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Roma illusione rimonta Pd su M5S. Capitale bugiarda, paese..

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ROMA – A Roma in queste ormai ore che precedono il voto di domenica incontri un numero crescente di illusi. Sono quelli che raccontano e si raccontano che Virginia Raggi candidata M5S è in calo e forse non ce la fa a diventare sindaco e che simmetricamente Roberto Giachetti è in crescita di consensi, sicuro del ballottaggio e competitivo al ballottaggio stesso. E’ l’illusione, nata non si sa come eppur gira, della rimonta Pd su M5S. Illusione: se Giachetti candidato Pd arriva al ballottaggio ha fatto il suo, il massimo che poteva.

A Roma anche in questi giorni elettorali come in tutti i giorni dell’anno da svariati anni incontri un numero enorme di disillusi. Disillusi dalla politica, dai partiti, dalle istituzioni, dallo Stato…Disillusi dalla sinistra, disillusi da Berlusconi. Disillusi da tutto, scienza, economia, finanza, ovviamente Europa compresa, senza lesinare un pizzico di disillusione al mondo intero.

Non fanno risparmio disillusione, sono i più e la portano come un abito, anzi ormai un’identità. Di una sola cosa non sono disillusi, di se stessi. Eppure dovrebbero essere disillusi proprio di se stessi. Senza la collaborazione attiva di milioni di cittadini nessuna forza aliena, nessuna Casta malefica poteva realizzare quel che è stato realizzato a Roma.

La città con le più alte tasse locali d’Europa, i peggiori servizi pubblici (trasporti, rifiuti, viabilità) tra le capitali europee, il numero più alto di stipendiati dalla mano pubblica, il più alto tasso di inefficienza e clientelismo. E, ultima ma non ultima, una ideologia di cittadinanza che si riassume nell’ognuno fa come gli pare e le regole le rispettano i fessi. Certo c’è stato un ceto politico che ha permesso e favorito questa mostruosità. Ma non si fanno 14 miliardi di debiti del Comune, 70 mila stipendi pubblici, centinaia di aziende pubbliche senza la partecipazione attiva di decine, centinaia di migliaia di cittadini.

A Roma di mal governo e mala gestione del denaro pubblico campano categorie, lobby, gente, popolo. Ma la capitale non sopporta e tollera di sentirselo dire. E infatti nessuno glielo dice. Roma opinione pubblica, Roma gente e popolo mente a se stessa, è con se stessa bugiarda. Si racconta che le buche che sono in tutte le strade potranno essere chiuse e sanate mantenendo insieme il sistema di mazzette e di appalti allungati e forniture scadenti…Si racconta che bus e metro potranno diventare decenti mantenendo il diritto dei dipendenti a lavorare meno che nel resto d’Italia…Si racconta che la corruzione, il mercato della cosa pubblica, potrà sparire senza che nessun portafoglio privato ci rimetta…

Nessun candidato sindaco si sogna lontanamente di accennare, indicare alla lontana a Roma che vota la verità. Non Alfio Marchini che racconta di cuore e amore manco fosse Sanremo. Non Gi Meloni che asserisce come slogan “Questa è Roma”, un vuoto pneumatico lessicale a metà tra la tautologia e il risibile. Non Stefano Fassina il cui unico cruccio e scopo è far danno a Renzi. Non Giachetti. Tanto meno Raggi candidata M5S. Che anzi è la perfetta sintesi di Roma qui e oggi.

I disillusi ma mai di stessi sono e saranno la spina dorsale dell’elettorato che voterà Raggi. Cui chiederanno quindi con il voto di essere ramazza e scopa di quelli che c’erano prima ma non certo di quello che c’era prima. Infatti la Raggi ha rassicurato che il sistema del denaro pubblico non si tocca e nelle aziende tipo Atac e Ama in forze si va a votare Raggi, Raggi sindaco vuol dire sicurezza che cambia l’orchestra ma non la musica di fondo nella grande azienda Comune di Roma.

E’ una capitale bugiarda quella che va al voto, bugiarda con se stessa. Napoli sembra persa e sparsa in un iperuranio socio-politico ormai oltre ogni punto di non ritorno. Ma è Roma e non le relativamente “normali” Torino, Milano e Bologna o la “folle” Napoli a darci la misura e la tempra e la lega di cui è fatto quei e oggi il paese tutto: argilla impastata di rancore, polveri di privilegio cementato, irresponsabilità civile spalmata come virtù e su tutto la solida muraglia della grande bugia. Non quella che ci raccontano, quella che ci raccontiamo.