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Referendum, metti che Bersani strappa a Renzi su Jobs Act

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ROMA – Referendum, la democrazia più democrazia che c’è. O no? Referendum, far decidere l’elettorato, il popolo. Che c’è di più lontano e alieno dalla politica, dalla vecchia, asfissiante e opaca politica dei partiti e dei politicanti? O non è tutta democrazia quella che “luce”, luccica, abbaglia? Referendum su tutto quello che si può, ogni volta che si può, praticamente sempre. Non è questa la migliore soluzione? Parla il popolo, i governi obbediscono, i Parlamenti pure.

E se invece il referendum fosse spesso e volentieri la strada, anzi la super strada per il peggio, per un sistema dove le decisioni vengono prese letteralmente a furor di popolo, quindi da un popolo furente che poco calcola e ragiona? Insomma la democrazia è, dovrebbe essere, un ripetuto e costante referendum senza limiti o il referendum è uno strumento della democrazia parlamentare, strumento che ha bisogno di argini altrimenti esonda e fa danni?

Forse sarà utile conoscere,ricordare, la piccola ma genuina storia del grande referendum finito in Brexit. C’è un premier, un politico: Cameron. C’è un partito, quello conservatore britannico. Cameron ha un problema con un bel pezzo del suo partito, lui è capo del governo e leader del partito ma gli fanno la guerra da dentro. E usano, per fargli la guerra, l’argomento dell’Europa. E c’è un altro partito, quello di Farage, la super destra, che da fuori fa concorrenza ai conservatori e sponda agli oppositori interni di Cameron.

E allora, sotto pressione, Cameron che fa? Concede alla sua opposizione interna un “contentino” che non potrà, pensa, che zittirli: il referendum sì o no all’Europa. Quindi Cameron va alla Ue, ottiene dagli altri europei condizioni ancora più vantaggiose per la Gran Bretagna (Gran Bretagna che dalla partecipazione alla Ue ha sempre in termini di denaro e autonomia preso più di quanto ha dato). Torna in Gran Bretagna e si aspetta di aver fatto Bingo: opposizione interna zittita e elettorato…seguirà.

Il referendum che poi sarà Brexit nasce da una disputa interna di partito, è la trovata, anzi l’espediente di un leader, praticamente mai i britannici hanno usato i referendum, tre volte nella loro storia (di cui due sull’Europa, una per dire sì, l’altra per dire no). Ciò che poi sarà Brexit è in origine una manovra politica, un atto di “palazzo”. Viene concepito e messo in atto non per dare la parola al popolo ma per tener salda la leadership del capo.

Vogliamo tradurlo in italiano? Metti che Renzi, sotto pressione, decida di zittire Bersani e quel non poco di Pd che vuole farlo fuori con una mossa/concessione “di sinistra”. Un bel referendum sul Jobs Act. Metti che una alleanza enorme dai Centri Sociali No Tav fino Forza Nuova passando per Lega, Forza Italia, mezzo Pd, Cgil, Cisl, Uil, Cobas, M5S, Sinistre varie…Più la stizza di popolo per l’occupazione che ancora non c’è, più l’insofferenza per gli immigrati (che non c’entra ma ovunque è referendum oggi è un catalizzatore di emozioni votanti). Più l’anti sistema, l’anti potere, più un sacco di cose (non esclusa la superficialità gongolante con cui il sistema dell’informazione veicola mirabolanti balle)…Fanno che il popolo cancella via referendum la legge Jobs Act.

Fa, farebbe che una manovra di Palazzo (sbagliata ma non è questo che conta) diventa furor di popolo che abbatte legge invisa e contemporaneamente abbatte quel mezzo milione di contratti di lavoro fissi che ci sono in più in Italia, abbatte la voglia di investire e produrre in Italia, abbatte l’astratto Pil e il concreto stipendio.

Più o meno come nel nostro paradossale esempio italiano è andata in Gran Bretagna. Cameron ha pensato di fare una mossa di “destra” per bloccare la destra del partito e la sua manovra politica, venuta a contatto con la potentissima ed esplosiva miscela del popolo furente, ha prodotto Brexit.

Morale? Non c’è. La storia non è una favola. E neanche la politica. La Gran Bretagna di referendum ne ha fatti pochi perché è una democrazia parlamentare. E le democrazie sono parlamentari o presidenziali perché delegano agli eletti il carico di decisioni dal tempo e dal passo lungo. Se in Usa nel 1940 si fosse svolto referendum pro o contro la guerra a Hitler…

Ci sono materie che in quasi tutte le Costituzioni sono sottratte a referendum, esempio principe il fisco, le tasse. Ci sono momenti in cui la politica ricorre chiama il referendum perché ha bisogno di sostegno popolare. Il referendum non è la democrazia e neanche il suo nemico. E’ politica, pura e semplice e dannata politica, chiunque lo impugni o lo proclami santo.