Lucio Fero

Sky, scioperano giornalisti Tg e news. Sportivi no, non sono giornalisti?

Sky, scioperano giornalisti Tg e news. Sportivi no, non sono giornalisti?

Sky, scioperano giornalisti Tg e news. Sportivi no, non sono giornalisti?

ROMA – Sky, è mezzogiorno del 24 gennaio 2017 e i giornalisti bloccano i notiziari, insomma sciopero a Sky news. Ma, per quel che se ne sa, sciopero lì e solo lì, alle news. I giornalisti sportivi di Sky non scioperano. Sky sport non fa una piega nel palinsesto e nei programmi. Perché, ci sono a Sky due famiglie separate di giornalisti?

In beve la storia di questo sciopero. A Roma Sky ha circa 600 dipendenti tra giornalisti e tecnici e amministrativi. Trecento di questi vuole trasferirli a Milano, 120 li considera di troppo. A chi va a Milano l’azienda promette più o meno vagamente un aiuto economico per il trasloco e forse qualcosa nei dintorni della busta paga per il fastidio. A chi non ci sta fa ufficiosamente sapere che ci sono tre anni di stipendio in cambio delle dimissioni. Insomma, tutto i quasi a Milano e se qualcuno non ci sta e molla, l’azienda di certo non piange, anzi.

A Roma Sky ha, tra un po’ si potrà dire aveva, soprattutto l’informazione, i tg, le news. Al di là delle delle chiacchiere di rito (aziendali e sindacali) il maxi trasloco è uno smontaggio di fatto. Attesta che Sky azienda (legittimamente, si può fare, non è peccato) sull’informazione non punta, a questo comparto di attività è arrivata a non credere. Quindi smonta e rimonta un ramo d’azienda puntando a risparmiare in costi per il personale e la gestione. E se il prodotto, le news..? Il prodotto, il ramo news è accessorio, complementare, più o meno come viene viene. L’azienda l’ha detto con i fatti, difficile non comprenderlo.

I giornalisti di Sky, la stragrande maggioranza con sede di lavoro a Roma, dunque scioperano. Scioperano soprattutto contro il trasferimento. Che è cosa che può squassare famiglie oltre che abitudini. Ma non è con la improbabile tesi dell’informazione vera e buona solo se fatta a Roma che potranno resistere, tanto meno con il lamento per il trasferimento forzato. Anche si atteggiassero a “deportati” non andrebbero lontani nell’opporsi all’azienda. La trincea del si resta a Roma per la “completezza e obiettività” dell’informazione è tanto disperata quanto ridicola.

Qualche speranza in più l’avrebbe una resistenza politica, sindacale e perfino culturale e civile se fosse impostata su quel che è: lo smontaggio del ramo d’azienda informazione. Certo l’azienda è libera di investire o disinvestire su quel che vuole. Ma smontare le news se modifica poco nel bilancio Sky modifica molto nel disegno che l’azienda offre di se stessa al pubblico, ai clienti. Sky che ufficialmente se ne frega delle news scala di qualche gradino nella graduatoria del prestigio delle pay-tv, scala rispetto alla sua stessa auto collocazione.

Ed ecco perché avrebbero dovuto scioperare anche i giornalisti sportivi di Sky, perché l’identità aziendale è fatto che riguarda anche loro. Invece a quel che se ne sa mentre scriviamo Sky Sport ritiene questa una faccenda di “quelli di Roma” e di “quelli delle news”. Vero se riguardasse solo il trasferimento, ai tempi molti “romani” di Sky Sport furono trasferiti a Milano. Ma non si tratta, non si dovrebbe trattare di aiutare i “romani” delle news  ad evitare il trasferimento. Dovrebbe trattarsi di consapevolezza della natura della azienda in cui si lavora e quindi in ultima analisi della natura del proprio reddito.

E poi, ultimo ma non ultimo, una questione di stile. Vero è che l’azienda ha fatto sapere tra le righe e neanche tanto della comunicazione dell’amministratore delegato che non gradisce interruzioni del servizio ai clienti, però una giornata di sciopero come gesto, solidarietà, mossa, scena, obolo dovuto…Non farla, non pensarla a Sky Sport è indice sicuro della presenza di un’idea un po’ pitocca del lavoro e dello stipendio.

Comunque sia, ma se a Sky Sport decidono che non sono fatti loro e che loro si fanno solo i fatti loro, liberi e nessuna predica che non ci sono pulpiti abilitati a farle. Però un po meno di retorica ad ogni ora del giorno sulla “missione” di accompagnare e raccontare quel “grande vettore di valori che è lo sport”, un po’ meno di “quanto siamo sociali, lo facciamo per lo sport che è la cosa più buona del mondo”…ecco non guasterebbe. Questione di stile, non tanto giornalistico o sportivo, stile di vivere.

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