Lucio Fero

Suicidio stampa: copia, ripeti, gonfia…e nulla più

Suicidio stampa: copia, ripeti, gonfia...e nulla più

Suicidio stampa: copia, ripeti, gonfia…e nulla più (nella foto, una parte del corteo di sabato 25 marzo a Roma)

ROMA – Suicidio, è in corso e ogni mese si perfeziona (vedi i dati di vendita dei quotidiani in edicola di gennaio 2017) un suicidio della stampa, in particolare della carta stampata. Suicidio, non ovvio ridimensionamento/tramonto della carta stampata rispetto alle varie forme di comunicazione via internet.

Paragonare le vendite e la diffusione dei quotidiani italiani nell’era pre internet con quelle di oggi sarebbe come conteggiare il numero delle carrozze a cavalli prima e dopo la produzione industriale di automobili.

Ma la carta stampata italiana, quotidiani e periodici, negli ultimi dieci anni ha visto dimezzarsi il totale delle copie vendute. E dieci anni fa internet c’era già. L’emorragia violenta di copie dell’ultimo decennio è quasi tutta figlia del suicidio. Emorragia da emofiliaco che si procura tagli, questo fa la stampa di se stessa ogni giorno.

Il suicidio della stampa a mezzo stampa ha il suo codice e i suoi comandamenti. Tre, assoluti e totali, sostanzialmente indiscussi, rispettati, fatti rispettare. Eccoli: copiare, ripetere, gonfiare. Copia, ripeti e gonfia, le funzioni della stampa che va in edicola sono tutte qui. Copia, ripeti e gonfia, in questo triangolo di competenze e professionalità trovi tutte le testate, gli orientamenti, l’identità dei giornali e dei giornalisti.

Copia, copiare è l’attività fondamentale e fondamentalmente praticata. I quotidiani di carta copiano a sera dalle home page del pomeriggio, le home page copiano al mattino dalle prime pagine fatte la sera, tutti hanno copiato per 12 ore filate dalle agenzie di stampa. Che a loro volta hanno copiato da dichiarazioni, comunicati, uffici stampa.

Si copia e non c’è niente di male, si chiamano fonti. Il tratto suicida consiste nel copiare e basta e pensare che la merce informazione, il servizio informazione da vendere e fornire sia il copiato e nulla più. Un infinito copiato nell’ossessione compulsiva dell’on time ha, ovviamente, scarso mercato, acquirenti calanti.

Oltre al copiato c’è il…ripetuto. L’altra funzione che la stampa assegna a se stessa è quella del riportare le dichiarazioni, le frasi, le parole, il parlato di chiunque su qualunque cosa. Ripetere, riportare, ripetere, riportare, ripetere, riportare.

Il politico, il ministro, l’economista, il rapper, il calciatore, la vittima, il carnefice, il sindaco, il ladro, la guardia, il passante, il vicino di casa, l’attore…Fargli dire qualcosa è il picco della professionalità  che si invera nelle virgolette su carta stampata e nel video in tv e sugli altri media.

L’informazione e cioè la somma delle frasi ripetute e ripetute e nulla più non ha, ovviamente, grande mercato e molti acquirenti. E il tratto suicida consiste nell’aumentare la dose ad ogni settimana del ripetere, ripetere, ripetere.

Terzo carattere professionale e produttivo: gonfiare. Gonfiare per missione, gusto, attitudine, abitudine. Gonfiare perché l’unico timbro narrativo conosciuto e praticato è quello del gonfiare oltre i limiti dell’improbabile e inplausibile. Gonfiare per finalità politiche e di propaganda, magari fosse solo questo.

Se due quotidiani tra i tanti particolarmente connaturati al gonfiare, Il Fatto e Libero, gonfiano la realtà rispettivamente fino a lasciar intravedere che i caccia italiani bombardano Mosul e fanno strage di civili mentre l’altro gonfia fino a narrare gli immigrati messi a stipendio dallo Stato italiano, questo è un gonfiaggio che in fondo si vede come tale e attrae e convince solo i già attratti e convinti.

Il tratto suicida della stampa a mezzo stampa è invece il gonfiaggio come unica tonalità. Esempio? Lo sgomento, l’affannarsi, il grottesco degli inviati di giornali e tv che in diretta a Roma il sabato che doveva essere degli scontri annunciavano trafelati: “Il corteo si muove…Il corteo si ferma…”. E addirittura: “C’è la polizia!”. Nessuna capacità di riconvertire il timbro narrativo alla realtà. Il gonfiato sistematico non è merce né servizio che abbia grande mercato e acquirenti.

Quindi i quotidiani una volta a grande diffusione producendo secondo i canoni del copia, ripeti, gonfia e… nulla più sono discesi sotto la soglia delle 200.000 copie vendute e i quotidiani una volta “medi” adesso guardano con nostalgia le 100.000 copie vendute e i quotidiani che ancora fanno opinione nei talk-show televisivi (e solo lì) viaggiano tra le 15 e le 30 mila copie. Stampa semi clandestina.

Soprattutto stampa senza più nessuna forma e quantità di egemonia sul pensare pubblico. Avendo abdicato alla difficile e complessa azione di elaborare e testare prima di copiare, di comprendere e confrontare prima di ripetere e di dimensionare in un plausibile reale il gonfiato, la stampa si suicida a mezzo stampa perché pretende di vendere a prezzo alto (1,50 euro quando non di più) materiale da riporto, semi lavorato e inaffidabile.

Con questo tipo di prodotto la stampa si suicida e insiste a farlo. Non è questione di errori che sono parte ineliminabile del creato e anche dell’informazione. Può non far piacere leggere qua e là e in molti luoghi la “notizia” che i repubblicani sono stati sconfitti sull’Obamacare. Raccontarla così è sbagliato, tanto sbagliato.

Sono stati 35 eletti dal popolo repubblicani da una parte e una ventina di eletti repubblicani dall’altra ad affossare la riforma Trump della Sanità che doveva sostituire l’Obamacare. Per i primi 35/40 la salute è merce e solo al mercato la puoi comprare, quindi anche la Sanità di Trump era troppa spesa pubblica. Gli altri, sempre repubblicani, non se la sono sentita di firmare 14 milioni di americani senza polizza sanitaria qui, ora e subito e 24 milioni in dieci anni. Altro che sconfitta dei repubblicani…

Non è questione di errori e neanche di autismo informativo. Nelle scorse settimane tutti titolare su Berlusconi programma: abolizione della tassa sulla prima casa. Tassa sulla prima casa che non c’è da tempo. Ora, si poteva anche fare a meno di smentire o imbarazzare Berlusconi, ma in redazione possibile non ci sia qualcuno con una casa di proprietà, la prima, in cui da qualche tempo non paga più la tassa? Niente, autismo puro nel rapporto con la realtà.

Ad errori e insensibilità, pigrizie e perfino pesante disinformazione (diciamo così) da parte degli informatori si sopravvive e si è sempre sopravvissuto. Ma all’obbligo, alla riduzione, all’abdicazione, al suicidio volontario di aver ridotto la stampa e la sua merce e prodotto al copiato, ripetuto e gonfiato, no a questo non si sopravvive.

Cetacei spesso si spiaggiano e vanno a morire in branco, soffocati. Non sappiamo perché lo facciano e comunque non lo fanno certo sempre e tutti. Stampa va a suicidarsi e sappiamo come e perché e da anni lo fanno tutti e tutti insieme. È un fenomeno naturale che la natura della stampa non spiega, quasi l’inverarsi di un incantesimo suicida che nessuno può e sa spezzare.

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