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Referendum miracolo e prodigio: sconfitti cantano vittoria

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ROMA – Referendum dei miracoli, l’ultimo prodigio è quello diventato verbo nelle parole di Michele Emiliano: “Abbiamo stravinto”. Emiliano, governatore della Puglia, è stato un po’ l’anima del referendum e del Sì nel’urna del referendum. Ora proclama “stravittoria” avendo “vinto” 3 a…7. Accadesse in un campo di calcio o in qualunque campo della vita, uno che canta stravittoria con il risultato della partita tre per lui e sette per l’avversario…arrivano dei pietosi infermieri. In politica no, in politica invece si può essere maleducati e anche un po’ bulli verso l’aritmetica: il risultato è un’opinione.

Tredici milioni di elettori hanno detto Sì al blocco il prima possibile delle trivelle due milioni hanno votato e detto No al blocco e 35 milioni hanno ritenuto che non valesse la pena o che fosse addirittura sbagliato prestarsi con il voto a un referendum sbagliato o partecipare a una “conta” anti governo o della e delle questioni se ne sono semplicemente fregati.

Un bilancio decisamente in perdita per chi ha organizzato il referendum e la conta anti Renzi. Erano numerosi e svariati: M5S e Vescovi e parroci, ambientalisti di Green Peace e leghisti di Salvini, sinistra del Pd e sinistra alternativa fino ai Centri sociali a fianco di Fratelli d’Italia della Meloni, Brunetta a fianco della Boldrini…

E poi tutti gli anti petrolio a prescindere, i No Tap, No Tav, No Triv, i No e basta. Soprattutto la chiamata alle urne è stata esplicitamente per tutti i No Renzi. Bene, gli organizzatori della chiamata hanno perso, anzi fallito, anzi straperso. I No Renzi in Italia sono certamente più del 31 per cento che hanno raccolto. Troppe bugie hanno reso corte le gambe e lungo il naso del referendum.

Ma il metodo della bugia consolatoria/raggiratoria, anche di se stessi, continua. Se ci fosse stata la pioggia…Se si fosse votato due giorni…Infine l’argomento più grande e grosso dei vari Emiliano/Di Maio e giornalisti al seguito, di stampa e tv: con un referendum così, il 31 per cento a votare è un “successo”.

In questo argomento c’è disprezzo e confessione. Era per evidente ammissione anche di chi l’ha sostenuto un referendum del cavolo, un pretesto minimo cercato con il lanternino. Era la stizza, la lotta di potere di alcune Regioni insofferenti alla nuova legge che toglie loro il diritto esclusivo di vita e di morte sulle scelte energetiche nazionali. Era questo travestito da difesa della natura niente meno e poi vestito del “diamo un calcio al governo”. Un referendum del cavolo ha raccolto 13 milioni di Sì, la gioia con cui organizzatori e sostenitori salutano il “successo” è la misura di quanto hanno disprezzato la causa, il pretesto per cui mandavano a votare.