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Roma, con Raggi il network Alemanno che irrita Grillo

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ROMA – Raggi sindaca ha appena verbalmente esibito al Corriere della Sera uno, uno di numero, sms proveniente da Beppe Grillo e a lei diretto quale forma di solidarietà. Se è questa la copertura politica di Grillo alla Raggi è finora (salvo cambi d’idea) ben poca cosa quantitativamente e qualitativamente. Grillo, doveva venire a Roma è non è venuto. Poteva parlare esplicitamente e a tutti sul suo blog e finora non l’ha fatto. Finora Grillo non ci ha messo la faccia e neanche la mano sul fuoco per Virginia Raggi sindaca.

E se non lo ha fatto, una ragione c’è, al Campidoglio e dintorno la ragione la chiamano “il network Alemanno”. Alemanno, Gianni Alemanno l’ex sindaco, quello che quando fu eletto la scalinata del Campidoglio divenne una selva di braccia tese nel saluto fascista, quello che negli anni nominò qua e là ai vertici di municipalizzate, municipi e uffici vari molti amici di gioventù. Alcuni venivano da una gioventù di destra eversiva. Altri da una giovinezza e incipiente maturità legate da una coerente missione: fare carriera.

Tra questi Raffaele Marra che Raggi sindaca prima prova a nominare al vertice del suo staff e poi viene costretta a collocarlo come semplice braccio destro ( i maligni dicono sia il “Rasputin della zarina”). Malignità, di certo Marra è consigliere ascoltato e difeso dalla Raggi. E di certo ha lavorato d’intesa sia con Alemanno che con Polverini, insomma la destra quando governava Roma e il Lazio. Non proprio Marra un uomo nuovo.

Alla stessa cordata, di sicuro alla stessa matrice è legato Salvatore Romeo nominato capo della segreteria politica della Raggi. E con qualche ardito (per ora) collegamento un legame e un’affinità tra i due e un’altra importante persona della giunta Raggi si trova. La terza persona è Paola Muraro, asre all’ambiente, responsabile dei rifiuti a Roma, terminale e controllore di un’attività che smuove montagne di denaro. La Muraro in queste poche settimane di giunta Raggi, settimane di battaglie, è sempre stata in prima linea dalla parte di Marra e Romeo. E contro i Minenna o Raineri o Solidoro mandati a Roma dall’ala per così dire tecnocratica di M5S, quella per ora sconfitta dal cosiddetto network Alemanno.

Network Alemanno da cui distantissima la biografia della stessa Raggi non è. Il lavoro, piccolo lavoro, ma pur sempre rapporto di lavoro, con lo studio legale Previti e poi con altro notissimo studio legale a Roma, noto per avere tra i suoi clienti tutta la destra politica amministrativa che via via fosse incappata in guai giudiziari. Tra i clienti dello studio, ad esempio, anche quel Panzironi che assumeva famiglie intere di “camerati”.

Network Alemanno la cui traccia operativa si può seguire, ad esempio, in Ama, l’azienda rifiuti, dove la Muraro sta facendo fuori tutti i dirigenti invisi o estranei al patto interno a suo tempo sottoscritto tra sindacalismo di destra e una parte della Cisl.

Network Alemanno in cui, è vero, non puoi non imbatterti in una città che Alemanno ha governato e che storicamente ha un forte elettorato di destra e una rappresentanza sociale di destra altrettanto forte. Elettorato e gruppi di interesse che hanno migrato all’ultimo giro verso M5S (lo ha fatto anche elettorato una volta di sinistra). M5S 70 per cento di voti alla Raggi al secondo turno è cosa tanto vasta che forzatamente dentro c’è di tutto, proprio di tutto. E questo spiega qualcosa di ciò che accade in Campidoglio.

Network Alemanno quasi inevitabile a Roma. Che comunque la Raggi non ha per nulla cercato di evitare. Anzi di loro Raggi sindaca si fida e forse si affida. Grillo di questo mondo romano poco sa e poco vuole sapere. A naso però, d’istinto sente e annusa che qualcosa non ha la misura e l’odore giusto. Non può e non vuole sconfessare la Raggi, non è mica pazzo. Ma più di un sms per ora proprio no. Perché questo network Alemanno tra i piedi (Grillo ha detto altra parola) lo fa…proprio incazzare.