Lucio Fero

Terremoto lungo cinque mesi. Non è finito, colpirà ancora

Terremoto lungo cinque mesi. Non è finito, colpirà ancora

Terremoto lungo cinque mesi. Non è finito, colpirà ancora (foto Ansa)

ROMA – Terremoto stamattina 18 gennaio 2017, tre forti scosse, di quelle che fanno tremare un quarto d’Italia, tecnicamente sopra magnitudo cinque. Terremoto forte il 30 e il 26 ottobre. Terremoto grande il 24 agosto. Quattro volte di fila e sempre lo stesso sisma. Un  terremoto lungo cinque mesi, da agosto 2016 a gennaio 2017. Lungo cinque mesi, finora. Perché non è finito, colpirà, durerà ancora.

Il triangolo o cerchio, qualunque sia la figura geometrica che si vuol disegnare sulla carta geografica per mappare l’area del sisma, è sempre lo stesso. Abruzzo, Marche, Umbria, Molise, Lazio. Non tutte le Regioni elencate toccate dal sisma in tutta la loro estensione ma tutte toccate dal terremoto in precise zone: alto Lazio, Umbria meridionale e soprattutto la dorsale appenninica quando attraversa Abruzzo, Marche, Molise. Un altro “osso” d’Italia come quello dei rilievi, sempre dell’Appennino, in Irpinia tra Campania, Basilicata e Calabria. E al terremoto dell’Irpinia bisogna rifarsi, quello del 1980, per trovare movimenti tellurici di entità paragonabile.

Entità simili delle scosse (anche se quelle in Irpinia furono di magnitudo maggiore) ma questo terremoto dell’ “osso” più a Nord è più lungo, maledettamente più lungo. Qualunque cosa stia scuotendo gli Appennini (placca africana, catena montuosa che scivola in basso, faglie locali che entrano in una sorta di risonanza) non ha finito. Da agosto scorso 45 mila scosse sono l’evidenza. E la previsione dei sismologi è unanime: durerà, colpirà ancora. E non c’è edulcorata dizione tanto cara ai notiziari tipo “sciame sismico” che possa addolcire. Si dice “sciame” per suggerire che durerà sì ma in maniera meno intensa, con scosse sempre più leggere, ad esaurimento. Ma non sta scritto da nessuna parte che sia così, le scosse di stamane 18 gennaio hanno già smentito e smontato questa consolazione ingannevole.

D’altra parte la memoria collettiva dei terremoti presenta ampi e caratteristici vuoti: altri sisma nel passato hanno avuto al durata complessiva di anni. Che non sia finito è nelle previsioni e nei fatti. E quindi comporta (o comporterebbe) conseguenze e conclusioni tanto obbligate quanto impossibili da trarre. Se il terremoto già lungo cinque mesi continuerà e nessuno può dire sarà un continuare a bassa intensità, la ricostruzione integrale e dall’inizio immediato in alcune zone colpite è una fatica di Sisifo e una impresa non del tutto sensata. Ma dire che ricostruire da subito e proprio là è talvolta tra l’impossibile e il non saggio non si può.

Non si può dirlo a popolazioni che già denunciano e lamentano ritardi nella ricostruzione. Né si può dire che alcune zone e luoghi pensarli e volerli non solo riabitati domani ma abitati ancora e fin da oggi è forse al di là delle possibilità. Frazioni isolate, paesini in gran parte crollati e difficili da raggiungere con una viabilità normale…ci sono luoghi che il terremoto lungo mesi e mesi non consente di tenere in vita artificialmente. Ma dirlo non si può ed è comprensibile nessuno si assuma l’onere di dirlo.

Quello di condannare ad un abbandono di fatto alcune micro zone della penisola non è ilo solo effetto del terremoto lungo cinque mesi e che ancora continua. L’altro è il penetrare nelle ossa e nella testa di milioni di abitanti di Roma del terremoto come possibilità presenza non “forestiera” ma casalinga. Il terremoto a Roma dalla sfera dell’impossibile del temuto solo da anziane apprensive signore la mattina del 18 gennaio è entrato a dettare comportamenti di massa quali l’abbandono di scuole e uffici e luoghi chiusi. A Roma (ma anche a Rieti e in altri centri urbani) il terremoto è diventato possibile, anzi presente. Questo Roma e romani hanno scoperto alla quarta volta da agosto che casa gli è un po’ tremata sotto i piedi. Quel che non hanno ancora scoperto compiutamente pur avendolo vissuto è che la loro città, la capitale del paese, la metropoli europea dove vivono di fronte al terremoto non sa che fare. Nessuno ci ha mai pensato seriamente e questo, a ben guardare, è il miglior complice e moltiplicatore di danni di ogni terremoto.

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