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Terremoto scoperchia..Italia imbrogliona. Furbetti del cemento

La foto di di Lucio Fero

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ROMA – Terremoto scoperchia un’Italia imbrogliona. Non la scopre il terremoto l’Italia imbrogliona. Sarebbe comunque una scoperta dell’acqua calda. Ma la scoperchia, le leva il tetto sotto la quale riposa e si acquatta. Un’Italia degli imbrogli dove i furbetti del cemento e della carta (quella di autorizzazioni, delibere, attestati…) sono ovunque, sono massa, sono normalità, abitudine, costume.

“Certificati falsi” è il titolo e la notizia del Corriere della Sera. I magistrati sospettano che molti edifici crollati siano stati collaudati, rinforzati, ristrutturati con appunto certificati falsi. Si attestava che tutto era in regola sapendo però che tutti quei soldi per l’antisisma mica li spendiamo davvero…Lo sospettano i magistrati, lo lascia supporre il buon senso: possibile fossero tutti edifici ufficialmente non sicuri? Venuti giù paesi interi, possibile paesi interi fossero ufficialmente dal punto di vista urbanistico ed edilizio irregolari? No, sulla carta ovviamente erano in regola e sicuri. Sulla carta, dunque forse, probabilmente, certificati e certificazioni falsi, ammorbiditi, compiacenti. Se è così, responsabili i burocrati, gli ispettori, i sindaci, gli asri, i costruttori, i capo cantiere, i proprietari…Più o meno tutti.

“Fondi deviati” è il titolo e la notizia de La Repubblica. Due terremoti, quello del ’97 e del 2009. Due terremoti e due volte denaro pubblico verso le amministrazioni e le zone che poi saranno colpite dal terzo terremoto, quello del 24 agosto 2o16. Denaro pubblico destinato a ponti mai edificati, a scuole da rendere antisismiche e invece solo rimpannucciate, ad edifici pubblici e privati da rifare sicuri. Fondi, soli, tanti. Dello Stato e del contribuente italiano e anche, non pochi, della sempre “cattiva” Europa. Soldi, fondi che non sono andati dove dovevano andare. Le amministrazioni locali ci hanno fatto altro: regalie, campagne di consenso, spreco. O semplicemente non hanno saputo che farsene di quei soldi perché incompetenti e inefficienti. Sembra che la continua selezione a rovescio del ceto politico (l’ incompetenza come virtù, l’ignoranza professionale come garanzia, la teatralità come principale sapienza) non abbia un prezzo. Invece il prezzo è enorme, quotidiano, ubiquo. Il terremoto scoperchia anche questo.

“Appalti truffa” è il titolo e la notizia de La Stampa. La scuola crollata, l’ospedale, la caserma. Insomma gli edifici pubblici. E La Stampa e il Corriere hanno mandato tecnici a guardare o foto da guardare ai tecnici. Foto e immagini ci case private crollate. E tutti hanno visto come anche la gran parte della case private (anche i privati hanno avuto finanziamenti pubblici per pagarsi la loro sicurezza) siano state ricostruite o ristrutturate fuori regola e fuori sicurezza.

Un’Italia imbrogliona che drammaticamente imbroglia perfino se stessa. Un’Italia dei furbetti del cemento e della carta ufficiale che deroga, aggiusta, arronza, evade la regola e il relativo costo. E prepara a se stessa così facendo la conta dei feriti e dei morti sotto le macerie. Un’Italia di massa fatta, purtroppo va ripetuto, di asri, sindaci, deputati, ingegneri, pubblici ufficiali, imprenditori, aziende, proprietari di prime e seconde case, abitanti, cittadini, elettori, avvocati, tecnici, burocrati…Un’Italia complice del proprio danno e dramma. Un’Italia che il terremoto quando arriva regolarmente scoperchia. Speriamo che questo terremoto, per la prima volta, dopo aver scoperchiato quest’Italia, sia l’ottima ragione e la stazione di partenza per seppellirla quest’Italia complice. Speriamo.