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Referendum: facciamo la conta, ma se vinci tu non vale

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ROMA – Referendum, proposta (anzi istanza) democratica del Comitato per il No: se vince il Sì non vale. E’ un perfezionamento delle democrazia, funziona così: poiché io ho ragione e tu torto, poiché io sono il giusto e tu l’ingiusto, poiché i miei voti sono immacolati e i tuoi voti sono dubbi, poiché io sono la democrazia e tu no, è democraticamente ovvio e democratico che io non possa perdere. Se perdo, non vale, si rifa.

E’ proprio come quando eravamo bambini e facevamo la conta…giù il palmo delle mani nello stesso momento tutti insieme per vedere quanto faceva la somma delle dita che ciascuno apriva. C’era sempre quello più furbo e/o più prepotente che, in caso l’esito della conta non gli piacesse, diceva, proponeva: non vale, rifare. Eccolo c’è anche oggi il furbo e/o prepotente: è il Comitato per il No. E mica solo il Comitato, gli vanno dietro tutti i partiti e leader del fronte del No.

Ma lo fanno perché sono democratici, mica prepotenti. Loro sono la democrazia, anzi la difendono. Chi non è con loro è appunto chi attenta alla democrazia con la riforma che, orrore, pone le basi di uno Stato niente meno che autoritario. Per risolvere il problema alla base e non sbagliarsi, i difensori dell’unica e vera democrazia, insomma quelli del No, hanno reso chiaro e netto l’intervento di tutela che si impone. Occorre che qualcuno, democratico doc, stabilisca preventivamente quali sono i voti di cui si può fidare e quali no.

E chi meglio lo può stabilire se non i veri democratici, cioè, per autodefinizione, quelli del No. Quindi quelli del No hanno preventivamente comunicato, stabilito, decretato che i voti degli italiani all’estero puzzano e quindi non valgano. E chi lo dice? L’unica autorità infallibile, quella che può scomunicare milioni di voti, cioè solo e sempre quelli del No. A meno che gli italiani all’estero non votino bene e votino No, allora i loro voti saranno validi.

C’è un che, anzi più di un che di autoritario, illiberale, anzi francamente prepotente in questi poteri che il Comitato e Fronte del No si arrogano di decidere e scegliere quali voti valgono e quali no. E di deciderlo addirittura prima che si voti. In una democrazia il controllo di legalità sui voti si fa sui voti espressi e non preventivamente sulla tipologia dei votanti. E il controllo sui voti espressi lo la lo Stato e la magistratura, non i Comitati e lo si fa qualunque sia l’esito del voto. C’è in questo pensare e dire e pretendere del Comitato e Fronte del No il furore della setta, l’arroganza dell’unica verità e l’indulgere, più o meno inconscio, verso la dittatura democratica come forma di imperativo etico.

Funziona così: elettore e popolo votino liberi, però il mio avversario non può e non deve vincere, sarebbe la sconfitta della democrazia. E quindi perché la democrazia non perda, che siano messi in preventiva quarantena i voti che potrebbero non essere quelli sperati. Appunto, facciamo la conta, ma se vinci tu non vale.

E giornali e televisioni che per inerzia vanno dietro: ecco “buste e corrieri e preferenze sospette” apparire nei titoli. Ecco la storia, le storie, le difficoltà, gli esiti dei voti degli italiani all’estero. Accompagnando, per inerzia, il messaggio che quei voti puzzano. Avvalorando quindi un “democratico” taglio al corpo elettorale, un taglio che colpisce gli elettori da cui una parte non aspetta premio.

Che si direbbe se il Comitato per il Sì e il Fronte del Sì avvertisse preventivamente che i voti dei siciliani sono sospetti in quanto spesso voto di scambio o peggio? Che si direbbe di un Comitato del Sì che dichiara preventivamente che farà ricorso, chiederà annullamento del referendum se il No dovesse vincere grazie al voto dei siciliani (in maggioranza appunto schierati per il No)?

Giustamente si direbbe che è osceno, inaccettabile, mostruoso. Che è la prova delle voglie e velleità dittatoriali del Sì e di chi lo chiede e lo guida. Bene, questa del No sul voto degli italiani all’estero è oscena, inaccettabile e mostruosa perché grottescamente travestita da difesa della democrazia, è la prova delle voglie e velleità del No, di chi lo chiede e lo guida. Che tanto democratiche non sono. A meno di non buttare la palla in tribuna o meglio simulare fallo in area di rigore con il vecchio caro alibi del fine che giustifica ogni mezzo.

Ecco quella del Comitato e del Fronte del No è una simulazione in area, un buttarsi per terra fingendo di aver subito fallo. In fondo un mezzuccio. Il guaio è che mezzo stadio ci crede, che le moviole della stampa e tv ci lavorano sopra, che non c’è un arbitro in grado di ammonire il simulatore.