Lucio Fero

Renzi da Consip dovrebbe capirlo: rischia il “trattamento Craxi”

Renzi da Consip dovrebbe capirlo: rischia il "trattamento Craxi"

Renzi da Consip dovrebbe capirlo: rischia il “trattamento Craxi” (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Renzi da Consip dovrebbe capirlo, chissà se l’ha davvero capito quel che rischia: il “trattamento Craxi”.

Non farà piacere a Matteo Renzi l’accostare il suo nome a quello di Bettino Craxi. Non farà piacere perché quel nome in Italia è una lettera scarlatta che nessun politico vorrebbe neanche sfiorasse il suo abito. E soprattutto perché Bettino Craxi, al contrario di Renzi, mise anche le sue di mani sui soldi pubblici e privati che illegalmente arrivavano al Psi. Bettino Craxi è una vicenda giudiziaria con processi e condanne.

Cosa dalla quale Matteo Renzi è lontano e diverso. Nonostante ci abbiano provato in molti e nonostante farebbe piacere a moltissimi non c’è nulla, meno di nulla che possa avvicinare Matteo Renzi a malversazione di pubblico denaro o arricchimento personale. Circostanza netta, fatto fino a prova contraria incontrovertibile, ma circostanza e fatto trascurati, dimenticati, rimossi. E questo dimenticare collettivo del Renzi che non risulta abbia messo le mani su un euro è già, se non il primo indizio, di certo predisposizione d’opinione per il “trattamento Craxi”.

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Craxi che oltre a una ingloriosa storia giudiziaria (con buona pace degli eredi e nostalgici) è stato anche una storia politica. Storia politica che si è conclusa con la sua perfetta e totale demonizzazione. Craxi non l’avversario o l’uomo che sbaglia, ma il nemico, il cattivo, il maligno. Craxi che trenta anni fa o giù di lì provò a cambiare i connotati di una politica, un paese e una società che invece, allora come oggi, volevano resistere, resistere, resistere…come prima.

Non solo furono bocciati metodi e sostanza dell’azione politica di Craxi (cosa ovviamente legittima e in molti punti anche giusta e fondata). Accadde di più l’azione politica di Craxi, l’idea di fondo di mutare gli assetti produttivi, di potere e di spartizione della ricchezza e della rendita furono maledette. E neanche tanto metaforicamente sepolte in terra non consacrata.

Ecco, questo rischia Renzi: l’anatema, la maledizione, la condanna all’oblio, l’obbligo per il paese tutto di passare come una sorta di disinfettante politico su ogni luogo e tema della politica e del sociale “infettato” dall’uomo che tentò il sommo male ai danni dell’Italia: costringerla a cambiare invece che proteggerla nella sua immobilità.

Renzi avrebbe dovuto capirlo il 4 dicembre scorso che non è stato un referendum perso ma una reazione di rigetto in forma di voto. Più ancora Renzi dovrebbe capirlo da Consip.

Inchiesta Consip: un capitano dei Carabinieri, il reparto Noe dei Carabinieri incaricato delle indagini, piazza non uno, non due ma cinque “errori” nella relazione investigativa. Cinque errori e una sola direzione degli errori: incastrare e inguaiare i Renzi. Errori che fabbricano circostanze e fatti che non ci sono. Errori che il capitano chiama “scelte investigative”, il che vuol dire che qualcuno, chi altri se non un magistrato, quegli errori ha condiviso, vidimato, scelto.

Non solo, questi errori diventano ogni volta in tempo reale “notizie” su un quotidiano addetto alla bisogna, creando quella che in filosofia si chiama “reificazione” e più terra terra si dice trasformare la chiacchiera in fatto accaduto. L’errore investigativo si fa titolo e diventa quindi “cosa” e il titolo si fa sull’errore e titolo ed errore insieme si tengono e diventano narrazione, sceneggiatura credibile.

A proposito, due parole a margine sulle solidarietà di corporazione e sindacato ai giornalisti sempre e comunque. Giusto pubblicare, anche gli “errori”. E’ il mestiere dei giornalisti. Ma giusto pubblicare anche gli “errori” se non si sa che sono errori. La questione non è pubblicare o no, la questione è collaborare scientemente alla fabbricazione e diffusione di errori. La questione è se si è co-registi di una narrazione falsa. Anche se così fosse, solidarietà? Anche questo fabbricare sarebbe presidio di libertà e democrazia?

Ma torniamo a Consip inchiesta: c’è stato, è agli atti, anzi è sotto inchiesta della Magistratura di Roma un lampante tentativo di incastrare e inguaiare i Renzi padre e figlio e tutta la genia politica renziana. Gli “errori scelte investigative” e i titoli di giornale che nascevano in contemporanea stanno lì ad attestarlo. E’ questo il “trattamento Craxi”?

No, cercare di fregare per via giudiziaria-mediatica un politico in Italia purtroppo è più la norma che l’eccezione. Fosse solo questo, Renzi dovrebbe quasi derubricarlo a “incerti del mestiere”. Incerti e neanche tanto: in questo nostro meraviglioso paese è quasi certo che lobby, interessi e ideologie e ruoli minacciati da un qualche abbozzo di riforma dello stato delle cose reagiscano, tra l’altro, con una bella inchiesta.

Che rischia “il trattamento Craxi” Renzi dovrebbe capirlo dalla reazione del paese tutto all’inchiesta Consip. Nessuna opinione pubblica si interroga sugli “errori” dell’indagine. Anzi, nessuno se ne interessa. A voler essere precisi l’opinione pubblica si rende indisponibile ad apprendere che c’era qualcosa di sbagliato ai danni di Renzi. L’opinione pubblica queste cose non le vuol proprio sentire e se c’è una cosa da sentire pro Renzi fa come quelli che si tappano le orecchie e contemporaneamente fanno bla-bla-bla per coprire il suono delle parole che non vogliono ascoltare.

Nessun custode della pubblica moralità o dell’etica pubblica si affaccia in tal-show a spiegare, nessuno si azzarda a mettere la faccia (e la firma) su una spiega che spiega che volevano, provavano a incastrare Renzi. E nessun geloso custode degli equilibri dei poteri e dei contrappesi della democrazia ci mette la faccia (e la firma) nel comunicare che c’è agli atti una inchiesta condotta in maniera molto dubbia contro quello che allora era il presidente del Consiglio dei ministri.

Nessuno difende e si schiera con i sacri principi se i sacri principi difendono Renzi. Manca anzi poco, molto poco che la reazione sia un “gli sta bene”. Questo è “il trattamento Craxi”. E Renzi dovrebbe capirlo, capirlo dalla reazione del paese alla vicenda Consip, che a questo punto non gli resta che mollare. Mollare per evitare il personale peggio, ma soprattutto per evidente impraticabilità del campo collettivo.

 

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