Mino Fuccillo

Grillo: “Con noi 5 anni più poveri ma poi felici”. Referendum: ci state o no?

Beppe Grillo

Beppe Grillo

ROMA – “Questo paese è fallito, vogliamo essere più ricchi o più felici? Facendo a modo nostro saremo più poveri per i prossimi 4/5 anni, ma senza dubbio più contenti”. E’ un Beppe Grillo genuino e ufficiale quello che annuncia, anzi si prefigge ed augura “4/5 anni da più poveri” in cambio di “senza dubbio maggior contentezza”. Un Beppe Grillo che parla dalla tv, da quella di Michele Santoro. Dunque, altri 4/5 anni così, anche peggio, “facendo a modo loro”. Non si può certo dire che Grillo non sia chiaro e sincero: altri 4/5 anni così, anche peggio…Così come? “Negozi: dall’inizio dell’anno, di questo anno, ne chiudono 167 al giorno, stanno per finire i fondi della cassa integrazione in deroga, i consumi sono in picchiata e perfino gli immigrati filippini abbandonano l’Italia per trasferirsi in Germania”. Il sommario e provvisorio elenco è del direttore de La Stampa Mario Calabresi, ecco come: così e per altri 4/5 anni. Se, come dice Grillo a Santoro “si fa a modo nostro”.

Chiariamo subito: Grillo e Casaleggio, M5S e il suo elettorato non sono neanche alla lontana la causa, non hanno alcuna responsabilità nella genesi e gestione della grande crisi del debito e, in Italia, del debito e della produttività. Di questa grande crisi, di questa vera e propria catastrofe al rallentatore sono il prodotto, la conseguenza, i figli. La catastrofe non è opera né “colpa” loro, ne sono le vittime, i danneggiati, loro come altri milioni di cittadini. Chiarito questo va riconosciuto, va dato atto, vanno aperte le orecchie a quel che Grillo, Casaleggio, M5S e parte consistente del suo elettorato dicono, sognano, proclamano e cominciano a mettere in atto: della crisi, del debito, della produttività, dei negozi che chiudono, dei debiti della Pubblica Amministrazione da pagare alle aziende, della cassa integrazione in deroga e degli immigrati filippini che se ne vanno se ne fregano. Non è questo che davvero conta per loro. Mai e poi mai per un negozio o mille che restano aperti, per una azienda o cento che non chiudono, per un credito o diecimila crediti che arrivano, per mille o centomila sussidi ai lavoratori senza lavoro, il MoVimento accetterebbe di fare un graffio, un affronto, uno strappo, una deroga all’unico valore fondante e “non negoziabile”: l’eliminazione delle “Caste impure, i politici, i giornalisti, i sindacati, i partiti…

E questo valore “non negoziabile” che da Casaleggio a Grillo percorre e pervade tutto il MoVimento per esser raggiunto val bene “altri 4/5 anni più poveri”. Poi, solo poi, saremo “contenti e felici” per aver eliminato le “Caste impure”. A quelle suddette sarà il caso di aggiungere gli economisti che si oppongono alla “decrescita felice”, i medici che non convengono sulla natura taumaturga e guaritrice, i magistrati che non credono al Grande Complotto, i tecnici di ogni professione e disciplina che costruiscono treni, ferrovie veloci, radar, rigasificatori, antenne. Ma questo è il domani. Oggi, qui e adesso c’è una grande, grandissima jacquerie da organizzare e portare a termine. Jacquerie: così venivano chiamate le rivolte dei paesani e contadini (Jacques) che non facevano la rivoluzione (neanche la concepivano una cosa complicata come la rivoluzione). Stavano più sul semplice e l’immediato: davano fuoco al palazzo dove erano custodite le carte dei loro debiti, davano una strapazzata in piazza a signorotti e potenti vari. Un incendio, un fuoco riparatore e ristoratore e una bastonata a chi prima bastonava. Durava qualche giorno, massimo qualche settimana. Poi gli Jacques mollavano perché un anno intero, magari 4/5 da “più poveri” non li reggevano.

La Jacquerie a Cinque Stelle ha basi economiche più solide: il vertice e l’elettorato stanno abbondantemente meglio dei contadini di un paio di secoli fa. Ed ha anche rancore più profondo, quello di chi ha visto lo sperpero e l’imbroglio, l’assalto e lo stupro del denaro e della cosa pubblica. E che ha sofferto intollerabile choc quando ha realizzato di esserne escluso perché erano finiti i soldi e/o non faceva parte della “generazione cavallette” che arraffava. Ma sempre e solo Jacquerie è e rimane. Ai contadini infuriati e affamati non importava nulla dei canali di irrigazione sì o no e delle strade sì o no per trasferire e vendere a miglior prezzo i raccolti, volevano solo e soltanto cancellare i loro debiti e vendicare i soprusi e torti subiti. Ecco, Grillo, Casaleggio, M5S e il loro elettorato vogliono cancellare i loro debiti e vendicarsi dei torti e soprusi subiti. Del resto se ne fregano.

Se ne fregano e rivendicano con orgoglio di fregarsene. E’ pazzesco (la diciamo come Grillo) che gran parte della famiglia delle sinistra italiana, politica, giornalistica, elettorale, dello spettacolo e di ogni ramo confonda, si sogni, immagini, inventi che non di jacquerie si tratta ma di tutt’altro e cioè di un ramo staccato e inconsapevole della sinistra stessa. L’auto inganno a sinistra si produce così. Prima equazione: tutto il nuovo è buono. Quindi Grillo nuovo, cioè buono. Seconda equazione: noi siamo i buoni quindi chiunque sia buono non può che stare prima o poi con noi. Ci credono davvero che Grillo e M5S siano in fondo un Bertinotti e Rifondazione Comunista formato gigante. Proprio non ce la fanno a capire che Grillo e M5S sono altra e diversa cosa da loro. Neanche se lo pongono il problema di cosa siano Grillo e M5S. Sono quelli della “decrescita”. Che forse è la salvezza razionale e forse è il suicidio mistico delle popolazioni ad alto consumi, redditi e diritti sul pianeta. Di certo la “decrescita” è kriptonite, veleno, solvente per il comunismo, il socialismo, la socialdemocrazia, il welfare, la stessa democrazia parlamentare, cioè tutto ciò che nei secoli la sinistra ha prodotto, favorito, contribuito a realizzare.

Un governo Bersani-Grillo o Grillo-Bersani, il sogno dell’intelligenza dell sinistra e di buona parte dell’elettorato Pd/Sel non è che non si fa perché Grillo non vuole. Non si fa perché Grillo e M5S non vogliono governare nulla prima di aver demolito tutto. Lo gridano ogni giorno, a voce sempre più alta che vogliono far la festa ai tacchini prima di apparecchiare la nuova tavola. E i tacchini lì a correre loro appresso e dire: facciamolo insieme. Pazzesco! Come è pazzesco che milioni e milioni di italiani che stanno chiudendo il negozio, che vedono in forse il prossimo stipendio, che attendono i soldi cui hanno diritto per non chiudere l’azienda si affidino con caparbia speranza al partito della “decrescita”, dei “4/5 anni più poveri” e “poi senza dubbio più contenti”.

Dicono che l’altro giorno andando via dal Quirinale l’auto di Grillo, guidata dal fido Walter Vezzoli, abbia “bruciato” quattro semafori rossi e un paio di corsie preferenziali. Sta a vedere che si aprirà dibattito sulla guida “neo arrogante” o sulla guida “di sopravvivenza ai giornalisti inseguitori” (Lady Diana?). Sul “facendo a modo nostro saremo più poveri per i prossimi 4/5 anni, ma senza dubbio più contenti” nessun dibattito, neanche un  fiato. Né nel MoVimento, non nel Pd, men che mai a Sel. Eppure, “facendo a modo di Grillo” sarebbe interessante un referendum qui e adesso: quattro/cinque anni più poveri per essere più contenti, Sì o No? La risposta sarebbe molto “grillina” e cioè: vaffanculo!

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