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Referendum: più gridi “al fuoco”, più sfregano fiammiferi

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ROMA – Referendum, l’ultimo in ordine di tempo di una lunghissima lista è l’ingegnere Carlo De Benedetti intervistato dal Corriere della Sera. Dice in sostanza, anzi avverte: la vittoria del No al referendum del 4 dicembre può accendere la miccia di una nuova e più grave crisi politica, economica, di sistema. Non perché il referendum sia in sé l’ombelico del mondo o la massima questione possibile, ma perché la fragilità dell’economia italiana qui e adesso è tale da non poter reggere senza pesanti danni ad una frattura e sospensione di fatto del sistema politico.

L’equazione suggerita, più o meno, è questa: referendum, vince il No, c’è crisi politica, governo cade o resta in piedi paralizzato e inebetito, si va a fare una una legge elettorale sostanzialmente proporzionale, si vota con quella, si ottiene Parlamento che produce faticosamente debole governo di coalizione (detto di “inciucio”) da cui restano fuori gli “anti sistema” sempre più numerosi alle urne. Nel frattempo è trascorso un anno, un ano e mezzo nel quale l’affidabilità finanziaria italiana (sia del bilancio pubblico che del sistema del credito, leggi banche) è in costante discesa. Non solo, restano non aggredite sia la questione della produttività che quella della riforma reale della Pubblica Amministrazione.

L’Italia dunque mantiene immutati i suoi sovra costi di sistema, anzi li aggrava non fosse altro perché non in grado di darsi governo che provi ad aggredirli. E su spesa pubblica allenta ancora di più il controllo, l’intero paese si corporativizza, diventa una selva di Cobas, uno per ogni gruppo e sotto gruppo sociale. La ricchezza prodotta langue, la rabbia monta per la sua non crescita e distribuzione percepite come diritto, l’intero sistema va…a farsi benedire.

Dicevamo di un lunghissimo elenco, prima di Carlo De Benedetti non c’è praticamente stato un capo di Stato, Merkel in testa, Obama a suo modo, e non c’è stata autorità monetaria, Banca centrale, economista, politologo, istituzione internazionale che non abbia avvertito più o meno così: noi ci facciamo i fatti nostri, ma in un mondo tutto legato e connesso i fatti di uno sono i fatti di tutti, comunque se in Italia vince il No, se l’Italia fa sapere che riforme sono impossibili o almeno ancora rimandate di anni, se c’è paralisi politica, vuoto di governo o governo vuoto, allora sono guai per voi e anche per quelli fuori dai confini che così appunto avvertono.

Fanno male ad avvertire, o almeno ottengono l’effetto contrario. Gridare “al fuoco” guardando al referendum italiano, anche se “fuoco” già serpeggia, non ottiene il risultato che la gente/corpo elettorale si allarmi e si munisca di acqua e secchi. Anzi, ad ogni grido di “al fuoco” corrisponde un grande sfregamento elettorale di fiammiferi. Una potente voglia di colpire, punire, far male al “sistema” e per sua vece al governo in carica viene eccitata da questi avvertimenti ad evitare il peggio.

Più autorevole e istituzionale è la fonte dell’avvertimento, maggiore è l’effetto contrario che suscita. Se la fonte dell’avvertimento è autorevole e istituzionale allora è “potere”, quindi va fatto il contrario di ciò che dice. Non è la sensibilità nazionale ad essere urtata dalle parole di un capo di Stato straniero o dai numeri di una Ocse, è il bisogno di essere “contro” ad essere stimolato e acceso dagli avvertimenti.

La favola dello “al lupo, al lupo” e poi un giorno il lupo arrivò davvero. Oppure il piacere noto alla umana mente, l’infinito e insopprimibile piacere quando scatta del cupio dissolvi, o ancora il cupo quos deus perdere vult dementant…Il piacere del distruggere, la divinità che offusca la mente di chi vuol perdere. Oppure più prosaicamente Brexit all’italiana, reazione di rigetto verso Renzi, lui, proprio lui. E verso gli “scuri” che sbarcano e bivaccano, la pensione a 66 anni e non a 60, gli aumenti di stipendio che non arrivano, il welfare che regala sempre meno, il benessere che c’è ancora, eccome se c’è, ma chi se ne accorge più visto che non aumenta come ha fatto per settanta anni…

Mescola e somma e fa un grosso e montante No. Chi teme che quel No sia l’inizio, l’avvio, il detonatore, la miccia accesa di una grossa catena di guai che va ad esplodere come sequenza di fuochi d’artificio di una brutta festa, può fare scongiuri e pensieri tesi. Meglio se in silenzio, soprattutto se si è una persona competente, responsabile e, dio non voglia, investita di una qualche carica e potere pubblici.