Lucio Fero

Razzismo: noi e loro esiste eccome. Civiltà è: noi e loro uguali diritti

Razzismo: noi e loro esiste eccome. Civiltà è: noi e loro uguali diritti

Razzismo: noi e loro esiste eccome. Civiltà è: noi e loro uguali diritti (foto Ansa)

ROMA – Razzismo: noi e loro esiste eccome. Civiltà è: noi e loro uguali diritti. Uguali diritti, non uguali nei valori, principi, usi, costumi, concezione della vita, morale, etica.

Uguali e pari non sono tutte le culture e le civiltà (meglio civilitation storicamente determinatesi, il termine francese opportunamente contiene un elemento di contingenza appunto storica che l’italiano civiltà ignora tendendo ad un assoluto che non c’è). Uguali e pari non sono tutte le concezioni del mondo e le gerarchie dai valori e neanche uguali per tutte le culture sono quelli che la nostra cultura chiama diritti universali dell’umanità. La nostra cultura contempla, pensa diritti universali dell’umanità. Altre culture non lo fanno, ignorano il concetto stesso di diritti universali dell’umanità tutta. O considerano diritti ciò che per altre culture è soggezione e/o oscurantismo.

Il noi e il loro esiste, eccome se esiste. Nella realtà. Vederlo, riconoscerlo non è razzismo. Negare esista il noi e il loro non taglia le gambe al razzismo. Al contrario dà, regala al razzismo una artefatta base di oggettività. Se si nega quel che è, il noi e il loro appunto, si offre al razzista una base per sbatterti sul muso la realtà.

Ci sono molti noi e loro, anche all’interno delle società che condividono la stessa civilitation. Anche nella stessa società e cultura occidentale ci sono molti ampi noi e loro. Un noi e loro divide che crede e si affida al pensiero magico e chi a quello scientifico. Un noi e loro tra detrattori e nemici della democrazia e chi dalla democrazia si sente protetto e difeso. Un noi e loro quasi antropologico, ad esempio tra chi si affida a Medjugorje e chi alla medicina, tra chi pensa il nazismo sia un’opinione e chi ritiene sia ancora qui e oggi un crimine dei peggiori…Un noi e loro spesso lo si riscontra anche dentro la stessa civiltà.

Tra civilizzazioni diverse il noi e loro è lampante. La cultura e la storia arabo-islamica oggi condividono l’idea dello Stato e Chiesa uniti in una teocrazia: la legge di dio che coincide con quella degli uomini. La cultura occidentale ha respinto a prezzo di secoli di sangue questo concetto, definendolo come uno dei killer della libertà. La cultura e la storia arabo-islamica hanno dato vita a società sessuofobe fino alla psicosi e che considerano al donna inferiore e impura. La cultura occidentale si onora di non considerare più il piacere come peccato e la donna come animale domestico.

E nell’economia, nel pregare, nel nutrirsi, nel riprodursi il noi e loro esiste eccome sul pianeta. Non solo con il mondo islamico dove il noi e loro appare spesso stridente se non conflittuale. Esiste il noi e il loro con civilizzazioni orientali e lo riscontriamo talvolta come dato esotico, talaltra con sereno stupore.

In terra d’Europa siamo qui e oggi chiamati a un noi e loro ravvicinato, molto ravvicinato. Non una novità nella storia dal punto di vista qualitativo. Nei secoli commistioni di etnie sono state la regola, ciascuno di noi, razzisti compresi, è un ibrido etnico. Proprio nel sangue e nei geni, quelli che i custodi del sangue e della terra vogliono mantenere “puri”, ci sono le prove dell’ibrido e della commistione.

Per navigare con giusta rotta in questo noi e loro molto ravvicinato c’è una sola bussola: non siamo uguali ma abbiamo uguali diritti noi e loro.

Se noi neghiamo loro i diritti che abbiamo stabilito come universali per l’umanità, allora siamo razzisti e incivili anche secondo i nostri parametri. Non c’è scusa o alibi che tenga. Non quelli della brava gente, è sempre la brava gente che nella storia fa i pogrom, i genocidi, i lager. Fino ad un attimo prima sono sempre tutti brava gente. Non l’alibi o la scusa dell’invasione e del prima…noi. Chi sceglie di negare a loro i diritti che sono per noi universali fa scelta precisa contro e a demolizione del meglio della civiltà occidentale. Punto.

Se loro non accettano, non riconoscono, combattono qui e altrove i diritti che noi riconosciamo come universali allora loro sono incivili e avversari di una civiltà libera. Non c’è rispetto per tradizioni e culture altrui che possa ribaltare o oscurare od omettere questo dovere civile che noi abbiamo di preservare la civiltà dei diritti universali.

Noi su questo pianeta abbiamo parlato di diritti universali per tutta l’umanità senza distinzione di razza, genere, religione…Lo abbiamo messo nelle nostri Costituzioni, nella nostra vita, nel rispetto e considerazione che abbiamo per noi stessi. Loro hanno gli stessi diritti che riconosciamo a noi stessi, lo abbiamo detto noi! Abbiamo lottato, combattuto e sofferto per questo. E oggi dobbiamo noi esigere siano applicati a loro i n ostri stessi diritti. Se qualcuno di noi non lo fa non è folklore, esasperazione, minuzia. E’ al contrario boicottaggio della nostra stessa civiltà.

Ma per essere davvero civili come noi intendiamo non c’è alcun bisogno e dovere di raccontarci una cosa falsa e cioè che noi e loro pari e uguali siamo su ogni piano, usi, costumi, morale, etica, filosofia…Noi e loro siamo diversi e su una cosa noi abbiamo certamente qualcosa da insegnare a loro: l’universalità dei diritti dell’umanità appunto. Qui, qui e oggi c’è un punto di superiorità di una civilisation rispetto ad altre. E basta con l’inutile e liso alibi del colonialismo che fu come causa unica e attenuante per sempre del loro ritardo e renitenza nell’apprendere questa lezione. La lezione delle libertà degli umani senza distinzione di etnia, genere, religione…tanto meno tribù, setta e numero di volte in cui ci si inginocchia e la direzione del corpo che prega.

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