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Brexit, suicidio di popolo

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ROMA – Brexit, cioè volontà e voto di popolo. Operai soprattutto e soprattutto anziani, gente delle campagne e delle piccole città, basso reddito, bassa istruzione, casalinghe…insomma il popolo. Più il singolo elettore britannico risponde a questi caratteri sociali (basso reddito, bassa istruzione, medio alta età anagrafica, residenza rurale o nei piccoli borghi e centri, condizione lavorativa dipendente o autonoma che sia comunque a rischio) e più ha votato per l’addio della Gran Bretagna all’Unione Europea. A voler restare Europa i giovani britannici, gran parte di Londra, i laureati e, in ogni segmento della società, quelle che oramai vengono chiamate con disprezzo le èlites. Il popolo ha prevalso, il popolo ha vinto.

Ora succede che la condizione economico sociale del popolo britannico che così ha votato peggiora. Non peggiorerà tra cinque/dieci anni forse. No, peggiora all’indicativo presente. Peggiora tra cinque/dieci mesi e per qualcuno anche tra cinque/dieci settimane. E quindi il popolo che ha appena votato per liberarsi dallo star male e per stare meglio, di fronte al peggiorare della situazione stupirà, sentirà montare dentro di sé nuova ira, incattivirà.

E partirà, il popolo, alla sempre più nervosa ricerca di un altro maledetto colpevole dopo l’Europa. Perché un maledetto colpevole ci deve essere se le cose non vanno bene o addirittura vanno peggio. Non state a tediare e portare in giro il popolo con spiegazioni complesse e complicate sul si può, non si può…il popolo vuole un colpevole per farlo fuori e farla finita coi guai. Fatta fuori l’Europa, il popolo cercherà il colpevole in quello per cui l’Europa era nata: la cooperazione economica, la pace economica, il niente frontiere per uomini e merci, comuni e comunicanti sistemi politici e sociali.

Fatta fuori l’Europa, il popolo riscoprirà che il maledetto colpevole dei suoi guai si combatte con frontiere, divise, nazioni e nazionalismo e con sistemi politici e leader che sanno guardarsi in cagnesco. Pian piano, ma neanche tanto, qua e là l’Europa avrà i suoi simil Putin e simil Erdogan alla guida dei governi.

E’ un processo non solo noto ma quasi da manuale/protocollo nella storia dei popoli appunto: un circolo in cui il sistema immunitario della democrazia attacca, corrode e smonta gli organi della democrazia e il corpo sociale muta, di solito in peggio, qualche volta in molto peggio.

Nel frattempo l’Europa intesa come Unione Europea e non come continente o civiltà…succede che in Olanda, Francia, Polonia, Ungheria, Lettonia, Estonia e forse Spagna e perché no Italia la tentazione di referendum come quello britannico diventa irresistibile. E’ una via facile e popolare: abbiamo dei guai, il popolo mormora, diamogli un referendum e un maledetto bersaglio da abbattere.

Così si suicidano i popoli e non è certo la prima volta che lo fanno nei secoli. Suicidano? Ma non è la sacra e indiscutibile volontà popolare? L’elettorato ha sempre ragione, è il principio cardine della democrazia, come si fa a dire suicidio di popolo? E’ una contraddizione in termini…

La volontà popolare espressa in un libero voto in libere elezioni come quella che ha portato a Brexit si rispetta e si applica. Ma di sacro e indiscutibile non c’è nulla, sacro era il diritto divino e la storia spesso ha fatto molto in fretta a discutere eccome massicce volontà popolari espresse in voti, discutere e perfino condannare senza appello. Quanto poi all’elettore ha sempre ragione…quello è il cliente. Ed è un sacro principio del marketing e della pubblicità, non dei diritti politici e della cittadinanza. Democrazia non è salumeria dove il cliente ha sempre ragione. Democrazia è libere elezioni dove il popolo ha il diritto di scegliere quel che vuole. Anche di suicidarsi.

Tra l’altro suicidio particolarmente festoso. Mentre milioni di risparmiatori in Europa ci stanno rimettendo soldi, soldi veri in ogni ora di questa giornata, mentre le ipotesi nelle aziende di ridurre produzione, personale e rischi diventano piani d’azione, mentre i paesi d’Europa invertono la direzione di marcia imboccata nel 1946 e tenuta per settanta anni, i migliori nella storia dell’umanità, i più ricchi, pacifici, colti, protetti e liberi…

Mentre questo succede fanno festa tre, quattro figure sociali presenti in ogni luogo della vita pubblica, anche la nostra italiana. Fa festa quello che gode della sconfitta e sbaraglio delle élites, quello che considera l’esistenza stessa di élites un oltraggio alla sua…esistenza. In parole fini si chiama cupio dissolvi, piacere della distruzione. In parole meno fini, gente che odia e pasteggia a rancore.

Fanno festa i piccoli D’Annunzio sempre annidati sotto la pelle dell’Italietta che si sente, si atteggia a Grande Proletaria. Fanno festa quelli che riscoprono l’orgoglio nazionale, tra un po’ i valori della terra e del sangue.

Fanno festa quelli sinceramente convinti che adesso ne viene qualcosa in tasca per loro, dio abbia pietà di loro. Di loro ma non della loro proterva ingenuità.

E’ festa di popolo, non solo dei politici che raccontano al popolo che è una festa. E’ autentica e genuina festa di popolo come autentico voto di popolo è stato in Gran Bretagna. Oggi si festeggia l’Alzheimer dei popoli d’Europa.