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Messa da requiem per grillini: sono convinti di vincere ma perderanno

Messa da requiem per grillini: erano convinti di vincere ma perderanno

Messa da requiem per grillini: erano convinti di vincere ma perderanno

ROMA – Il Movimento 5 stelle è convinto di poter vincere, ma perderanno. Una messa da requiem si avvicina per i grillini secondo Giuseppe Turani, come scrive lui stesso sul suo sito Uomini & Business:

“I fan 5 stelle possono cominciare a fare le prove per la mesta cerimonia di addio ai sogni di gloria. Ormai c’è rimasto solo Di Maio (“primaredditozero”) a sbraitare: “Non possono impedirci di vincere”. In realtà hanno già perso e lo sanno.

Per mesi e mesi i sondaggi (sui quali ho moltissimi dubbi) li hanno dati orgogliosamente in testa, imbattibili, invitti, lanciati verso palazzo Chigi. A ogni punto percentuale in più Di Maio (convinto di essere il nuovo presidente del Consiglio) correva a ordinare un abito blu.

Da qualche settimana, invece, l’aria è cambiata. E’ successo che il vecchio scatolone del Pd, con la sua storia di sconfitte (4 dicembre), con un segretario dato per suonato (Renzi) e persino con una recente scissione alle spalle, li abbia raggiunti e anche superati.

Poi nelle cabine elettorali potrà accadere di tutto, ma i 5 stelle non sono più i solitari campioni senza macchia chiamati a vendicare l’Italia. Sul ring è risalito, a sorpresa, il Pd, curioso amalgama di liberal-democratici, pragmatisti, qualche vecchia bandiera rossa, e tanti giovani e donne con voglia di cambiare.

La grande stampa e le televisioni, chissà perché maltrattano questo Pd, pesci in faccia ogni due ore, però sta sempre sul ring, ogni tanto tira un cazzotto e non scende nei sondaggi. Gli analisti politici, che lo avevano dato per morto, non capiscono più niente. Forse perché hanno dimenticato che il 4 dicembre, benché sconfitto, Matteo Renzi, da solo, con il suo Pd, 11 e passa milioni di voti li aveva raccolti. Il ”popolo del sì”.

Un popolo bizzarro al punto da non sembrare nemmeno italiano. Alle primarie, invece di voltare le spalle al segretario che pure li aveva portati alla sconfitta, sono corsi a riconfermarlo nel suo incarico e a spianargli la strada per il ritorno a palazzo Chigi, per fare poi festa insieme all’amico francese Macron. Magari per una nuova Europa, finalmente.

Nei bunker grillini osservano tutto questo, misurano sconsolati i loro sondaggi, e non capiscono: “Ma non lo avevamo già ammazzato? Da dove spunta fuori?”.

Pensavano che far politica fosse inventare contumelie, più qualche scemenza accattivante (il reddito di cittadinanza o la marcia di San Francesco, che il cielo li perdoni). La politica è altro. E’ avere qualche idea, dei quadri dirigenti non raccolti nel cyberspazio, ma sulla terra. E avere un popolo alle spalle. E non masse urlanti in attesa del lancio dei biglietti da cento euro.

Sarà un caso, ma nei sondaggi per le grandi città i 5 stelle non esistono. Sono dati, già oggi, per perdenti ovunque. A consolarli resta solo Di Maio: “Non possono impedirci di vincere”. Infatti perderanno da soli”.

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