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Sottomarino regalo a Israele di Merkel spara bomba atomica

Può sparare bombe atomiche da sotto il mare: è il Rahav, in ebraico Nettuno, il nuovo sottomarino da 2 miliardi dono della Germania a Israele

La foto di di Pino Nicotri

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MILANO – Può sparare la bomba atomica da sotto il mare dove vuole il nuovo “regalo” appena arrivato in Israele si chiama Rahav, traduzione ebraica di Nettuno, il dio dei mari: è il nuovo sottomarino da 2 miliardi di euro in grado di sparare missili con testate nucleari che il Babbo Natale tedesco porta in dono a Israele, in attesa che la Befana statunitense, come avviene dal 1973, confermi il solito regalo annuale di tre miliardi di dollari in armamenti vari.

Questo Nettuno sommergibile impugna però non il classico tridente del dio marino, bensì missili ALCM e Popeye SLCM, indicati dagli Usa come AGM-142 Have Nap e dotati di un raggio di azione di 1.500 chilometri. Nettuno è il quinto dei sei sommergibili di ultima generazione, classe Dolphin, che la Germania si è impegnata a regalare a Israele come ulteriore risarcimento per lo sterminio di ebrei compiuto dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. E come altri due di quei sei sottomarini è in grado di lanciare missili armati con ordigni atomici pesanti fino a 200 chili. Le forze armate di Israele ne hanno diffuso le foto mentre lascia il porto di Kiel diretto verso quello di Haifa. Nettuno, il suo predecessore Coccodrillo (Tanin in ebraico), e il sesto sommergibile ancora in costruzione nei cantieri Howaldtswerke-Deutsche Werfte sono stati progettati in modo da poter restare nascosti in immersione fino a 18 giorni filati.

La cancelliera Angela Merkel ha sempre negato che i sommergibili forniti a Israele siano in grado di sparare missili con bombe atomiche, ma nel 2012 il settimanale Der Spiegel sostenne il contrario basandosi su una serie di dati e informazioni. In quell’occasione Der Spiegel, in una lunga inchiesta dall’inquietante titolo Operazione Sansone, specificò che quei nuovi sommergibili per i lanci utilizzano uno speciale sistema idraulico di nuova concezione e concluse che grazie alla Germania della Merkel Israele dispone di “un arsenale nucleare galleggiante”, oltre che sommerso. Da notare che Israele pur avendo accumulato un arsenale atomico valutato tra i 100 e i 300 ordigni nucleari non è tra i Paesi firmatari del Trattato di Non Proliferazione Nucleare e sulle sue bombe atomiche, prodotte nel deserto del Negev nel complesso di Dimona, costruito dalla Francia dal 1957 al 1964, nel deserto del Negev, mantiene il silenzio più assoluto. Nel libro scritto nel 1992 su come Israele si è procurata la capacità di produrre le atomiche, il giornalista Seymour Hersh, che ha lavorato anche per il New York Times, afferma che a quell’epoca ne possedeva già molte di più di 300: e dal 1992 sono passati 23 anni.

Se lo Spiegel parla di Operazione Sansone, Hersh parla di Opzione Sansone, secondo la quale Israele se si vedesse perduta in una eventuale guerra lancerebbe ovunque nel mondo le sue centinaia di bombe atomiche al grido di “Muoia Sansone con tutti i filistei!”. Scenario impossibile da realizzare se non si possiedono molti ma molti più sottomarini di quelli regalati dalla Germania e se non si possiedono centinaia di missili intercontinentali. È più credibile quanto scrive l’analista militare Ronen Bergman sul quotidiano di Tel Aviv Yedioth Ahronot, che i sommergibili a capacità nucleare servono “solo” per permettere a Israele una risposta devastante anche nel caso venisse colpita per prima da un attacco a base di bombe atomiche.

Intanto però Nettuno e Coccodrillo, affiancati un domani dal  terzo Dolphin, permettono a Israele di esercitare una discreta pressione “politica” tenendo sotto tiro soprattutto la Siria dal Mediterraneo e l’Iran dalla base navale concessa loro dall’Eritrea nell’arcipelago di Dahlak. E navigando nel Golfo Persico e nell’oceano Indiano tengono sotto tiro anche altri Paesi arabi e musulmani fino all’Asia centrale. Secondo il centro di ricerche strategiche Stratfor, la Cia ombra, l’Eritrea per non far torto a nessuno ha concesso l’uso di una base navale anche all’Iran, per l’esattezza nel porto di Assab.


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