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Referendum: a dicembre Italia balla. Parola di Bankitalia

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ROMA – Referendum: a dicembre Italia balla. Ballano sulla corda del referendum i suoi conti pubblici, il suo bilancio, deficit e debito. Balla soprattutto il come percepiranno l’Italia dopo il referendum governi e paesi stranieri e mercati finanziari europei e internazionali. Italia parte della soluzione o parte del problema? Non ce n’era bisogno, lo si vedeva anche a occhio e lo si capiva anche a naso, ma Bankitalia ha voluto metterci il timbro comunicando ufficialmente: attenzione, nella prima settimana (e anche nella seconda, nelle altre chissà) di dicembre “forti turbolenze sui mercati”. Come se si potesse fare in qualche modo appunto attenzione.

Il warning di Bankitalia somiglia tanto a quei cartelli stradali con sopra la dicitura: attenzione caduta massi. Non si è mai capito uno cosa possa fare e in che misura possa sentirsi protetto dal cartello se il masso gli cade davvero davanti alle ruote o peggio sulla testa. Sei in strada lì, sulla strada dove può essere che cadano massi. Se cadono davvero e sei lì al momento sbagliato, il cartello ovviamente è stato inutile nell’aumentare la sicurezza o limitare il danno. L’attenzione caduta massi serve solo e soltanto a dire: io te l’avevo detto.

Ecco Bankitalia ce l’ha detto e potrà domani dire ve l’avevo detto. Ma l’avviso non servirà a nulla, non aumenterà la sicurezza del viaggio elettorale né attutirà i danni del “masso” del No. Forse, addirittura l’esposizione del cartello “forti turbolenze” farà ballare i mercati già da lunedì prossimo 21 novembre senza aspettare la prima settimana di dicembre.

Dice: ma se succede riguarda solo le Borse e a noi gente comune delle Borse chi se ne frega perché in Borsa la gente comune non ha un euro. E poi Borse giù del 10 per cento dopo Brexit…poi hanno ripreso e stanno come prima. Fossero solo le Borse…anche se le Borse significano (all’estero molto più che in Italia soldi alle imprese e agli investimenti). Fossero solo le Borse destinate a ballare e a picchiare giù nel dicembre italiano del referendum.

Il guaio è che non sono solo le Borse. E’ lo spread che si riporta a quota 180 o giù di lì, soprattutto che cresce del quasi 50 per cento in queste ultime settimane. Lo spread sono soldi, soldi in più che paga lo Stato in interessi. Soldi in meno per ogni spesa pubblica, compresa quella che finisce diritta nelle nostre tasche.

Ma ancora, fossero solo Borsa e spread…di “brutte” se ne son viste e passate tante. E’ che il dicembre referendum italiano può avere sui mercati internazionali e sulla politica internazionale insieme l’effetto goccia (facciamo goccione) che fa traboccare il vaso. Di Europa intesa come Unione è ormai da mesi che è difficile trovare traccia: la Brexit, la Francia che si riscopre protezionista, la Germania sempre tentata dal mollare i “mediterranei”, i paesi dell’ex est comunista a far blocco contro ogni responsabilità comune e condivisa…Se l’Italia molla il pacchetto riforme/governo/europa, allora il vaso si rovescia. E in Europa scatta la corsa affannata a chi si dà per primo una risposta operativa alla domanda: può esistere una moneta unica tra Stati che di comune avevano tanto e si avviano ad avere sempre meno fino a nulla in comune?

Effetto goccia che fa traboccare il vaso: Trump non farà anche come dicono molti (chissà perché ne sono sicuri) tutto quello che ha promesso in campagna elettorale. Ma Trump è Trump e non quello che immaginano i “saggi ed esperti”. Qualcosa di quel che ha detto farà, ad esempio dazi e barriere commerciali. Non una mano santa per le economie europee.

E’ singolare ma all’estero guardano e pesano e considerano il referendum italiano come una prova verità sul se e come i governi possano gestire economia che cresce piano, tossisce, corricchia, si ferma e insieme la stabilità politica delle democrazie parlamentari. Quindi, a seconda di come va da noi si regoleranno. Vendendo o comprando in Borsa, investendo o no in impresa, fidandosi o no della solvibilità dello Stato italiano, ricavandone diagnosi secca sulla salute dei sistemi politici.

A noi pare sia tutta questione Renzi o Grillo, magari fosse solo quello. A dicembre Italia balla, ad una musica che potrebbe essere parente stretta (anche se all’inizio a minor volume) di quella che qui da noi risuonò nell’estate 2011.