Blitz quotidiano
powered by aruba

Dalla repubblica fondata sul lavoro alla magia di Harry Potter

La foto di di Michele Marchesiello

Leggi tutti gli articoli di Michele Marchesiello

Dalla repubblica democratica fondata sul lavoro alla monarchia di Henry Potter, fondata sulla magia. 

È uscito qualche anno fa negli Stati Uniti un libro intitolato ‘The Law & Henry Potter’, H.P. e il diritto. Un gruppo di prestigiosi giuristi vi descrive  le caratteristiche ‘costituzionali’ del mondo creato da Joanne Rowling intorno alla figura del maghetto Henry Potter.

Ne deriva un quadro che trasforma la creazione immaginaria della Rowling in una satira crudele e nemmeno troppo nascosta delle istituzioni sulle quali si reggono nella realtà – sul modello della popolare serie ‘House of Cards’ –  le democrazie anglo-americane.

E non solo quelle.

Il mondo magico di H.P. è, insieme, eroico e intensamente burocratizzato: un mondo in cui la legge e i giuristi  – al di là delle apparenze – sono relativamente privi di importanza. H.P. e i suoi seguaci della comunità magica sembrano poco inclini a ricorrervi quando si tratti di difendere quelli che siamo abituati a chiamare ‘diritti fondamentali del cittadino’. La stessa Costituzione – per noi  strumento indispensabile per limitare e controllare l’esercizio del potere – è inesistente in  quel mondo. Il potere legale risiede per intero nel ‘Ministero della Magia’, che non è sottoposto ad alcun significativo vincolo di natura costituzionale, a cominciare da quello che garantisce la separazione dei poteri. Il Ministero della Magia si limita a regolare la vita di un popolo di aspiranti maghi/ghe, e a cercare di contrastare la magia nera, non di rado facendosela alleata.

Mancano le elezioni, una magistratura indipendente o una stampa libera. Il mondo di H.P. è retto da una oligarchia di maghi (un ‘cerchio magico’?), non corretta da forme regolari di partecipazione popolare. In assenza di un corpo legislativo, si sa solo che un corpo di burocrati onnipotenti ‘scrive’ le leggi, ma che la legge può essere cambiata, non si sa in che modo né in quali circostanze. Si sa soltanto che, col crescere della minaccia costituita dal perfido Voldemort, il Ministero si attribuisce forme autoritarie e persino dispotiche di governo, soggette solo a due limiti: una vaga nostalgia per forme indefinite di ‘rule of law’ e il timore di una ribellione popolare capace di ricorrere alla violenza. Il ricorso alla forza è in sostanza costruito sul modello delle saghe omeriche o delle leggende di Re Arturo. In questo senso il mondo descritto dalla Rowling è un mondo immune da errori, ma sempre sull’orlo di immense, irreparabili catastrofi.

Il quadro dipinto da Rowling – osservano gli autori –  non è, come si vorrebbe far credere – il frutto della fantasia dell’autrice: esso implica piuttosto una critica spietata dell’effettivo modo di funzionare dei governi inglese e americano. Col pretesto di una favola, nella migliore tradizione anglosassone – Rowling lancia un’invettiva contro quei governi. È proprio la descrizione di una burocrazia statale e di una classe politica corrotte e mosse dal solo scopo di perpetuare se stesse, quali le viviamo sulla nostra pelle, a farci apparire la favola così naturale e familiare.

Non è solo nel mondo di H.P. che una forza potente,  nascosta e profondamente antidemocratica, determina l’azione del governo, anche e addirittura al di là delle intenzioni dei governanti.

In quel mondo magico, che si rivela essere anche il nostro, si inverano i familiari stereotipi del malgoverno , garantiti e giustificati dall’apparato istituzionale della magia, grazie alla quale la realtà viene negata in favore del sempre annunciato avverarsi  dei sogni più audaci . 

E’ così che attraverso una favola attualissima, Rowling ci insegna e ammonisce. Con un colpo di bacchetta magica ( non più con un colpo di Stato ), una Repubblica democratica fondata sul lavoro può trasformarsi in una monarchia alla  Henry Potter, fondata sull’illusionismo.