Lucio Fero

Vaccini, Fedeli ministro stampo Cgil: consocio-corporativa anche sulla salute

Vaccini, Fedeli ministro stampo Cgil: consocio-corporativa anche sulla salute

Vaccini, Fedeli ministro stampo Cgil: consocio-corporativa anche sulla salute

ROMA – Vaccini, la partita intra governativa tra Beatrice Lorenzin, ministra della Salute portatrice di una leggerissima spruzzatina di cultura liberale, e la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, latrice di robusta cultura consociativa, è stata vinta nettamente dalla seconda. Fedeli batte Lorenzin sul campo del decreto che reintroduce sì l’obbligo dei vaccini per entrare a scuola. Ma solo fino ai sei anni. Poi, attenzione ai concetti messi appunto in campo, “diritto all’istruzione” batte e fa argine a “diritto alla salute”.

Valeria Fedeli è al Miur non a caso. Il governo Renzi con la legge “Buona scuola” e con la ministra precedente, la Giannini, si era fatto tutti nemici nel mondo della scuola. Prof e personale impiegatizio hanno fatto da avanguardia alla rivolta elettorale contro il Pd, contro Renzi. Il mondo della scuola con i suoi sindacati e il suo personale che era divenuto ormai tradizionale serbatoio di voti al Pd e alla sinistra si è fatto negli ultimi anni luogo di rivolta e rigetto contro il governo Pd e culla di escursioni di voto in direzione M5S.

Quindi quando Gentiloni doveva scegliere la nuova ministra del Miur lo ha fatto tenendo conto del pregresso e cercando un identikit a misura del mondo della scuola in rivolta, fosse anche la più corporativa delle rivolte. E l’identikit perfetto era ed è quello di Valeria Fedeli. Viene dalla Cgil di cui ha assortito con efficacia la recente cultura. Fedeli divenuta ministra per prima cosa ha dato soddisfazione ai prof che ritenevano odioso dover cambiare di sede per ottenere una cattedra fissa. La legge prima della Fedeli diceva: se vai in cattedra, a garanzia dei tuoi alunni che non possono cambiare insegnante ad ogni stagione, in quella cattedra ci resti tre anni. Poi magari puoi trasferirti. La Fedeli ha abolito l’obbligo, l’impegno dei tre anni. E soprattutto ha confermato con queste e altre decisioni che la scuola in Italia è di chi ci lavora e non di chi ci studia. La scuola serve a chi ci insegna e tutti i provvedimenti e le scelte devono tener conto di questo canone.

Canone fieramente corporativo che regolarmente ritrovi nel sindacalismo Cgil scuola (e non solo). Al canone corporativo tipicamente sindacale va poi aggiunto altro canone: quello consociativo. Canone questo che viene da lunga e consolidata tradizione dell’area Cgil (e non solo). Il canone impone che qualunque questione abbia come unica e vera soluzione “un tavolo” intorno al quale si mediano e si contrattano interessi e che mai per nessuna ragione al mondo ci sia un interesse prevalente sull’altro al punto da risultare scelta netta e univoca. E’ la cultura per cui riforma significa modifica dell’assetto consolidato solo e soltanto se tutti gli agenti sociali toccati dalla riforma concordano o almeno incassano se non vantaggi, compensazioni e protezioni dagli effetti della riforma. E’ una cultura ormai connaturata alla società italiana, che va ben oltre i confini operativi della Cgil, ma che nella Cgil ha una della sue “fondazioni” culturali

.

Ed eccola dunque questa cultura anche nel caso vaccini: sì, scienza, medicina e salute pubblica dicono obbligo vaccini. E sia, la cultura consociativa-corporativa è d’accordo. Ma…Ma ci vuole il “tavolo” con gli altri interessi a attori sociali. E come la mettiamo se l’obbligo dovesse escludere bambini che si iscrivono alle elementari, come lo rispettiamo il canone della scuola dell’obbligo? Vogliamo davvero rendere del tutto obbligatorio l’obbligo di vaccinarsi? La cultura consociativo-corporativa trova che un obbligo che obblighi davvero sia azzardo, errore, quasi violenza. Quindo obblighiamo, per legge. E chi non vaccina i figli, chi viola l’inderogabile obbligo di vaccinarli per la loro e per la pubblica salute…paghi una salata multa. Infondo siamo il paese delle sanatorie, fiscali, edilizie…ora anche sanitarie.

To Top