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Referendum, No per far fuori il governo. Ma qual è il governo del No?

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ROMA – Referendum, il No serve e si vota per far fuori il governo. Lo dicono forte e chiaro quelli che chiedono di votare appunto No. Lo dice Beppe Grillo, lo racconta ogni giorno Di Maio. Lo dice nei suoi video messaggi agli elettori Silvio Berlusconi, lo scandisce un’ora sì e l’altra pure Renato Brunetta. Lo annuncia Matteo Salvini come condottiero annuncia alle truppe il bottino dopo il saccheggio delle città nemica, assediata e finalmente caduta. Lo dicono quelli di Sinistra Italiana che il No è per far fuori il governo, buoni ultimi dopo appunto Grillo, Berlusconi, Salvini. Bersani e D’Alema non lo dicono, vanno più spicci: il No è per far fuori Matteo Renzi.

Far fuori il governo, votare No per far fuori il governo: è questa la vera forza elettorale appunto del No, il motivo per cui è in testa nei sondaggi e ha maggiori probabilità di vincere la conta del 4 dicembre. Votare No per far fuori il governo è emozione diffusa. Un bel No perché ci sono troppi “neri” in giro. Un bel No perché non posso più andare in pensione a 60 anni. Un bel No perché a me dipendente pubblico pochi soldi di aumento di stipendio. Un bel No perché al “potere” si dice sempre No.

E’ questa la sostanza, il nocciolo, la natura vera e forte della potenza attrattiva del No. Il resto è contorno, propaganda, spuma, panna montata. Milioni di elettori non sono preoccupati della “deriva autoritaria” della legge sotto referendum. La deriva autoritaria nella legge non c’è e comunque la pubblica opinione anche quando si fa elettorato non nutre di queste ansie. Anzi quando capita sembra abbastanza propensa e serena nel barattare spazi di democrazia con rassicurazioni securitarie e/o spesa pubblica tendente all’infinito.

Mutuando un antichissimo slogan, No vince perché caccia. Perché caccia il governo. E’ questo l’obiettivo di Salvini, Grillo, Berlusconi, dei nipotini politici di Vendola, della Cgil della Camusso, della Meloni e dei suoi Fratelli d’Italia (Bersani e D’Alema, come si è detto, vogliono cacciare Renzi e basta, possibilmente da tutto, se possibile anche dall’anagrafe).

Questo dicono con chiarezza e forza e su questo prendono voti, fanno votare e probabilmente vincere il No. Cacciare il governo Renzi. Ma, dopo, qual è il governo del No. Se lo è chiesto su La Stampa Giovanni De Luna. E la domanda è legittima, legittima proprio dalla campagna e dai motivi (motivi non ragioni) del No. Se l’obiettivo, il motivo, la ragione sono (e lo sono quasi in esclusiva) far fuori il governo chi propone e organizza la cacciata del governo avrebbe il dovere politico di dire poi qual è il suo governo, di chiarire il perché e per cosa si caccia il governo che c’è. Pena non raccogliere i voti che chiede.

Questa pena i Salvini, Berlusconi e Grillo e Meloni non la pagheranno, gran parte del loro elettorato non esige coerenza politica, tanto meno valuta credibilità sulla base dei progetti e programmi di governo. Comunque, anche volessero, non potrebbero fornire alcuna risposta alla domanda quale il governo del No. Nessuna risposta possibile perché il governo del No non c’è. Non c’è un governo sostenuto da una maggioranza, da un’alleanza tra Grillo e Berlusconi, Salvini e Bersani. Non c’è, non ci può essere, né in Parlamento né nell’elettorato.

Fatto fuori il governo Renzi per via e mezzo di un No al referendum, c’è o ancora Renzi al governo, ma un Renzi esangue e che aspetta solo finisca il calvario, o un governo di tutti e di nessuno, una alleanza instabile e debole senza nome, padre, senso e futuro, un governetto che fa il palo mentre le Camere fanno la nuova legge elettorale. Insomma fatto fuori il governo con un No c’è il vero governo comun denominatore del No: nessun governo. E ognuno arrangi i suoi comodi come può, se può.

Post scriptum: non si grida “fuori, fuori” all’indirizzo di una parte del proprio partito come hanno fatto ieri i renziani più caldi all’indirizzo dei Bersani/D’Alema.

Però una domanda è doverosa: se in Parlamento voti la legge di riforma da parlamentare appunto, se quella legge è parte esplicita e importante del programma del tuo partito, se quella legge è impegno del tuo leader e del tuo governo, se poi dice che al referendum voti No alla legge che hai votato, se dice che lo fai perché la legge elettorale votata dal tuo partito è inaccettabile, se chiedi che il tuo partito quella legge la cambi, se il tuo partito garantisce per iscritto che la cambia, se hai chiesto quattro modifiche e quattro modifiche ottieni, se a quel punto dici che la carta firmata dal segretario del tuo partito è carta straccia perché non ti fidi…allora sei dentro o fuori?