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Rai e non solo, via sicura per la carriera: farsi epurare

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ROMA – Rai, lì dentro lo sanno in parecchi e non da oggi, da anni. Sanno che c’è una via sicura in una azienda dove si entra per nomina, simpatia, appartenenza, conoscenza diciamo politica ma sappiamo di far torto alla politica. Diciamo meglio, una azienda fatte di famiglie non di sangue, di gens, di clan, tribù. Se entri, stai, lavori, collabori per un’azienda che tutti i partiti considerano cosa loro (anche M5S appena arrivato), la via sicura per la carriera è essere epurato, cioè sostituito, avvicendato.

Sostituito, avvicendato, nei posti normali è normale. Ma in Rai non è prevista innovazione, avvicendamento, usura, tempo che passa…in Rai se a uno cambiano posto, orario e soprattutto incarico  stipendio è sempre e subito epurazione. Perché? Perché se mi togli o mi cambi non puoi che farlo perché non sei del mio clan o io non sono del tuo, io sono entrato per politica, se mi smuovi deve essere per una ragione politica, quindi infame e ingiusta, partigiana e violenta…In Rai funziona così e funziona davvero. A questa recita credono i giornali, la magistratura del lavoro, talvolta perfino la gente per bene.

Lo sanno da tempo in Rai ma in queste settimane e giorni si sono passati la voce: con Renzi al governo funziona meglio e di più. Funziona meglio e di più il grido “mi hanno epurato”. E’ un passa parola, un affollarsi. Il climatologo, la conduttrice, in radio, nello sport, in seconda e terza serata. Forte è la sensazione, anzi la certezza, che chiunque veda in forse il suo contratto di collaborazione, chiunque veda non proprio in salute la sua trasmissione, chiunque sia che vuol star garantito ora grida “Mi epurano”.

Non solo chi vuol star saldo, la novità che corre di bocca in bocca e che esalta e mobilita è che prima gli epurati (si fa per dire) saltavano un giro ma restavano pagati a vita a livello di stipendio di quando erano in auge (epiche alcune ricontrattazioni in denaro e incarichi). Prima…ora l’epurato fa carriera. Riuscire ad ottenere la patente, la medaglia di epurato garantisce balzo di carriera.

Il caso di scuola è quello di Bianca Berlinguer per sette anni direttore del Tg3. Sette anni sono un regno, già la durata di sette anni annulla ogni ipotesi di epurazione, anzi attesta una certa protezione. Ma epurata dal trono (doveva essere a vita?) del Tg3, la Berlinguer ottiene molto di più, il sogno di ogni giornalista tv. Avrà, farà, gestirà una striscia quotidiana di 30 minuti e due serate a settimana di talk-show. Roba da far invidia a Mentana quanto a presenza in video. Roba molto più pesante in termini di visibilità e influenza sulla pubblica opinione di quanto sia un telegiornale.

Saputo della Berlinguer (cui vanno gli auguri di buon lavoro e i complimenti per la promozione), sono stati in molti in Rai, a livelli più bassi, molto più bassi della professionalità della Berlinguer, a dirsi: perché a lei sì e a meno no? Se è riuscito a lei, io ci provo a dirmi epurato, hai visto mai ci cascano e mi premiano?

Così va in Rai nell’estate 2016, ma non solo lì. In fondo piangere e fottere era l’antica e rozza forma del proclamarsi vittima ed epurato.