Lucio Fero

Trump taglia tasse ma Casa Bianca ammette: in autunno, forse

Trump taglia tasse ma Casa Bianca ammette: in autunno, forse

Trump taglia tasse ma Casa Bianca ammette: in autunno, forse

ROMA – Trump ha annunciato il suo piano e la sua ferma intenzione di procedere “al più ampio taglio di tasse della storia americana”. Sulla sua volontà di realizzarlo non è lecito nutrire dubbi, anche perché Trump comincia ad aver bisogno di qualcosa di “forte” oltre alle parole che caratterizzi la sua presidenza che altrimenti scivolerebbe verso la zona “chiacchiere e distintivo”. E neanche è il caso di star a fare troppo i pignoli con la precisione dei numeri secondo i quali il più ampio taglio di tasse della storia americana fu quello Di Reagan e quello annunciato da Trump arriverà, quando arriverà, secondo per quantità. Magari sarà invece proprio il caso di ascoltare e registrare quel che la stessa Casa Bianca ammette per bocca del ministro di Trump agli affari dell’economia: il gran taglio delle tasse se sarà, sarà non prima dell’autunno.

E perché tra sei mesi e non oggi? Perché il gran taglio delle tasse deve essere votato dal Congresso Usa. Altrimenti è come i milioni di posti di lavoro in più e il calo delle aliquote Irpef dei politici e governanti italiani: annuncio, promessa, magari intenzione. Ma tra il dire e il fare se non proprio un mare qualcosa di mezzo c’è anche nell’America di Trump.

E il Congresso, sia nella minoranza democratica (il che è ovvio) sia nella maggioranza repubblicana proprio entusiasta del gran taglio delle tasse non è. Non che dispiaccia ai politici al al Congresso Usa tagliare le tasse, è che si pongono l’elementare domanda: chi paga?

San raffaele

Il taglio delle tasse annunciato da Trump favorisce soprattutto le imprese, 20 punti in meno, aliquota da 35 a 15 per cento. Ci sono nel gran taglio riduzioni delle aliquote anche per le persone fisiche (a grandi linee la nostra Irpef) ma sono minori e di minor impatto sul bilancio. Già, perché anche Trump ha un bilancio. Se tagli tasse, incassi meno. Nel caso del gran taglio di Trump, molto meno.

Il ministro dei conti di Trump non è stato chiarissimo sul fatto che Trump voglia “rientrare” ed eventualmente sul come. Gli Usa hanno già grosso deficit pubblico, insomma più spese che entrate. Deficit e debito pubblici americani ritenuti però solidissimi e solvibilissimi perché gli americani pagano relativamente poche tasse e quindi in caso di bisogno e necessità c’è ampio margine perché il bilancio Usa possano onorare i suoi debiti per via fiscale. Ma se abbassi e di tanto le tasse, deficit e debito aumentano. E anche molti repubblicani fanno di conto e temono aumentino di troppo, fino a rischiare di finire fuori controllo.

Ma l’amministrazione Trump lascia intravedere a parziale compenso del taglio di tasse su imprese e famiglie americane, tasse su merci estere. Tasse concepite più o meno così: una merce americana paga in Italia 22 per cento di Iva? Una merce italiana sarà tassata in Usa al 22 per cento e non alla ridotta aliquota americana. Faranno davvero così? Non si sa, sulla tassa sui commerci esteri Amministrazione Trump getta sasso e nasconde mano poi mostra mano con sasso e infine mano senza sasso…

Di sicuro Trump e governo contano sulla “curva”. Quella “curva” che animò la teoria economica anni ’80 e seguenti secondo la quale i soldi non pagati in tasse diventano soldi spesi in consumi e investimenti e quindi si allarga la base delle tasse pagate quanto più le abbassi. (Corollario, la teoria dello sgocciolio: fate arricchire senza tassare neanche per finanziare il Welfare, la ricchezza dei ricchi sgocciolerà anche sui poveri). Teoria della curva e dello sgocciolio che ai tempi piacquero tanto a Berlusconi e che oggi piacciono tanto a Salvini tanto per stare nel cortile di casa. Teorie che furono applicate da Reagan presidente e…la curva non funzionò. Il grande taglio delle tasse durò un anno e poi fu di fatto ritirato.

La curva più tagli le tasse più tasse arrivano in cassa allo Stato non funzionò perché semplicemente non funziona. Reagan, il liberista Reagan diede una frustata positiva all’economia americana. Ma ci riuscì, più che abbassando le tasse, facendo ritirare lo Stato da settori dell’economia, “affamando la bestia” come diceva lui. Abbassare le tasse funziona, eccome se funziona, solo e soltanto se finanzi lo sbilancio con l’abbassamento della spesa pubblica. In fondo non ci vuole grande ingegno: in un bilancio se diminuisci le entrate per stare in equilibrio e salute devi diminuire le uscite.

Quindi Trump dovrà contrattare col Congresso e pesare quali e quanti tagli e se tagli di spesa e se aumenti di deficit. Sarà un lavoro duro e per nulla sbrigativo e non è per nulla detto che il gran taglio delle tasse alla fine avrà i connotati di quello annunciato. Questo negli Usa. Da noi tutto più facile e semplice: tutti giurano e promettono che le tasse caleranno, la spesa pubblica non si tocca, deficit e debito calano. Come? Ma che domande…per miracolo e volontà popolare, lo vuole “la gente” da noi equivale a deus vult. Infatti abbiamo le tasse più alte (per chi le paga), la spesa pubblica più alta e intoccabile, il debito pubblico secondo al mondo per altezza…

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