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Sondaggio: No 54, Sì 46. Renzi si dimette poi la mossa governi chi ha vinto?

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ROMA – Sondaggio, l’ultimo che si può rendere pubblico a termine di legge. L’ultimo sondaggio sul referendum dice No al 54% e Sì al 46% (Istituto Piepoli). A meno che non ci sia un “elettore nascosto” e che nei sondaggi si nasconde, il risultato del voto sembra scritto o quasi.

“Elettore nascosto” e che si nascondeva, negli Usa era quello che voleva e poi avrebbe in effetto votato Trump ma faceva fatica a dirlo perché non voleva essere attaccato, criticato, giudicato. In Italia dovrebbe essere quello intenzionato a votare Sì (cioè Renzi) ma non lo dice, perché votare contro il governo è molto cool e quasi di moda, votare a favore del governo è di fatto socialmente scorretto, si viene attaccati, criticati, guardati storto.

Otto punti percentuali di differenza, quelli tra il 54 e il 46 per cento di per sé non vorrebbero dire vittoria. Sarebbero recuperabili. Se cresce l’affluenza reale ora stimata appena sopra il 50 per cento dell’elettorato. Più gente va a votare più cresce percentualmente il Sì. Perché il No è forte nelle “curve”, nell’elettorato militante e partigiano, qui il No è più forte del Sì. E lo resta più forte il No nelle “tribune”, comunque tra i tifosi della politica. Ma, se e quanto va a votare la gente fuori dallo stadio, l’elettorato non furente, militante e tifoso, allora cresce il Sì.

Ma al 60 e passa per cento di votanti il 4 dicembre nessuno praticamente crede e il vantaggio del No è un vantaggio consolidato nel tempo. Fosse un 54 per cento che viene da un precedente 65%, allora il Sì potrebbe rimontare su un No che va planando. Ma così non è, è il Sì che è planato nei mesi della campagna referendaria.

Quindi con tutta probabilità, ultimo sondaggio che sia consentito rendere pubblico alla mano, il No vince il referendum.

Poi tutti chiedono, scrutano, interrogano, consultano esperti e amici e anche l’oroscopo e il benzinaio e l’avvocato che sta di fronte…Poi, se vince il No, Renzi che fa? Si dimette ecco che fa. Si dimette sicuro, garantito, ovvio, inevitabile.

Magari la domanda vera è che succede dopo che si è dimesso da presidente del Consiglio. Succede con tutta probabilità (probabile, non certe come le dimissioni) che Mattarella presidente della Repubblica “rinvia alle Camere” il governo dimissionario e il suo presidente per verificare se esista o no una maggioranza di governo. E lì la palla torna a Renzi che potrebbe decidere di accontentarsi e proseguire come nulla fosse. Escluso, non lo farà. Non vuole e gli sarebbe impossibile proseguire con un governo che non è nato da un voto e da un voto è stato bocciato.

Allora succede che di governo bisogna farne un altro. E probabile che Mattarella incarichi di formarlo proprio Renzi in prima battuta (chi altri se no?). Un governo per fare la riforma elettorale, per dare al paese una legge elettorale con cui votare visto che quella precedente è stata bocciata dalla Corte Costituzionale e che l’Italicum è naufragato insieme alla riforma Boschi bocciata dal referendum. Un governo di un annetto o giù di lì da fare con l’accordo con i Berlusconi/Brunetta oltre che con i Verdini/Alfano, sotto l’alto patronato dei Bersani/D’Alema e con qualche intesa anche con Salvini da una parte e gli eredi di Vendola dall’altra. Con il solo Grillo che gioca a chiamarsi fuori da tutto. Un governo che il paese battezzerebbe subito governo “inciucio”. Con la chiara e forse unica missione di “galleggiare” fino alle prossime elezioni.

Ci sta Renzi a guidarlo un governo così? Le ultime parole disponibili dicono di no: “io non posso essere quello che si mette d’accordo con gli altri partiti per fare un governo di scopo o governicchio o tecnico che poi finisce sempre che si alzano le tasse…”.

E allora Renzi che fa dopo la vittoria del No se vince il No? Si dimette di sicuro. E poi, forse, se Renzi ce la fa a pensarla e a osarla, ci sarebbe la mossa del “governi chi ha vinto”. Ci sarebbe la mossa di un Renzi che dice al presidente della Repubblica, alle Camere, al paese e all’elettorato: una maggioranza elettorale ha bocciato la mia riforma dello Stato e affossato la mia legge elettorale, ora quella maggioranza elettorale esprima legittimamente e doverosamente il suo governo.

Renzi potrebbe giocare la mossa della “maggioranza referendaria” cui fare onore ed onere di tradurre se stessa in maggioranza politica e di governo. I vincitori, Grillo, Salvini, Bersani, Meloni, Berlusconi chiamati a governare e a subito e inevitabilmente mostrare che una maggioranza e un governo non sono in grado di farlo i vincitori e che quindi non hanno nulla se non il caos da mettere al posto del governo che hanno abbattuto per via referendaria.

A quel punto, se Renzi avrà il cuore di correre i rischi della mossa del “governi chi ha vinto”, dopo l’immediato sgretolarsi della maggioranza referendaria di fronte al compito di governare, a quel punto e solo a quel punto Renzi potrebbe accettare un reincarico, anzi un nuovo incarico a fare il governo. Sarebbe richiamato, anche di fronte alla pubblica opinione, per evidente interesse nazionale, per assenza di alternative e potrebbe operare alle sue condizioni.

Se vince il No e Renzi fa il “governicchio inciucio”, allora Renzi politico svanisce, tramonta, si disfa. Malamente, squallidamente, tristemente. Se Renzi fa la mossa del “governi chi ha vinto e vediamo se la maggioranza referendaria è capace”, allora Renzi politico rischia di essere mollato, aggirato, battuto. E fa correre rischi anche al paese tutto che non vivrebbe gratis e senza dazio le settimane della “maggioranza referendaria al governo”. Però, se il ragazzo ha cuore, voglia e fortuna…capace pure che gli tocca fare il Cincinnato de noartri.