Mino Fuccillo

Forza Nuova, la paura dell’uomo nero. Cioè l’improbabile (super) virilità fascista

Forza Nuova, la paura dell'uomo nero. Cioè l'improbabile (super) virilità fascista

Forza Nuova, la paura dell’uomo nero. Cioè l’improbabile (super) virilità fascista

ROMA – Forza Nuova espone la paura dell’uomo nero. Lo fa in un manifesto che affigge dovunque può e diffonde come può. Un manifesto dove l’uomo nero, anzi il negro (le fattezze del soggetto ritratto sono proprio e solo quelle che un tempo venivano definite “negroidi”, il labbrone, lo sguardo vacuo e allucinato…) afferra con mano avida e animalesca la veste candida di una…Una donna bianca!

Non era difficile indovinare dove puntasse la mano e quale sia il tesoro da difendere secondo il manifesto-appello di Forza Nuova. Lo esplicita comunque il sotto testo del manifesto. Eccolo: “difendila dai nuovi invasori, potrebbe essere tua madre, tua moglie, tua sorella, tua figlia”. Fine delle delle parentele declinate al femminile. Esentate dal rischio di stupro da parte dell’uomo nero le nonne, le cugine, le zie.

Ma deve essere solo una dimenticanza o più prosaicamente uno spazio finito quello del manifesto e tutte le figure femminili non c’entravano. Solo quello, perché secondo manifesto, cultura e qualcos’altro di quelli di Forza Nuova i neri, si sa, stuprano tutte. Ce l’hanno nel sangue. Su, ancora un passettino e ci siamo: ce l’hanno nella…razza! Che diamine, ci voleva tanto ad arrivarci.

Quindi, ci ricorda accorata Forza Nuova bisogna aver paura dell’uomo nero che sempre stupra. Anche quando vestiva l’uniforme americana o alleata nel 1943/45 quando anche allora negri sbarcarono in Italia sostenuti “allora come oggi da traditori della patria”. Il negro oltre a essere un po’ stupido e lento, come da scienza fascista, è anche uno che pensa e fa solo quello: stupra. Invece i teutonici camerati alti e biondi ognun ricorda quali gentiluomini siano stati in quegli anni e da queste parti.

Ma non vale seguire Forza Nuova e il suo sentire nell’improbabile storia del Novecento. Vale la pena invece del leggere questo manifesto che espone la pura dell’uomo nero come un’altra testimonianza di quel qualcos’altro che nella storia accomuna, caratterizza e identifica molti di quelli che furono e sono fascisti. E cioè la loro improbabile super virilità.

Virilità esibita a petto gonfio. Virilità postulata per definizione. Maschi, anzi super maschi per nascita e…razza. Nati per ingravidare e impollinare il mondo e, se capita, anche le altre razze. Pronti sempre al racconto dovizioso e ridondante delle loro gesta e prestazioni in alcova, a letto, dovunque ci sia una femmina.

Saggezza popolare vuole da tanto tempo che più uno parla ed enumera e snocciola i suoi successi, gli obiettivi umani colpiti dalla sua virilità, più sono le “tacche” esibite e meno c’è nella realtà. E’ praticamente una costante infallibile quella della inversa proporzionalità tra quanto uno si dichiara maschio e quanto lo è davvero. Ameno nei rapporti con le donne.

E documentazione storica evidenzia come la virilità di regime sia nell’Italia fascista e ancor più nella Germania nazista era tanto esibita, roboante e obbligatoria quanto sottesa e contraddetta da manifeste e documentate pulsioni e abitudini om0sessUali.

Elementari nozioni di psicologia sono sufficienti non da oggi per spiegare e comprendere che l’ansia tutta fascista di essere e apparire super maschio ingenera e si accompagna quindi con una covata paura possa esservi il maschio “altro”. Più forte, più potente, più animale. Ovviamente è una balla dal punto di vista biologico e scientifico. Ma il razzismo e la “difesa della razza” di ogni fascismo conoscono anche questo loro lato nero, la paura dell’uomo nero che insozza e viola la donna bianca è anche fobia del maschio altro forse più animale di quello indigeno.

Quel manifesto crede di parlare solo di maschi bianchi combattenti che danno la caccia a maschi neri, i primi umani veri, i secondi non del tutto evolutisi dalla condizione bestiale. In realtà parla anche e mostra quel che gratta appena un po’ e sempre trovi sotto un vigoroso petto fascista: un maschio alquanto insicuro e incerto della sua virilità.

 

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