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Renzi sfida Europa, Grillo e Salvini lo sgambettano. Anche qui

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ROMA – Renzi per una volta ha detto chiaro e tondo all’Unione Europa “l’Italia prima”. Prima nel senso concretissimo per cui i soldi che l’Italia spende per assistere i migranti che in Italia sbarcano e i soldi che l’Italia vuole e deve spendere per ricostruire dopo i terremoti vengono prima e sono più importanti di tante altre spese dell’Unione.

Non solo Renzi a parole, sia pure chiare e tonde. E’ arrivato un atto ufficiale del governo italiano in sede europea: la “riserva” (così si chiama), cioè l’annuncio del veto italiano al bilancio europeo 2017. Sono circa 160 miliardi di euro divisi in vari capitoli di spesa. Il governo italiano giudica ufficialmente e nero su bianco ingiusta e soprattutto inaccettabile la ripartizione: troppo poco per i migranti e il terremoto, cioè troppo poco per l’Italia. Quindi, se resta così, l’Italia blocca il bilancio perché il bilancio europeo può essere approvato solo all’unanimità.

Dice con atto ufficiale il governo italiano all’Unione Europea: blocchiamo il bilancio perché ci sono paesi dell’Unione (Ungheria in testa ma non solo) che vogliono partecipare alla distribuzione dei soldi ma non a quella dei migranti. Dice ancora: la ricostruzione dei paesi terremotati e la messa in sicurezza anti sismica del patrimonio immobiliare e residenziale, insomma dei pubblici edifici e delle case private, non può essere a misura di deficit di bilancio, non la ricostruzione che deve seguire il deficit ma il deficit deve seguire e adattarsi alla ricostruzione.

Sono parole e fatti molto tosti e concreti. Dicono Renzi li abbia messi in campo per motivi elettorali niente meno. Considerazione banale ma regolarmente omessa (vero, Mentana?):  in Italia la campagna elettorale per qualcosa o per l’arrivo di qualcosa è permanente e quindi non esiste, letteralmente non esiste un lasso di tempo nel quale si può scansare l’accusa di “manovra elettorale”.  Ma fosse anche per prendere voti, qualcuno degli elettori dei partiti e movimenti dell’opposizione è contrario a dire all’Europa: niente soldi se l’Europa se ne frega dei terremoti italiani e lascia sul groppone degli italiani i migranti, tutti i migranti?

No, in onestà (o questa parola vale solo in una direzione, è insomma onestà di slogan ma non di pensiero?) nessun elettore delle forze anti governo può essere contrario. Può pensare che siano solo parole. Ma quando sono già atti ufficiali di governo?

Allora ci pensano Grillo e Salvini a vigilare perché gli elettori anti governo non cadano nell’errore di aiutare il governo nemmeno se e quando fa i loro interessi. Dice Salvini (gli fa eco Brunetta): quella di Renzi è tutta scena. Ma se è già un fatto, se è già atto ufficiale, come si fa a dire che è scena? Si fa, si fa. Facendolo però si dimostra (anzi si mostra a chi vuol vedere e ha occhi per farlo) che in realtà di contrastare la cosiddetta “mala Europa” chi se ne frega. L’importante la vera questione non è avere più fondi, margini di bilancio, meno migranti in casa. L’obiettivo è avere più voti incazzati da raccogliere.

Passi per Salvini, questa è la cifra e la caratura della persona e del politico Salvini. Ma Grillo? Grillo che aveva detto dopo il terremoto che su questo punto era pronto ad appoggiare perfino il governo se l’Europa faceva la tirchia? Adesso Grillo sgambetta Renzi pure e proprio quando sfida l’Europa. Perché Grillo, anche lui, è in campagna elettorale e in campagna elettorale per abbattere il governo mica Grillo può dire che in questa sfida all’Unione il governo fa bene e fa gli interessi del paese tutto (il tornaconto, vero o presunto, elettorale c’è per tutti, vero Mentana?).

Anche Grillo dunque come Salvini dice e avverte i suoi: Renzi che sfida l’Europa è solo scena, finzione. Ma come si fa a dire finzione quando carta canta, è atto ufficiale di governo? Si fa, si fa. Si fa sui social network ad esempio, seguendo il comandamento per cui se riesce a fare diventare virale un messaggio, prima o poi ciò che è diventato virale sui social diventa reale nell’opinione. Reale nelle teste, anche se falso nella realtà.

Si fa, si fa. Con le nuove reti e tecnologie del consenso costruito. E anche un po’ coi vecchi cari sistemi. Ad esempio con un Tg7 di Enrico Mentana che ogni sera sempre più, con una leggera omissione qui, un accostamento là, un commentino apparentemente bipartisan al posto giusto, una equanimità rigorosa nelle forme ma piena di eccezioni nella sostanza…sempre più si fa “grillino”. Non per comando o obbedienza, ci mancherebbe. E neanche per opportunismo o altro del genere. Al Tg7, direttore ovviamente compreso sono ottimi professionisti, tra i migliori. Ogni sera sempre più il Tg7 si fa, fa se stesso spontaneamente grillino. Nel cuore, per istinto, per deriva. Ogni sera un po’, fino ad assorbire un giorno per osmosi tutta la cultura “grillina”.