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Sanità tagli…non è vero ma ci crediamo sempre

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ROMA – Sanità, tagli alla Sanità: è stato il titolo, l’annuncio, la “notizia” stampata, raccontata e diffusa praticamente da tutta la comunicazione di massa e di nicchia italiana. Bene, non era vero. Neanche due giorni dopo i secchio titoli e dettagliati articoli sui “tagli alla Sanità” già decisi nella legge di bilancio arriva la legge di bilancio e per la Sanità non c’è un euro tagliato, anzi ci sono due miliardi in più rispetto al 2016.

Fosse la prima volta della notizia senza fondamento potrebbe essere un errore del sistema informativo o anche una ipotesi effettivamente venuta in testa al governo e poi abbandonata o forse ancora perfino una notizia mal compresa. Invece non è la prima volta, non è un errore, un equivoco, una marcia indietro del governo…No, è un’abitudine. Un’abitudine che ormai si può definire “mentale”.

I tagli alla Sanità non sono solo un tic dell’informazione, un riflesso quasi automatico quando si tratta di scrivere un “pezzo” o fare un titolo. Non sono solo una formula meccanicamente ripetuta come “bomba d’acqua” o “trasporti in tilt”. Sono di più, i tagli alla Sanità da anni non ci sono eppure ci crediamo sempre. E’ per la pubblica informazione ed opinione quello dei tagli alla Sanità come la storia del gatto nero che attraversa la strada, i 13 a tavola, la scala sotto cui passare: è un collettivo, generale, assodato non è vero ma ci credo.

I soldi, i miliardi per la Sanità pubblica non hanno mai smesso di crescere, neanche negli anni più duri della crisi. E anche stavolta crescono appunto da un anno all’altro di due miliardi arrivando a 113. E allora perché siamo tutti convinti, addirittura pronti a giurare sui tagli che in realtà non ci sono?

Per due motivi. Il primo è che le spese sanitarie, il fornire assistenza sanitaria completa e universale costa sempre di più. Gli stessi due miliardi in più 2017 (non poca cosa) non basteranno a coprire l’incremento dei prezzi dei farmaci oncologici, il costo delle terapie contro l’epatite C e più in generale l’effetto dell’invecchiamento (e quindi morbilità) della popolazione. Quando viviamo, sperimentiamo una copertura sanitaria meno completa o efficiente ai nostri diretti danni non è perché sia stato  mai tagliato un euro, è perché il sistema sanitario pubblico italiano (forse il più garantito e generoso al mondo) non ce la fa più a reggere quel che gli viene chiesto.

Al netto degli almeno 10 miliardi su 113 stimati quanto a sprechi e corruzione, al netto delle efficienze o inefficienze regionali o si riduce la copertura dell’assistenza universale (l’anti infiammatorio da 5 euro te lo compri da solo, l’anti cancro da 5.000 te lo paga la Sanità) o si destina alla Sanità una percentuale della ricchezza nazionale superiore a quella attuale. Prendendola da dove? Dalla previdenza? Dai salari? Da altre tasse?

Il secondo motivo per cui vediamo ogni giorno tagli alla Sanità che non ci sono, il secondo motivo per cui non è vero ma ci crediamo sempre è che siamo stati abituati per decenni (singoli individui, famiglie, Regioni, Comuni, sindacati, aziende fornitrici, farmacie, ospedali, cliniche, medici di famiglia e non…) a una quota soldi per la Sanità appunto sempre in crescita, spesso in forte crescita. Così che l’aspettativa di ulteriori fondi da aspettativa è diventata, si è sedimentata come rivendicazione, rivendicazione di un diritto.

Se per anni e anni mi hai aumentato ogni anno di cinque e un anno mi aumenti due lo vivo, lo viviamo come si ci avessero “tagliato” tre. Così lo vivono Regioni, Comuni, sindacati, farmacie, cliniche private, ospedali pubblici, aziende fornitrici e opinione e informazione pubbliche. Quindi al prossimo giro, altro giro e altro titolo e dibattito e dispiacere e lamento sui “Tagli alla Sanità”. Infatti, anche se ci fanno passare sotto quella scala, incrociare un gatto nero, sedere a tavola con altri 12 e non ci succede niente, nulla ci convincerà che non sia in qualche modo pericoloso. Non è vero ma ci crediamo, sempre.