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Referendum trivella Renzi, tutti No Triv e Bersani anguilla

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ROMA – Referendum anti trivelle il prossimo 17 aprile. Anti trivelle? Mica tanto. Soprattutto e fondamentalmente referendum trivella Renzi. Per questo obiettivo ci si mobilita e organizza, si dichiara e si fa campagna: per trivellare Matteo Renzi molto molto più che per fermare le trivelle petrolifere o estrai gas in funzione oltre le 12 miglia marine dalla costa.

E infatti fino ad appena due settimane fa il quesito referendario, insomma l’oggetto del voto, interessava e molto un rispettabile ma assai minoritario segmento della pubblica opinione: diciamo gli ecologisti e ambientalisti senza se e senza ma, gli anti idrocarburi ad ogni costo, i no petrolio e gas ad ogni prezzo. Con in più, a robusto rinforzo, un consistente apporto d’opinione “non nel mio giardino”. Quelli che insomma petrolio e gas e trivelle si potrebbe pure, ma da un’altra parte (la Puglia di Vendola ed Emiliano è cattedra e guida in materia).

Molti in perfetta buona fede e molti no, anzi in furbetta dilatazione/espansione della vicenda, ignorano o fanno finta di ignorare che il Sì non blocca sempre e dovunque tutte le trivellazioni in Italia. Primo per l’ottimo motivo che entro le 12 miglia marine sono già bloccate e furor di governo e Parlamento senza furor di popolo ambientalista. Secondo perché il Sì, se vince, ordina alle trivelle in funzione di smettere quando scade la concessione e non quando il giacimento si esaurisce. Può essere un obiettivo, un piccolo passo per chi crede sia utile. Ma non è la fine delle trivellazioni in mare e in terra e in ogni dove cui qualche ragazzo con in mano i volantini Greepeace crede, allude, propone, promette.

Alla politica comunque e alla televisione e ai giornali del referendum spegni o no alcune trivelle prima del tempo concesso importava rispettivamente nulla, pochissimo, poco. Fino a che non si è capito e visto che potrebbe anche, hai visto mai…diventare referendum trivella Renzi. Se non va, pace. Ma se va, se quorum e Sì vanno…

E allora è stato un fiorir di conversioni anti trivelle. Alla Lega e a Salvini cui delle trivelle mai è importato nulla e che trivellerebbero il mondo improvvisamente è spuntata coscienza ambientalista. Perfino dentro Forza Italia (Forza Italia!) qualcuno ha cominciato a denunciare l’insopportabile soggezione al petrolio. Più coerenti i Cinque Stelle, M5S quando predica anti petrolio e gas mette in pratica la sua linea, cultura e aspirazione a una decrescita dell’economia e della produzione. Possono risultare improvvidamente monastici i Cinque Stelle, gli altri però sono ridicoli e grotteschi nel loro travestimento e scimmiottamento ecologista No Triv.

Come che sia, tutte le opposizioni dei destra e di sinistra, di sistema e di anti sistema sono diventate No Triv.

Casi da scuola si sono verificati nella sinistra Pd. Da scuola di contorsione logica, contraddizione etica e anguillesca fermezza nei propri valori. Al Pd guidato da Renzi la minoranza del partito severamente rimprovera di non appoggiare un referendum contrario ad una legge votata dal partito in Parlamento. E proposta dal governo di cui il partito è gran parte. Il “vulnus”, la ferita non è una minoranza che appoggia referendum anti legge votata da Pd (ci potrebbe anche stare e questo infatti è). La ferita inferta alla democrazia è un Pd che non appoggia un referendum anti legge votata dal Pd. Qui si sfonda con i vari Speranza, Cuperlo e compagni l’impudenza. Non solo si teorizza il diritto a dissentire col voto dal partito in cui si sta. Si teorizza il dovere del partito a votare contro se stesso e le leggi del suo governo.

Oltre il confine dell’impudenza, fino all’incontinenza del fine che giustifica ogni mezzo: oggi Bersani il buono, l’uomo tutto d’un pezzo a fronte del furbetto e scaltro Renzi solennemente fa sapere: “Votare è un dovere”. E fa capire che potrebbe anche votare No, ma serve a far quorum e quindi a far vincere il Sì. Nel 2003 Bersani solennemente faceva sapere: “Votare non è obbligatorio”. Anche allora era referendum, contro l’articolo 18. Allora l’astensione piaceva a Bersani e al Pd e alla Cgil ed era buona cosa. Oggi astensione ha detto Renzi, quindi Bersani dice votate. Una bugia, ma cosa è una bugia, cosa sono dieci, cento, mille bugie? Tutte ben spese se servono a trivellare Renzi.