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Scandalo Foggia, gabbiani padroni a Roma: profughi senza speranza in Italia del conflitto di interesse

La foto di di Marco Benedetto

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Da una Italia che non sa farsi rispettare nemmeno dai gabbiani, dove un quarto degli elettori vota per Beppe Grillo che ti promette il ritorno al Medio Evo, dove il pedone rischia la morte ucciso sul marciapiede da ciclisti sempre più arrogantissimi e veloci, dove camminare per strada è uno slalom fra mendicanti, dove l’ipocrisia della carità cristiana apre le braccia ai disperati per sfruttarli, da una Italia del genere cosa si possono aspettare quanti affidano allo sbarco in Italia la loro speranza e ci investono i loro risparmi per un viaggio alle porte dell’Europa che per molti di loro si rivela senza molta speranza?

La loro speranza è quella documentata da Fabrizio Gatti sull’Espresso, finire a dormire sulla terra, all’addiaccio, nei centri di accoglienza. La gestione di queste piccole Calais è divisa fra rossi e bianchi, fra cooperative delle varie fedi, come i grandi lavori pubblici, vera grande eredità in cui si è tradotto il compromesso storico.

Le piazze del centro di Roma, dopo una notte i baldoria dei gabbiani, sono il simbolo di questa Italia paralizzata dai troppi veti. I gabbiani dominano la città, prevalgono sulle rondini, sui piccioni, sui topi nella lotta per accaparrarsi il contenuto dei bidoni di immondizia lasciati nella notte per la raccolta del mattino. Tra un mese sono attesi gli storni con il loro guano devastatore di auto per interi quartieri.

Nessuno ha la forza di imporre una qualsiasi mossa, mancano i soldi per le difese acustiche, non c’è uno capace di prendere una decisione liberatoria. Tutto è paralizzato. Gli amici delle rondini non possono agire, i gabbiani sono troppo forti anche con loro.

Ci sarà anche lì qualche interesse, come c’è nella battaglia (fra uomini questa volta) sui rifiuti e gli inceneritori, come c’è nel trucco che fa dire ai giornali che la nuova giunta romana “pensa” di “privatizzare” parte della raccolta, mentre già sono operativi in strada i camion, rigorosamente Coop, come c’è nella pelosa carità che ha trasformato la Marina in un servizio di accoglienza per profughi.

Per anni ho pensato che in Italia non ci fosse capacità di programmazione, di organizzazione. Lo hanno dimostrato le nostre guerre, lo confermano, mi dicevo, la gestione dei profughi. Pensavo: solo Berlusconi è stato capace, con militare destrezza, di tradurre il suo conflitto di interesse in una  sistematica demolizione della Rai, a garanzia quasi perenne della sua tv.

Sbagliavo. Sotto il caos ufficiale, sotto la paralisi delle istituzioni, c’è una organizzazione precisa e efficace, quella degli interessi dei partiti e delle loro correnti, dei gruppi di potere politico, dei blocchi di voti, dei finanziatori più o meno palesi o occulti.

Chi si illudeva che i descamisados di Beppe Grillo potessero pulire le stalle sta trovando a Roma fonti di cocenti delusioni.

La vera riforma della Costituzione da attuare è cambiare le prime parole della Costituzione, in cui non viviamo più in una Repubblica fondata sul lavoro ma in una Repubblica fondata sul conflitto di interesse.
Cosa si possono aspettare quei disgraziati da questa Italia? La risposta, se volete vedere, è qui. Cliccate, leggete e guardate.