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Beppe Grillo va fermato col voto Si: “Non ho più votato, ma questa volta è uno scontro di civiltà”

La foto di di Marco Benedetto

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Non sono andato più a votare per molti anni, incluse le ultime elezioni del sindaco di Roma, dove vivo. Era un mio modo per protestare contro la mia impotenza politica. Destra e sinistra cambia poco, solo in peggio, a ogni elezione. Ognuno con suoi conflitti di interesse, ognuno con la sua fame, ognuno con i suoi apparati sempre più costosi da mantenere. A spese nostre, a spese del mio tax rate che, incluso il contributo di solidarietà, è una vergogna internazionale. Anni fa se ne vantavano in Svezia, poi hanno dovuto alleggerire la pressione fiscale se non volevano finire in rovina. Come accade all’ Italia da 20 anni a questa parte. Berlusconi, Prodi, D’Alema, ai fini del cittadino e del contribuente, dove è la differenza? Berlusconi era impresentabile? Lo hanno sostituito con Monti, che ci ha portato in rovina, Dice: ma è così perbene…

Questa volta è diverso. Questa volta andrò a votare perché questa non è una elezione qualunque, è una displuviale, come lo furono quelle del 1925 e del 1948, sono scelte senza ritorno.
Non sono in discussione formule costituzionali più o meno raffinate, è in gioco la scelta fra progresso e recessione permanente.
La scelta è su tutto un altro piano, è il caso di dirlo, è uno scontro di civiltà. Da una parte chi vuole lavorare e chi sogna il sussidio per non fare nulla, fra chi vuole crescere, uscire dalla povertà e nel percorso di sviluppo produrre posti di lavoro, uno come mille, produrre benessere, ricchezza, ognuno col suo sforzo, ognuno col suo contributo a diventare tutti un po’ più ricchi, certo chi più chi meno, ma tutti a stare meglio. Dall’altra parte c’è chi mastica invidia e odio, vuole trascinare tutti all’ingiù, ci vuole tutti più poveri.

Il referendum non è pro o contro Renzi, questo se lo sogna lui nella sua megalomania toscana di provincia.

Il referendum è pro o contro Beppe Grillo.

A me Renzi sta sulle palle ma Beppe Grillo ancora di più.

Rennzi è la nostra ultima speranza di cambiare qualcosa, Grillo è la certezza che torneremo al Medio Evo.

Pensateci bene prima di non andare a votare o prima di votare no. Lo scontro non è sulla simpatia di Matteo Renzi o su una formula politica, lo,scontro è fra futuro è passato, fra bene e male. Uno che farnetica di decrescita felice deve essere rinchiuso, perché non sa quello che dice.

Decrescita felice vuol dire tornare a una società pre industriale, un eden di cui si è favoleggiato e si favoleggia, nel quale pochi di noi avrebbero comunque trovato posto, perché non sarebbero nati e se nati sarebbero presto morti di malattie, di fame. Se poi c’è l’avessi o fatta, mettetevelo bene in mente, non sarebbero stati duchi o principesse, cavalieri o ricchi mercanti ma servi e serve, e stallieri.

Negli anni pre compromesso storico, Giovanni Guareschi aveva inventato una etichetta, un po’ offensiva ma efficace, per i borghesi che appoggiavano il comunismo, “utili idioti” li chiamava. Guareschi non c’è più. La sua penna sarebbe pari a quella di una educanda nel frastuono di volgarità che escono dalla bocca di Beppe Grillo
Oggi tocca a loro, a quei comunisti o ex comunisti, D’Alema, Bersani, Fassina, che fanno da copertura colta, nobile e politicamente corretta a Beppe Grillo, di indossare il cappello dell’asino.
Alla lista va aggiunto Berlusconi, è un personaggio straordinario, il più bravo imprenditore della sua generazione, il più abile politico dopo Giolitti e Mussolini, ma anche il peggiore di tutti perché non ha fatto politica per una idea, l’ha fatta solo per proteggere i suoi affari, le sue televisioni. Tutti fanno politica per difendere degli interessi, di un gruppo, di una classe. Berlusconi ha tradito la classe che lo ha votato (non tutto il sedicente centro destra ma solo quella porzione che vota il suo partito). Loro lo hanno votato ma lui non li vedeva, per lui si trattava di “utili idioti”. Li ha traditi, si è piegato lui prima di Monti ai diktat della Germania, ha subordinato tutto alla difesa di Mediaset. Ora fiuta il veto, si butta con Beppe Grillo ma non capisce che farà la fine di quei nobili francesi che si sono prestati a giocare alla rivoluzione.
Quando Grillo avrà vinto il referendum non ci sarà più modo di scherzare nemmeno per Berlusconi. Non perché i suoi tentacoli non riescano a infiltrarsi nelle pieghe del Movimnto 5 stelle. Lo abbiamo visto a Roma. Il sindaco Virginia Raggi non è uscita dallo Studio Previti?
Ma perché il caos regnerà in Italia, come regna a Roma e regnerà a Torino, perché l’economia andrà ancor più giù, perché lo spread andrà alle stelle, perché Grillo ci farà uscire dall’euro e il ritorno alla lira è un percorso suicida.
Lo sanno bene a Mediaset, dove, riconosce Berlusconi, voteranno in maggioranza per il Sì, perché sanno che il loro fondatore signore e padrone ha perso lo smalto e il fiuto del futuro. Quando inventò la tv commerciale, Berlusconi vide il futuro dell’Italia, ora vede solo un piccolo cabotaggio di politica di bassa lega.