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Redditi: risparmia 40% italiani, si mangia tutto il 34, fa debiti il 25

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ROMA – Redditi degli italiani, redditi veri in soldi veri e redditi percepiti, cioè rispettivamente come gli italiani li incassano e li vivono. Dicono studio e sondaggio incrociati Ipsos e Acri elaborato per la Giornata del Risparmio che risparmia appunto qualcosa del suo reddito reale il 40 per cento degli italiani.

Dunque il 40 per cento degli italiani a fine mese e anche a fine anno ce la fa, ce la fa tanto da risparmiare. E che a risparmiare fossero il 40 per cento degli italiani non succedeva dal 2003. Se quattro italiani su dieci ce la fanno, ce la fanno riuscendo anche a risparmiare parte del reddito, se questa quota di italiani che ce la fa è la più alta dal 2003, allora vuol dire indubitabilmente che nelle tasche degli italiani va meglio, un po’ meglio.

Solo un po’ meglio però, perché in contemporanea al quaranta per cento di italiani che ce la fa e qualcosa accumula, cresce anche la percentuale di italiani che per farcela a fine mese e anno fanno debiti: sale dal 22 al 25 per cento anno su anno. E tanti sono ancora gli italiani che ce la fanno, ma pelo pelo: 34 per cento si mangia tutto quel che guadagna o meglio spende tutto quel che guadagna per mangiare e sopravvivere decentemente.

Poco ma comunque nelle tasche degli italiani da tre anni va un po’ meglio: le famiglie in crisi sono calate dal 23 al 18 per cento e anche questo è un dato incontrovertibile insieme a quelli sul rapporto redditi-risparmio.

Incontrovertibile? Come lo stesso studio e sondaggio documentano nella testa degli italiani i conti sono diversi da quelli nelle tasche degli stessi italiani. Nelle tasche ci sono indiscutibilmente un po’ di soldi in più, nella testa questi soldi non ci sono proprio. Anzi i pessimisti aumentano: la metà degli italiani è sicura e certa che stia andando sempre peggio e tra questi ovviamente ci sono anche coloro che ce la fanno e risparmiano, anche quelli che dal 2003 non mettevano da parte la stessa quota del proprio reddito.

Comunque la si voglia spiegare questa differenza, questo autentico litigio tra realtà e percepito, tra vissuto e pensato, tra soldi in tasca e soldi in testa è un dato di massa. Che è alla base di comportamenti sociali, cultura diffusa, stilemi nella comunicazione (imputata anch’essa dalla ricerca di ampliare se non proprio indurre la lite tra soldi in tasca e soldi in testa), scelte elettorali.

Se mostrate la lite tra numeri di chi ce la fa e risparmia nella realtà e numeri di chi ce la fa e risparmia nella narrazione quotidiana in ufficio, al bar, sul web o in tv, l’italiano fattosi pubblica opinione scuoterà la testa e diffiderà, negherà l’affidabilità dei numeri reali. Lascerà un solo involontario spiraglio perché si possa guardare alla sua reale condizione reddituale: regolarmente l’italiano fattasi opinione pubblica singolarmente interpellata dice che il paese è in evidente rovina economica e che va verso il peggio, però sulla sua personale condizione economica è abbastanza tranquillo ed ottimista.

Insomma va un po’ meglio. Poco meglio degli anni più tosti della crisi. Poco ma un po’ meglio. Lo sentiamo nelle nostre tasche. Ma ci fa una intollerabile fatica sentirlo nelle nostre teste. Come se ammetterlo e riconoscerlo fosse pericoloso o dannoso. Va un po’ meglio ma ci fa nausea e rabbia dirlo e sentirlo dire. Una prova relativamente recente di questo sentire? Abolendo l’Ici anni (secoli) fa Berlusconi ci vinse un’elezione. Togliendo l’Imu a giugno Renzi ci ha perso le Comunali. Va un po’ meglio ma guai a chi lo dice.