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Merkel ha bisogno di Renzi ma non molla i soldi. Alla fine..

Merkel e Renzi sono legati da interessi comuni che supereranno le polemica. Giuseppe Turani analizza il complicato rapporto fra Italia e Germania

MILANO – Merkel e Renzi sono legati da interessi comuni che supereranno le polemica, sostiene Giuseppe Turani in questo articolo pubblicato anche da Uomini & Business col titolo “Merkel in battaglia”.

La chiave per capire l’incontro fra Angela Merkel e Matteo Renzi è che i due, nonostante le polemiche dei giorni passati, hanno molti interessi comuni e in un certo senso sono costretti a viaggiare insieme.

La questione è chiarissima se si guarda, ad esempio, dal lato della signora Merkel. Il cancelliere tedesco è una sincera europeista. Sa benissimo che alla Germania l’Europa fa comodo e, inoltre, ritiene da sempre che sia un disegno importante. E, forse, anche un modo per evitare ai tedeschi tentazioni di egemonia troppo forti. L’Europa, insomma, come deterrente per l’orgoglio dei tedeschi, che spesso li porta a tremendi errori.

Ma, se si guarda intorno, la signora Merkel, vede un panorama desolante. La Francia di Hollande ha dimostrato di non essere capace di fare nemmeno mezza riforma, schiava di un partito socialista che è rimasto vecchio e incapace di capire il nuovo. Se in passato il Continente è stato governato da un’asse franco-tedesco, oggi si fa finta che questo asse esista ancora, ma il pezzo francese si è perso per strada.

L’Inghilterra di Cameron sembra aver solo voglia di andarsene dall’Europa e certo non ha voglia di impegnarsi per costruirla e farla più forte. E quindi nemmeno su Londra si può contare.

Se si scende nel Mediterraneo si vede una desolazione ancora più grande. Spagna e Portogallo annaspano, incapaci persino di fare dei governi, figurarsi le riforme, e la Grecia è sempre nei guai.

E si possono anche aggiungere le difficoltà che la stessa signora Merkel sta incontrando in casa sua, dove rischia di non riavere il quarto mandato proprio per la questione degli immigrati e dell’Europa.

A questo punto il giro può essere considerato chiuso. Anche perché i Paesi del Centro e Nord Europa in realtà sono poco più che satelliti della Germania e quindi poco hanno da aggiungere.
E allora rimane l’ Italia di Renzi come unico partner interessante. Anche perché l’ Italia è europeista quasi più della stessa Germania. E non solo per ragioni storiche: i trattati istitutivi della comunità furono firmati a Roma. Ma perché nei governanti italiani, e in particolare in Renzi, è chiarissima la convinzione che senza Europa si può andare solo al fallimento. In termini ancora più chiari: Renzi sa perfettamente che senza Europa l’ Italia non ce la fa. Può solo continuare a sprofondare nel caos politico e economico.

I due, Merkel e Renzi, sono quindi costretti a capirsi (al di là delle divergenze) perché sono rimasti gli ultimi due leader di un certo peso a credere davvero all’Europa e a poter fare qualcosa.

Ma ci sono le divergenze. E sono tante: immigrati, percorso gasdotto dalla Russia, poteri della Bce, austerità.

In realtà, il conflitto centrale è uno: i soldi. Nel senso che Renzi chiede un po’ più di aiuto dall’Europa o, almeno, la possibilità di fare più debiti per rilanciare l’economia italiana. In breve: Renzi ha bisogno che, almeno per l’ Italia, le norme di austerità vengano cancellate, in modo da poter immettere denaro fresco nel sistema e rilanciare l’economia. La sua sfida contro i vari populismi è questa: dimostrare che anche rimanendo in Europa si può sbloccare l’economia. Anzi, soprattutto rimanendo in Europa.

La signora Merkel, invece, è quella che l’austerità l’ha inventata. E ci crede ancora tanto. E’ convinta che le economie si rilancino facendo riforme e non debiti. Il caso del Giappone è sotto gli occhi di tutti: grandi debiti, grandi quantità di denaro, ma l’economia è sempre al palo. L’Italia non sta meglio. Con un’altra questione che lo accomuna al Giappone: la quasi impossibilità, con questa situazione politica, di fare davvero le riforme. Sono state rinviate da troppo tempo: è all’inizio degli anni Novanta che Ciampi comincia a chiedere una “scossa” alla società italiana, sono passati 25 anni e non è successo praticamente niente. L’unica cosa successa è che un pezzo di classe politica di quei tempi è stata mandata in galera o a casa.

Allora dove può essere il punto di intesa? Forse uno solo. Renzi ha bisogno di arrivare, tonico e forte, a dopo  il referendum costituzionale, cioè al 2017. Dopo può andare a nuove elezioni e avere finalmente un parlamento che consenta le riforme. In sostanza, ha bisogno di una “finestra” di qualche mese.

La signora Merkel, comunque, non ha ceduto, come forse Renzi sperava. Ha detto che per i soldi (la flessibilità) ci si deve rivolgere alla commissione (dove lei comanda peraltro). Insomma, un piccolo gioco di sponda: io non posso darti i soldi che mi chiedi, ma vai da Junker, magari…


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