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Austerity, col voto di Berlino i tedeschi invocano la sua fine

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BERLINO – Austerity, col voto di Berlino i tedeschi decretano la sua fine. Non facciamoci prendere dal risultato neppur tanto clamoroso del partito anti immigrati. La sua base elettorale è limitata a una minoranza ex proletaria, che si scontra con gli immigrati sul terreno concreto dei salari e dei posti di lavoro e sul terreno altrettanto concreto delle idiosincrasie da vicini di casa. Tradotta in italiano, è la base elettorale di una parte di Lega e di ex An, porta un bel po’ di voti ma non sposta un governo.
Il dato importante del voto tedesco è il successo della sinistra, che punisce la Grande Coalizione fra Spd socialdemocratica e Cdu democristiana e sposta l’ asse verso una nuova coalizione rosa fra Spd, Linke, sinistra più sinistra e verdi.

Soprattutto suona plebiscito anti Austerity. La Austerity ha premiato fino a poco fa non solo i banchieri tedeschi ma anche la maggioranza dei cittadini. Il rifiuto della politica di Angela Merkel espresso col voto di Berlino non punisce tanto la sua politica sulla immigrazione, la Germania ha da tempo bisogno di braccia. Hitler ha cercato di soddisfarlo con la Organizzazione Todt, la Germania democratica occidentale importando manodopera da Italia, Turchia e poi est europeo in modo civile ma sempre ben organizzato è compatibile con i nuovi tempi di pace.

Il voto di Berlino è uno schiaffo ai banchieri e agli oltranzisti della austerity. Anche i tedeschi della classe media cominciano a non poterne più.