Blitz quotidiano
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Luigi Bisignani lancia segnali, chiede interventi, rischia..

ROMA – Luigi Bisignani disegna trame in una lettera al direttore del Tempo di Roma, rischia il posto di opinionista nel “Virus” di Nicola Porro (che per questo rischia la chiusura, in péndant con il Ballarò di Massimo Giannini) e Cesare Lanza legge il giro del fumo in questo stimolante articolo che ha pubblicato sul suo blog, La mescolanza.

L’identità di Bisignani è eclettica: giornalista, uomo di fiducia di Andreotti, ineguagliabile lobbista, imputato in vari processi, scrittore come “l’uomo che sussurra ai potenti”, oggi di nuovo giornalista – autorevole, seguito, temuto e chiacchierato – come articolista sul quotidiano romano “Il Tempo”.

Luigi Bisignani si distingue con i suoi brillanti e feroci articoli nella palude dei troppi opinionisti chiassosi o sonnolenti. Sia sulla carta stampata, sia, e peggio, nei morenti talk show televisivi.

Il suo ultimo articolo non è tanto un’invettiva perfida contro personaggi istituzionali e di grande potere come Visco, Vegas e La Via, e, di striscio, anche Mario Draghi ma perché sembra inquadrarsi nella cornice delle manovre – di cui tanto si parla – in atto per destabilizzare il governo Renzi, e voltare pagina. Dietrologia? L’articolo è complesso e di complicata interpretazione: non è certo la prima volta che Renzi si trova nel mirino di “Bisi”, questa volta c’è anche una curiosa variazione sul tema.

Un appello al premier perché sostituisca Visco e Vegas (che l’articolista definisce scimmiette ed elefanti, inedita figura animalesca) e La Via (solo scimmietta, “immobile impotente”). Con personaggi all’altezza. Un’arringa o un avvertimento?

Cediamo per una volta alle usanze italiane: è una invettiva individuale di Bisignani o l’imperiosa invettiva si inquadra nelle manovre – di cui tanto si parla – che mirano a destabilizzare il capo del governo e, in particolare, a voltare pagina nel Palazzo, cruciale, dell’economia?

Ed ecco la lettera – articolo di Luigi Bisignani:

“Caro Direttore, ora Renzi, conclusa la telenovela sulle unioni civili, dovrebbe accorgersi che tre scimmiette intralciano il suo cammino sui sentieri dell’ economia: nulla hanno visto, nulla hanno sentito, nulla sanno. I nomi: Ignazio Visco, Giuseppe Vegas, Vincenzo La Via.

Gli incarichi: governatore della Banca d’Italia, presidente della Consob e direttore generale del Tesoro. Erano loro, ad esempio, a dover vigilare su un sistema bancario che stava collassando. Sono loro che hanno lasciato che le banche vendessero a risparmiatori disinformati azioni dei loro stessi istituti e obbligazioni ad altissimo rischio. E sono sempre loro che hanno autorizzato prospetti informativi incomprensibili, sottoscrivendo i quali ignari cittadini hanno firmato la propria condanna a morte.

È bene quindi finalmente parlare di Banca d’ Italia e di come la Vigilanza, sin dai tempi di Anna Maria Tarantola, ha smesso di fare il suo mestiere, forte con i deboli e debolissima con i forti. La vicenda Monte dei Paschi e il caos nelle popolari e nelle Bcc lo dimostrano. Ed è tempo di capire cosa fanno tanti funzionari disseminati in faraoniche sedi regionali o come viene gestito lo sterminato impero immobiliare.

Dal canto suo, la Consob di Giuseppe Vegas è sempre più lontana dal mercato reale e dalla vita delle banche, vessate da richieste burocratiche e anacronistiche. Tra questi due elefanti che non riescono a stare al passo con i tempi c’ è infine al Tesoro, impotente e immobile, Vincenzo La Via, messo lì da Mario Draghi, presidente della Bce,che però poi l’ ha abbandonato a se stesso. Renzi ha capito che se vuole far ripartire l’ Italia deve cambiare questi tre moschettieri. A breve inizierà da La Via. Speriamo che scelga, almeno per una volta, uno che non venga dalla Val di Chiana”.