Mino Fuccillo

Nirvana nostro che sei nei voti, rimettici debiti e pensioni e salvaci dall’Imu

Nirvana nostro che sei nei voti, rimettici debiti e pensioni e salvaci dall'Imu

Mario Monti alla Fiat di Melfi (foto Ansa)

ROMA- Stavolta era un leggio di plastica messo al centro di uno degli enormi corridoi dello stabilimento Fiat di Melfi, mini pedana circolare e asta forse in alluminio, appoggia fogli in plastica trasparente: sono bastati a Mario Monti per sentirli e usarli come una cattedra. Gli viene naturale al Professore il tono pedagogico, educativo, divulgativo. Dalla cattedra in miniatura e in plastica ha impartito lezione “a non ripiombare il paese in uno stato nirvanico”.

Bravo lui, e chi mai sarà Mario Monti per ordinarci di rinunciare al nirvana politico, sociale e anche di opinione e sentimento? E chi ha mai detto che dal nirvana siamo usciti? Solo essendone usciti potremmo correre il rischio o avere l’opportunità di “ripiombarci”. E’ il dito alzato di Monti che rischia di ammonire a vuoto, del nirvana abbiamo gran nostalgia, dal nirvana non ci siam mai staccati e comunque per i prossimi due mesi in Italia sarà tutto un: Nirvana nostro che sei nei voti, rimettici i debiti, le pensioni e salvaci dall’Imu.

Nirvana, quel mondo dove cento vergini attendono ciascuno, maschio s’intende e comunque anche per le donne andrà prevista analoga gratificazione. Nirvana, quel mondo dalle cento e mille e centomila fontane da cui sgorgano acqua, latte e vino. Nirvana, quel mondo dove sogno e realtà si confondono perché l’uno non può essere diverso dall’altra. Nirvana, quel mondo dove celebrano meravigliose, sfarzose ma sterili nozze l’idea di paradiso e il fascino dell’illusione. Ma chi mai di italiano in carne e ossa nel 2012/2013 può vivere, rimpiangere, “ripiombare” in quello che l’algido professore chiama “stato nirvanico”?

San raffaele

Ad esempio quell’italiano che è certo, sicuro, ci giura di vivere in esclusiva mondiale o quasi la tassa sui suoi sudati risparmi trasformati in mattoni, insomma l’Imu sulla prima casa. Quanti sono quelli che dicono la tassazione sulla prima casa essere orrore e sgorbio ai diritti economici naturali dell’essere umano? Tanti, parecchi. Bene, stanno, vengono dal nirvana perché la tassa sulla prima casa c’è praticamente ovunque nel mondo. Anzi sulla prima casa è più alta in media di quanto non sia in Italia, sulla seconda è in Italia che si paga ben più della media, sulla prima no. E come avvolge le menti e i cuori il nirvana, fino a cancellare la memoria: quattro anni fa si pagava l’Ici, il diritto naturale a niente tasse sulla prima casa ha una tradizione storica di ben quattro…anni.

Vivono, vengono dal nirvana quegli italiani, pochi ma relativamente potenti, che si ostinano a raccontarci che con leggi e regolamenti si farà in modo che il ceto politico non si mangi i soldi pubblici. Non c’è legge né regolamento e neanche Tribunale: al ceto politico i soldi pubblici vanno sottratti: la questione non è distinguere se hai pagato una cena politica o una cena privata con i soldi dei contribuenti. La questione è che con i soldi pubblici non devi poter pagare nessuna cena. Hai lo stipendio come politico, il partito ha il rimborso delle spese elettorali. Fine, stop. Non un euro di più.

Vivono però nel nirvana anche quei tantissimi, quasi tutti, che sono sicuri, giurano che il ceto politico mangia da solo i soldi pubblici. Falso, invita a tavola sempre la società, sia quella incivile con cui ruba, sia quella civile che amorevolmente e nella legalità si lascia però imboccare. E vivono quindi nel nirvana quei milioni e milioni e milioni sicuri, ci giurano che i debiti pubblici, fatti anche e soprattutto imboccandosi e imboccandosi, non si pagheranno in realtà mai.

Vivono nel nirvana quelli convinti e speranzosi che il prossimo che governa il paese mantiene la riforma Fornero e quindi in pensione a 66 anni. Però con un po’ di eccezioni, diciamo tutti coloro che oggi hanno 57/58 anni. Si continuerà ad andare in pensione a 66 anni, tranne tutti quelli più o meno che stavano andandoci a 60. Vivono nel nirvana quei milioni e milioni e milioni convinti e sicuri che il triangolo d’oro da riattivare sia consumi, rendita e spesa in deficit. Vivono nel nirvana quelli che pensano il precariato sia una lista infame e scomoda ma che esista almeno e debba essere riconosciuta una “anzianità di precariato” alla fine della quale c’è il posto fisso.

Vivono nel nirvana quelli che pensano si possa avere intelligenza, cultura, competenza e quindi lavoro pagando i docenti, i prof 1.300 euro al mese. E vivono nel nirvana quelli che pensano che bisognerebbe dar loro il doppio dello stipendio ma a tutti uguale, tenendo in cattedra tutti i prof che ci sono e soprattutto tenendosi nel circuito della formazione la sub pedagogia dominante della scuola come luogo dell’esperienza e socializzazione e non della trasmissione del sapere e dello studio.

Vivono nel nirvana quelli che pensano che lo dici al computer e quello assolve, spiega e risolve. Vivono, aspirano al nirvana varie “anime” del paese: quella “grillina”, quella “cgilscuola” tutto d’un fiato, quella del “tutti in galera” tranne l’assessore che mi deve firmare la “carta mia”, quella della Fiom che è una manovra del capitale se la Fiat le macchine non le vende. Quella che cova dentro il Pd, quella dei “giovani turchi” alla Fassina e Orfini che coniano la battuta: “Monti, Montezemolo, Passera, Marchionne…fanno ripensare al governo come comitato d’affari della borghesia”.

All’ingresso del nirvana c’è da tempo un caravan che vende salcicce un po’ andate e souvenir do plastica colorata: è il bazar del Gran Bugiardo. Berlusconi che si fidanza a 76 anni e ce lo viene a raccontare. Berlusconi che chiama a “spezzare le reni alla Merkel”. Berlusconi che narra che tutto tornerà come quando “nei ristoranti e negli aerei e negli hotel non si trovava posto”. Lui, Berlusconi è il vero impresario del circo nirvana, con innumerevoli nani e ballerine.

Ma intorno al nirvana sono accampati gli indignati e i 5Stelle, i sindacati e le corporazioni delle professioni, i No Tutto e i rappresentanti del “territorio”. Tribù diverse, molto diverse tra loro, senza dimenticare arancioni, leghisti e quelli del “io voto la persona” e quelli del “io non voto più” e quelli del “ti do il voto e tu che mi dai”, un intero campionario di tribù tra loro perfino ostili. Ma unite dalla voglia matta che riapra, il nirvana. Maledetto sia chi lo volesse chiudere e se proprio al nirvana si dovesse applicare riforma, l’unica possibile e giusta è quella di chiuderlo alla tribù che mi sta a fianco, sotto o sopra e comunque non è la mia.

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