Mino Fuccillo

Renzi-Berlusconi: se lo fanno davvero è la fine del mondo…dei Batman-vitalizi

Berlusconi nella sede del Partito Democratico

Berlusconi nella sede del Partito Democratico

ROMA – Ogni scetticismo è più che plausibile, ogni scetticismo è verosimilmente puro e limpido realismo. Ogni scetticismo sui due, ciascuno da solo e per di più in coppia. Ogni scetticismo sul loro patto politico e soprattutto sulla praticabilità concreta del patto stesso. Ogni scetticismo può e deve essere nutrito su Renzi-Berlusconi: lo faranno davvero? E, soprattutto, glielo faranno fare davvero? Ma se lo fanno davvero, dovessero farlo davvero…è la fine del mondo. La fine del mondo, tanto per fare un esempio, dei Batman e dei vitalizi nei Consigli Regionali.

Se lo fanno davvero cosa? Revisione dell’articolo V della Costituzione. Quotidiani e telegiornali, prodighi di particolari su dove si siede in treno Renzi, ma su cosa sia e significhi questa “Revisione” te lo devi andare  cercare, quando c’è, nelle ultime righe della carta stampata. In tv non c’è proprio, mai nemmeno nei chilometri di chiacchiere dei talk-show indignati e furenti contro i soldi alla politica e ai politici. Ebbene, revisione dell’articolo V è che se si fa i Batman-Fiorito che intascano i soldi dei rimborsi ai gruppi regionali non potrebbero esistere più. Per la semplice ragione che non esisterebbero più i rimborsi. Svaniti, cancellati, aboliti. I rimborsi e con loro le centinaia di consiglieri che con l’alibi dei rimborsi hanno fatto strage e strame dei soldi dei cittadini: dalle mutande di Cota alle creme della Minetti, da chi si è comprato un’auto a chi si pagava le cene e pure e i pranzi, i suoi e quelli degli amici.

Fine, stop dei rimborsi. E fine anche dello sconcio sfrontato dei vitalizi, cioè delle pensioni che i consiglieri regionali si assegnano a vita. Nel Lazio lo sconcio sfrontato è ai suoi massimi: vitalizio dai 50 anni di età in poi anche se si è stati consiglieri alla Regione per una sola legislatura, anzi un pezzo di legislatura. Basta un anno, anche meno e pensione a vita. Portando a casa da 15 a 20 volte quello che si è versato in contributi. Il governo centrale, quello di Monti, lo aveva vietato. Ma le Regioni in autonomia fanno quel che loro pare. Ecco, la “revisione” questa autonomia la toglie alle Regioni. Via questa autonomia e via i rimborsi, cioè via, stop, fine dei soldi alla politica nelle Regioni. La fine del mondo, la fine di un mondo.

Se lo fanno davvero, abolizione del Senato come seconda Camera. E che vuol dire? Tra le tante altre cose vuol dire 315 parlamentari, anzi 315 stipendi di parlamentari ridotti…del 100 per cento. Una cosa che anche nei sogni grillini raramente qualcuno azzarda. Non la riduzione degli stipendi, l’azzeramento. Al Senato di domani infatti dovrebbero sedere presidenti di Regione e sindaci già stipendiati e quindi non stipendiabili come senatori. Aggiungere l’equiparazione al ribasso degli stipendi dei consiglieri regionali a quello dei sindaci. Sommare il tutto e si ottiene una vera, reale, concreta sottrazione di rilevanti risorse alla politica ingorda e obesa di denaro pubblico. Non solo, si sottrae alla corruzione almeno uno dei campi di coltura. Tutto talmente concreto e misurabile da non crederci. Ogni scetticismo è lecito ma se lo fanno davvero…

Eppure tutto ciò, di tutto ciò, de minimis non curat praetor. Infatti Stefano Rodotà è preoccupato per la fibra morale del paese messa a dura prova. Dal fallimento del piano per chiudere con i vitalizi a 50 anni e con i soldi ai gruppi Batman? No, Rodotà è preoccupato che Berlusconi sia entrato nella sede Pd. Togliere i soldi alla politica, toglierle i soldi che la corrompono è per praetor Rodotà questione de minimis. E così tutta la foltissima schiera dei custodi del moralmente corretto mostra di considerare irrilevante, fastidiosamente irrilevante, la possibilità concreta di ridare alle casse pubbliche un miliardo di euro o giù di lì che la politica si mangia, indebitamente si mangia. Vuoi mettere con lo scandalo della rilegittimazione di Berlusconi?

Interessante e istruttiva questione. A trovare sbagliato, anzi un po’ indegno, anzi un po’ vergognoso incontrarsi, trattare e fare accordi con Berlusconi sono nel Pd quelli e proprio quelli che dieci mesi fa con Berlusconi concordarono il secondo mandato a Napolitano e poi il governo Letta, governo dentro il quale Berlusconi c’era. Governare insieme è cosa un po’ più intima che un accordo sulle regole elettorali. Ma-dicono-Berlusconi allora non era un condannato. No? Mancava solo la Cassazione, la condanna già c’era. Ci vogliono oggi raccontare che marzo 2013 per Bersani-Fassina-D’Alema-Damiano Berlusconi era un insospettabile senatore? E poi, quando ad agosto la condanna definitiva arriva, non risultano dimissioni del presidente del Consiglio del Pd o di ministri del Pd. In nome della più importante “governabilità” e “stabilità” il gruppo dirigente del Pd allora non renziano con Berlusconi condannati ci resta al governo. E anche quando il Senato vota la decadenza di Berlusconi il Pd e Letta teorizzano che al giustizia è una cosa, la politica e il governo un’altra e non devono reciprocamente interferire.

Ma oggi Stefano Fassina, a nome della sinistra(?) Pd, “si vergogna” dell’incontro Renzi-Berlusconi. Non si era però in questi mesi Fassina vergognato dei 40 provvedimenti di legge sulla tassa sulla casa, né si era vergognato di dieci mesi di governo quasi tutti spesi per dare a Berlusconi il feticcio dell’abolizione dell’Imu e per dare ai salari nulla sotto forma di sgravi Irpef. Nè Fassina si vergogna della gogna e tortura imposta ai contribuenti con la Mini Imu e la Tares. Un governo che impone ai contribuenti di pagare e in fretta e scarica su di loro l’onere del calcolo di quanto pagare è una vergogna incredibile. Ma Fassina di questo on si vergogna. Così come non si vergogna di un governo che ha concesso la sperimentazione con soldi pubblici dell’inesistente metodo Stamina. Men che mai Fassina prova se non vergogna almeno imbarazzo per l’alleato di governo Alfano che considera omosessualità e coppie di fatto orrori e peccati indelebili in netto contrasto perfino con Papa Francesco. No, Fassina si vergogna del patto Renzi-Berlusconi “in quanto dirigente del Pd”. In quanto elettori più o meno occasionali del Pd Fassina offre lui ampi motivi per vergognarsi.

In Fassina cova e bolle il personale rancore anti Renzi. Fosse solo Fassina. E’ un pensiero per nulla debole quello che considera sacrilego e profanatore il patto Renzi-Berlusconi. Un pensiero dentro il Pd che si riassume purtroppo nel “meglio morti che Renzi” e che ha la sua versione più lucida nel calcolo di D’Alema: con Renzi potremmo anche vincere, diventare il 35 e passa per cento, ma cosa diventeremmo allora? Rischieremmo la nostra natura. Senza Renzi il 22/23 per cento non ce lo toglie nessuno, non vinciamo mai ma restiamo noi stessi. Auguri e amen.

Fuori dal Pd lo “scandalo” si spiega con la lunga abitudine ad essere truffati dalla realtà. Si finisce sulla base dell’esperienza ad aver una sorta di orrore del reale. Fino al punto di confonderlo, di non vederne più i contorni. Una delle critiche a Renzi più autorevoli e meritevoli di rispetto viene da Eugenio Scalfari che, ricordando il Gladiatore, individua in Berlusconi l’Ispanico che risorge e vince. Nella sua metafora-parabola Scalfari dimentica che il cattivo del film era Commodo e che l’Ispanico muore nell’attimo stesso in cui vince nell’arena. Scalfari ha sbagliato film o almeno riproietta nella sua riflessione sempre lo stesso film: quello dell’impossibilità riformista dell’Italia.

E’ possibile, forse anche probabile, che su questo gli scettici abbiano ragione. Dovessi scommettere su Renzi, non scommetterei. Ma sperarci perché no, perché non si deve? Se tra un anno il patto con Berlusconi mi porta, ci porta un Senato che non blocca il governare e il legiferare, un Senato con senatori non pagati, Regioni senza più rimborsi e vitalizi perché non va bene? Anzi benissimo? Sarebbe tra un anno un’Italia con un bel po’ di Casta in meno. Non lo faranno davvero, non glielo faranno fare? Può essere. Può essere che la somma delle Caste risulterà più ampia di quanto si confessa e che il paese reale si rivelerà ancora una volta irriformabile. Ma perché mai sarebbe di sinistra e pulito e morale dare una mano al resistere, resistere e resistere delle Caste di palazzo e territorio?

Dice perché l’Ispanicum…la legge elettorale che si profila. Effettivamente se quel che scrivono un po’ al buio i giornali è la legge che dovrebbe venire si poteva fare di meglio. Ma meglio non sono le preferenze che sono il peggio e lo sappiamo da decenni, il peggio del corruttivo. Incredibile che al sinistra Pd voglia le preferenze come Ncd di Alfano. Il meglio sarebbe stato il doppio turno ma il doppio turno non lo vuole Forza Italia per non dire di Grillo e M5s più Forza Italia fanno il 50 per cento dell’elettorato. Una legge contro metà dell’elettorato da parte di una maggioranza di governo che non riesce neanche a convincere il sindaco di Gioia Tauro a smettere di far sceneggiata sul porto?

Il meglio è nemico del bene insegna saggezza popolare e politica. Ma il meglio è ciò che strumentalmente chiedono e rinfacciano a Renzi tutti coloro letteralmente scossi all’idea che l’Italia immobile possa essere scossa. Tanto scossi da aggrapparsi a qualunque miraggio. L’ultimo: quello di Ncd, Alfano, Cicchitto e De Gerolamo (anche lei perché no?) comwe la Destra europea che l’Italia non mai avuto e che, se avesse avuto…Ora Cicchitto in comune con Chirac ha solo l’iniziale del cognome, fino a ieri era un pretoriano di Berlusconi, Alfano ne era il figlioccio e comunque va alle elezioni con Berlusconi, la De Girolamo da Berlusconi accettava rimbrotti di gelosia pubblico-privati. Quale miracolo ha fatto di questi la Destra europea italiana, cosa ha trasformato il pane e il vino degli ex di Forza Italia in corpo e sangue della Cdu tedesca? Nulla, se non il bisogno di miraggi per non rischiare la delusione dell’avviarsi nella mini oasi Renzi.

E infine un po’ di misura equanime: se la considerazione del fine non deve valere per giudicare il mezzo, se il toccar Berlusconi inquina e danna anche il cambiare in meglio la politica e le istituzioni, allora di grazia sia consentito dire e sia onesto valutare il governo Letta come uno dei più inefficienti e tecnicamente inadeguati. Ci è stato detto che in nome della “stabilità” si deve ingoiare la Mini Imu, la Tares, i bollettini sbagliati a casa, un ministro della Giustizia che telefona alla famiglia degli inquisiti e  detenuti per far sapere “conta su di me”, la farsa degli scatti di anzianità nella scuola aboliti ma poi sempre pagati, una immobile legislazione sui diritti civili in arretrato tra un po’ su quella vaticana…Qui il fine giustifica, là invece no? Allora più che biforcuta la lingua, comincia ad essere biforcuta la testa.

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