Lo dice più volte la sindaca: “Vedo tanti frigo vicino ai cassonetti dell’immondizia. Come fanno a portarli li? E poi spesso il frigo è già sfondato e graffiato, mi pare strano”. Alla esplicita domanda se ritenga li mettano lì apposta i frigo per sabotare l’amministrazione M5S, Raggi replica con un “Non lo so, però…” che lascia intendere molto.

Non si lascia fuorviare la sindaca dalla circostanza che da anni e anni con somma inciviltà i romani accanto ai cassonetti lasciano di tutto, dalla sedia sfondata alla rete del letto arrugginita. No, la attenta sindaca deve aver notato e monitorato un incremento dei frigo mollati per strada. Né si lascia ingannare dalla banale constatazione che se uno butta il frigo quel frigo sarà vecchio, tipo “sfondato e graffiato”. Alla Raggi non la si fa, facile dire che uno il frigo nuovo non lo butta, questi accanto ai cassonetti mostrano segni di percosse. Graffiati e sfondati apposta per buttarli? Ecco l’altro sospetto.

Complotto dei frigo dunque, ma complotto per fare cosa? Ma che ingenua domanda: per privatizzare l’Ama (società dei rifiuti di Roma) e consegnarla alle grandi multinazionali (della monnezza?). Uno butta il frigo davanti al cassonetto, l’altro presenta emendamento in Parlamento, uno distrugge l’immagine di Ama, l’altro la smonta con le leggi pro multinazionali. Raggi sindaca lo spiega all’intervistatore e fa l’esempio dell’Atac (azienda romana trasporti). Atac che fa da sempre più deficit di tutti, offre minor servizio, ha maggior personale, assenteismo e tasso di sciopero il venerdì. Quando Raggi si occuperà più a fondo di Atac, scoprirà il complotto della gomma bucata?

Sempre in tema di Campidoglio, a margine molto a margine, la senatrice Paola Taverna viene segnalata da Massimo Gramellini su La Stampa in esibizione del “pass parlamentare” per salire con la macchina (accompagnava il figlio) là dove i comuni cittadini con l’auto appunto non arrivano. Qualche stizza e qualche invidia dei genitori degli altri ragazzi (era un appuntamento per i ragazzi) ha fatto emergere la “notizia”. Che tanto notizia non sarebbe perché il peccato della Taverna, se peccato è, è certamente assai veniale. Se non fosse che ogni giorno, mille volte al giorno quelli di M5S la menano a tutto al mondo sulla loro alterità e superiorità antropologica e comportamentale.

Poche centinaia di metri più in là dal Campidoglio, in Parlamento oggi stesso M5S darà vita a grande rappresentazione con la partecipazione straordinaria di Grillo. Tema: 5.000 euro lordi in meno al mese di stipendio ai parlamentari. Con la sponda (involontaria?) di quotidiani e telegiornali la rappresentazione ha per titolo: dimezzamento dello stipendio degli onorevoli. Non è così, non è dimezzamento: con le varie voci a fine mese i parlamentari portano a casa intorno ai 13 mila netti. Con la proposta M5S passerebbero a 10/11 mila. Circa tremila (un po’ meno) da stipendio vero e proprio, 3.500 da rimborso spese e 3.690 da plafond di incarico. Quindi circa 2.500 euro netti al mese in meno di quanto prendono oggi. Non poca cosa, ma perché gonfiare a dismisura la misura del taglio, perché gonfiare la realtà?

Comunque alla vigilia Renato Brunetta si è voluto divertire. Ha proposto che ogni parlamentare da parlamentare guadagni quel che guadagnava con il lavoro di prima in modo da non arricchirsi ma neanche impoverirsi. E ai molti eletti M5S che prima erano disoccupati? “Reddito di cittadinanza” ha detto Brunetta. E’ stata l’unica nota di ironia in una giornata parlamentare in cui gli onorevoli presenti hanno dato il peggio, chi spulciando sulle note spese altrui (Pd su M5S), chi accusando tutti gli altri tranne se stessi di “rubare il pane” (M5S contro tutti), chi (quasi tutti) dando prova di una meschinità biliosa quando si parla di soldi. Pessima giornata ieri, qualità infima del personale politico. Oggi sarà peggio.