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Nella storia di Helmut Kohl la differenza fra Germania e Italia. Quando cadde non andò in esilio

Nella storia di Helmut Kohl la differenza fra Germania e Italia. Quando cadde non andò in esilio

Nella storia di Helmut Kohl la differenza fra Germania e Italia. Quando cadde non andò in esilio

Helmut Kohl, cancelliere della Germania unita, è  morto a 87 anni di età. Giuseppe Turani lo ricorda, in questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business.

E’ stato il cancelliere democraticamente eletto che ha governato più a lungo la Germania: dal 1982 al 1998, 16 anni.  La Germania di oggi, primo paese in Europa per potenza, benessere e welfare, è di fatto una sua creatura. Come la stessa signora Merkel, che era sua assistente e che ha preso il suo posto, quando ha dovuto lasciare per uno scandalo di soldi.

Helmut Kohl ha fatto tantissime cose durante i suoi sedici anni, ma due, e soprattutto una, gli hanno riservato un posto nella storia: l’Europa e l’unificazione tedesca.

Sul primo punto sarà sufficiente dire che è stato uno dei più convinti sostenitori (insieme a Mitterand) dell’idea europea. Un grande ruolo ha avuto nel disegnare le famose regole di Maastricht (tanto criticate), che però ancora oggi reggono i rapporti fra i vari Stati e la comunità nel suo insieme.

Il suo capolavoro rimane però la riunificazione tedesca, operazione con la quale la Germania si è assicurata, in un colpo solo, 15 milioni di nuovi cittadini con uguale lingua e di buona cultura.

Quando nel 1989 cade il muro di Berlino e la Germania Est vede il crollo del proprio regime comunista, Kohl avvia subito contatti con Mosca e spiega che la cosa migliore, dopo tanti anni, è lasciare che le due Germanie si rimettano insieme, dando vita a un’unica, grande nazione. Penserà lui a fare in modo che la Germania Est non si trasformi in un vulcano di proteste, ma in un paese ordinato e pacifico.

A Mosca sono alle prese con il crollo del comunismo un po’ ovunque e quindi accettano il suggerimento di Kohl.

Decisa la riunificazione, con il via libera de Cremlino, sorge il problema di che cosa fare dei marchi della Germania Est: si sa che dovranno sparire per far posto ai “veri” marchi, quelli occidentali. Si aprono grandi discussioni (che fra gli specialisti durano ancora oggi). C’è chi suggerisce un cambio con tre marchi est contro uno ovest. Chi dice addirittura quattro. E su questo problema tutto sembra arenarsi. L’economia della germani a Est è un disastro e molti “falchi” a Ovest vogliono che se ne tenga conto.

E’ a questo punto che Kohl, di fronte al sogno quasi impossibile di una Germania finalmente riunificata, ormai a portata di mano, ha un guizzo da grandissimo statista: taglia corto e stabilisce che il cambio sarà 1 a 1. Chi aveva dieci mila marchi est riceverà in cambio dieci mila marchi ovest. Fine delle discussioni e avanti con la riunificazione. E’ un regalo, un atto di straordinaria generosità (che poi Kohl riuscirà comunque a scaricare sull’Europa), ma che gli consentirà di far decollare la riunificazione tedesca praticamente senza alcuna difficoltà.

Ecco perché si dice, e è  vero, che la Germania di oggi è una sua creatura.

Nel 1998, travolto da uno scandalo finanziario, lascia e poco a poco si farà strada la signora Merkel (nata nella Germania Est), che ormai sta governando dal 2011 e che quasi certamente verrà riconfermata per altri cinque anni, nel segno di Kohl (anche se ormai è stato dimenticato). Dopo “il cancelliere”, “la cancelliera”, che forse un giorno sarà anche il primo presidente europeo eletto dai cittadini.

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