Blitz quotidiano
powered by aruba

Roma si è arresa: paghetta a immigrato per pulire strade

La foto di di Lucio Fero

Leggi tutti gli articoli di Lucio Fero

ROMA – Roma (Capitale per carità come comanda la dizione ufficiale) si è arresa. Arresa alla impossibilità ormai sperimentata e conclamata che l’Ama, l’azienda pubblica controllata dal Comune, pulisca le sue strade. Ad agosto, per l’esattezza sotto Ferragosto, la sindaca Raggi neo eletta aveva proclamato la vittoria contro la sporcizia in strada. Era un miraggio di Ferragosto cui ovviamente non ha creduto nessuno. Tra un po’ è Natale e mentre la Raggi studia ancora da sindaco la città si arrende. Letteralmente strada per strada.

Via Lovanio, Parioli. Quartiere tutt’altro che periferico, per la precisione nel quadrante delle ambasciate: Turchia, Cina, Canada…Sui cancelli di una scuola e negli androni dei palazzi signorili è affisso un appello. Si legge: il martedì e il sabato mattina un ragazzo del Congo viene a spazzare e lavare la strada che nessuno altrimenti pulisce, si prega di sostenere questo ragazzo versando a lui direttamente la cifra che si vuole…

E’ il testo della resa. Nessuno spazza la strada (nessuno ripara le buche come nessuno ripristina i marciapiedi) e la gente dei Parioli si organizza tra il disperato e il rassegnato per la “paghetta” all’immigrato che due volte a settimana leva cartacce, escrementi di cane, immondizia rigurgitata dai cassonetti, cartoni, imballaggi e quanto altro  “arreda”  la strada.

La strada? No, le strade. Lavarsi da soli la strada è stato per qualche tempo l’impegno di gruppi e comitati di quartiere in ogni quartiere. Ma dopo un po’ non ce la si fa più. Ed ecco incontrarsi in un difficilmente immaginabile microcosmo l’immigrato senza un soldo, la cittadinanza senza servizi e lo sfasciume consolidato e insolente dei servizi pubblici a Roma. L’Ama, quando va molto bene, svuota i cassonetti. Nulla più. Le strade discarica non le pulisce, non fa parte del suo mansionario? Chissà.

L’immigrato senza un soldo invece che battere il quartiere per una eterna e alla fine urticante questua, si inventa spazzino. E la gente si inventa la paghetta all’immigrato spazzino. Da “pagare direttamente” si noti perché la fiducia reciproca tra cittadini è tale ormai che chiunque si faccia diretto raccoglitore della colletta è sospetto.

Roma si è arresa. Arresa alla realtà di non avere di fatto un servizio pubblico che renda e tenga le strade pulite. Così come si è arresa ad avere la peggiore azienda di trasporto pubblico del paese. L’Atac, quella che il sindaco Raggi ha definito “un fiore all’occhiello”. Un’azienda talmente bene organizzata che, quando viene proclamato uno sciopero da un sindacato che ha ben il 4 per cento dei consensi tra bi dipendenti, chiude per la giornata baracca, burattini e metro. Un’azienda l’Atac vera gemella dell’Ama. Entrambe hanno il massimo dei dipendenti nel settore e i peggiori bilanci e i debiti più forzuti.

Roma si è arresa ad avere tutto questo. Si sta arrendendo anche al dato di fatto di avere un sindaco e un governo della città, Raggi e Giunta M5S, nel fare qualunque cosa agili e scattanti come le statuine del presepe.