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Referendum non è X Factor su Renzi, votare Sì è la diga contro Beppe Grillo

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Referendum costituzionale, la scelta è solo fra Renzi e Grillo. Tutto il resto sono chiacchiere. Quando andremo a votare, quelli che ci andremo, domenica 4 dicembre, dovremo essere consapevoli che lo scontro è solo questo, tutti gli altri argomenti, che escono dal frullatore del fronte del No, appaiono quasi frivolezze sulla sfondo della tragicità del momento.
Dobbiamo esserne consapevoli. Se vince il No, Renzi se ne deve andare, se Renzi se ne va ci saranno da 6 a 18 mesi di caos, di campagna elettorale in cui galleggerà un governicchio tecnico il cui riferimento nella nostra memoria non può che essere la tragica esperienza del Governo Monti. Questo dovrebbe bastare e farci riflettere e indurci a andare a votare e votare Sì.
Votando Si certo non si risolveranno i nostri problemi nazionali. Eviteremo solo di finire in tragedia, perché fra 6 o 18 mesi, ci saranno le elezioni politiche e se vince il No possiamo considerare certo il fatto che le elezioni le vincerà Beppe Grillo.
Se vince il Sì, Renzi avrà meno piombo nelle ali e meno scuse per le sue inadempienze. La partita, inclusa quella elettorale, sarà ancora tutta da giocare ma almeno si giocherà su terrenosolido e asciutto.
La scelta, il 4 dicembre, è ristretta alla alternativa fra una tenue speranza di cambiamento in meglio e il caos, seguito, in 6-18 mesi, da un Governo guidato, da dietro una tenda chiamata web, da una società informatica milanese. È uno schema da fare impallidire il Grande Fratello, non quello della tv ma quello temuto da Orwell.
Non credo di esagerare.
Il pericolo è rappresentato da un partito che non vuol chiamarsi partito, sottigliezza per addetti ai lavori, io non riesco a percepirla, un movimento più a 5 punte che a 5 stelle, che ha promesso ai suoi descamisados la vostra casa e i vostri soldi, che ha nella sua confusa ideologia il ritorno ai secoli di povertà in cui la maggior parte di noi sarebbe vissuta se ci fossimo stati in primo luogo. Povertà vera, non la povertà delle statistiche allarmistiche, delle schiere di poveri da omessa denuncia dei redditi con tre telefonini, 2 automobili e in crisi per due settimane al mare invece di quattro.
Il tutto ammantato di moralismo e moralità. Ma non c’è da farsi ingannare. Quello che è in atto è uno scontro di classe di tipo mai visto, dove le antiche componenti si sono mescolate e confuse, dove molti di noi si trovano in posizioni che mai avrebbero pensato di occupare. Lo schema però è sempre quello e non ci dobbiamo auto ingannare. Le classi non sono state eliminate, sono cambiate e voi siete lì e loro sono là.
Quello che riesce difficile capire è che attorno a Beppe Grillo si è raccolto un variegato gruppo di persone che, nel loro insieme, sono un po’ la nazionale disastro, rappresentanti della schiera che ci ha portati a questo, ex giudici costituzionali inclusi, che per 20 anni quasi hanno preferito girarsi dall’altra parte sulla illegalità di comportamento di Rai e Mediaset, rinnegando il verdetto della loro stessa Corte. Di fronte a questa colossale trascuratezza, gli argomenti portati per contrastare la riforma sono pagliuzze rispetto alla trave. E, rispetto al futuro che ci aspetta, la riforma, obiettivamente un po’ una schifezza, diventa un balsamo, ricordiamolo.

Per carità di Patria non nomino quei giornali, per anni cassa di risonanza di un allarmismo non sempre giustificato, oggi pilateschi se non schierati per il No.

I politici schierati sul No…viene quasi una allergia a nominarli. Chi c’era a governare la nostra povera Italia negli ultimi 20 anni e a ridurci così?
Vogliamo ripassare un po’ la storia? Berlusconi, Prodi, D’Alema, Monti. Serve altro?
Cosa ha fatto Matteo Renzi in questo anno e mezzo di Governo? Ha rimesso in moto le assunzioni, ha bloccato la crescita delle tasse, ha ridato un minimo di decoro al Governo italiano sul piano internazionale. Grazie al Governo Renzi i due marò, simbolo di vergogna nazionale, che il governo tecnico di Monti aveva avviato a un carcere indiano, oggi sono in Italia. Non è finita, ma intanto…
Renzi poteva fare meglio, certamente. Sbruffone com’è, anche nella campagna elettorale. aveva promesso ben di più. Ma come fa a parlare Monti, secondo il quale oggi dovremmo godere, dopo il suo nefasto intervento, di una crescita del pil a due cifre?
Renzi non mi è simpatico, è un po’ una caricatura di Superbone, personaggio dei fumetti dei miei tempi. È arrogante, provinciale. Però è anche l’unico che ha provato a cambiare qualcosa. D’Alema si è fatto portare per il naso da Berlusconi con la Bicamerale, gli ha mollato tutto quello che ha potuto, contribuendo alla asfissia dei giornali (che lui peraltro ha dichiarato di odiare perché portano opinioni e non il Verbo) e poi l’unica riforma che ci ha lasciato è quella delle sale Bingo.
Difficile scommettere che Renzi ce la farà, vuoi per i suoi limiti, vuoi per la difficoltà dell’impresa. Uno che a capo del servizio legislativo di Palazzo Chigi si porta la capa dei vigili di Milano deve avere ridurre in una dimensione molto parrocchiale le sue scelte. Ma ci può anche essere una diversa lettura che dà una terribile idea del titanico compito di Renzi. Non ha trovato nessuno fra i tanti burocrati che affollano il libro paga dello Stato che gli desse garanzie sufficienti che dal Governo le leggi da lui volute uscissero come le voleva lui e non i tanti altri che in questi anni hanno stritolato l’ Italia con i loro interessi.
Il voto del 4 dicembre non può essere un voto stile X Factor sulla simpatia del concorrente, non può essere l’occasione per scaricare sul bersaglio Renzi rancori, frustrazioni, pregiudizi ideologici. Stiamo andando a fondo e ci andiamo tormentati da odio e invidia e rabbia. Almeno sul Titanic che affondava l’orchestra continuò a suonare. Noi siamo più somiglianti ai manzoniani polli di Renzo.